Trivelle, caos nel governo. Salvini: “Sì in mezzo al mare”. Pd: “Chi decide, Lega o M5S? Si mettano d’accordo”

 

Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire ‘No’ come quella che sta alla base dell’emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo“.

Lo dichiara Vannia Gava, sottosegretario leghista all’Ambiente.

Una dichiarazione che arriva come un fulmine a ciel sereno, creando un nuovo fronte di discordia tra i due alleati di governo, visto che il M5S, dopo averle autorizzate alla fine del 2018, ha poi deciso di fare retromarcia e di sospenderle qualche giorno fa.

Poco chiaro del resto, all’interno dello stesso Carroccio, l’inversione a U sull’argomento, visto che il suo leader, il vicepremier leghista, il 17 aprile scorso, aveva fatto una campagna per votare “lo stop alle trivelle alla faccia di Renzi“.

Il suo slogan era stato: “Ferma le trivelle, vota sì alla faccia di Renzi. Difendiamo il nostro territorio dal rischio di disastri e incendi. Impediamo a Renzi di svendere i nostri mari a qualche petroliere. Tuteliamo pesca e turismo le nostre vere ricchezze“.

M5S: “Salvini riporti i suoi sulla giusta strada”

Non tarda ad arrivare, infatti, la reazione grillina.

Sono certo che Salvini riporterà i suoi sottosegretari sulla giusta strada sulle trivelle, solo qualche mese fa la Lega era super determinata e in fin dei conti e fermarle significa più lavoro e meno inquinamento“, twitta il sottosegretario M5s agli Esteri, Manlio Di Stefano.

A scanso di equivoci, nel tweet posta la foto del ministro dell’Interno che indossa la maglietta con lo slogan “Stop trivelle“.

Salvini: “Sì trivelle in mezzo al mare”

E la precisazione di Salvini arriva a Porta a Porta: “Trivellare vicino alla costa no – spiega il vicepremier leghista – ma dire di no a ricerche in mezzo al mare per partito preso rimettendo in discussione contratti già fatti non mi sembra molto intelligente.

Noi l’energia la paghiamo molto più cara rispetto agli altri.

Ok alla tutela dell’ambiente, ma non possiamo far finta che il mondo si sia fermato“.

Salvini con la sua dichiarazione ha smentito anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che, commentando la dichiarazione iniziale di Gava, aveva detto che si trattava di una “posizione individuale“.

Il sì alle trivelle è invece la posizione ufficiale della Lega, ribadita dallo stesso vicepremier leghista.

Gava: “Sbagliato bloccare autorizzazioni”

Questo Paese ha bisogno di una vera politica energetica che non può dipendere dall’acquisto dall’estero perché questo oltre a portare costi sulle bollette dei cittadini, ci rende anche estremamente deboli.

Questi insediamenti devono sottostare a precise valutazioni di impatto ambientale che li rendono compatibili con l’ecosistema.

Senza contare che questo comparto imprenditoriale è una eccellenza che genera posti di lavoro“.

Noi – aggiunge l’esponente leghista – non vogliamo cercare motivi per bloccare le aziende e lo sviluppo, ma vogliamo cercare una strada assieme per fare le cose, facendole bene.

Le sfide del futuro non aspettano, il nostro paese deve andare avanti e non indietro“.

Boccia (Pd): “Si mettano d’accordo, chi decide al ministero?”

La sottosegretaria Gava – spiega il deputato dem Franco Boccia – chiede il permesso a Matteo Salvini anche quando deve uscire di casa.

È evidente, a questo punto, che tra lei e il ministro Sergio Costa (in quota M5S) ce n’è uno di troppo nel ministero dell’Ambiente“.

Che ci sia fortissima pressione delle grandi aziende presenti sull’Adriatico e nel Mediterraneo, in particolare americane, è noto a tutti coloro che fanno politica in Italia ed è noto anche ai signori della Lega” aggiunge Boccia.

Pd: “Lega mette dita negli occhi all’alleato”

Se la Lega dice che ‘il Paese deve andare avanti’, a questo punto, lo fa per mettere le dita negli occhi all’altro alleato“, commenta Franco Boccia, aggiungendo: “Gava ha detto una cosa impropria, non è certamente con le autorizzazioni alle trivelle che si risolvono i problemi energetici dell’Italia.

O va via lei, o va via Costa: si mettano d’accordo, e ci facciano capire che decide là dentro“.

Lo scontro e il caos nel governo sulle trivelle

Il 5 gennaio i Verdi avevano svelato che “il ministero dello Sviluppo Economico di Luigi Di Maio ha dato il via libera alle trivelle per la ricerca del petrolio nel mar Ionio“.

La notizia aveva creato un caso nel governo, con la dura presa di posizione del ministero dell’Ambiente.

Da quando sono ministro – aveva fatto sapere il titolare dell’Ambiente, Costa – non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò“.

Il 9 gennaio la retromarcia del Mise con la messa a punto di un emendamento blocca-trivelle al decreto legge Semplificazioni che prevede, per un “termine massimo di tre anni“, la sospensione dei “permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi.”

Bonelli (Verdi): “Cade governo su petrolio?”

Gli esponenti di governo del M5S – dichiara Angelo Bonelli, dei Verdi – pur di uscire dall’imbarazzante situazione in cui si erano messi, da soli con le loro mani e senza l’aiuto di nessuno, annunciano il blocco dei permessi di ricerca degli idrocarburi compresi quelli del mar Ionio, ma non avevamo concordato questo emendamento con il suo alleato di governo: la Lega“.

Attendiamo di leggere l’emendamento e se la Lega lo voterà. Cadrà il governo sulle trivelle?“.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 gennaio 2019 sul sito online del quotidiano “la Repubblica”)

 



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