FAITO: DOPO LO SCEMPIO ARRIVA IL SEQUESTRO

 

Dopo lo scempio, arriva il corpo forestale dei Carabinieri, e mette l’area sotto sequestro, dopo, non prima.

A Napoli c’è il detto: “Santa Chiara aroppo arrubata mettette e porte e fierro” .

Le telecamere non funzionavano. 

Il comandante dei vigili urbani di Vico Equense avrebbe motivato la cosa attribuendo la colpa ai temporali e al sistema di funzionamento wifi delle stesse, saltato per non ben chiari motivi. 
Poi vien fuori che il comune di Vico Equense,  che fino a qualche giorno fa si era tirato fuori, dicendo di ignorare lo scempio e di non saper nulla né aver visto o sentito nulla, per la precisione l’ufficio tecnico diretto dall’arch. Catello Arpino, avrebbe rilasciato una autorizzazione per uno “sfoltimento” delle chiome, mentre il sindaco Andrea Buonocore, non avrebbe saputo niente né delle telecamere non funzionanti, né della detta autorizzazione.

Sarebbe interessante chiedere se l’assessore ai lavori pubblici, Gennaro Cinque, sapeva qualcosa o, poverino, anche lui sarebbe caduto pesantemente dalle nuvole.

Solo per precisione, non risultano perizie agronomiche.

E’ veramente un giochino squallido di palleggiamento delle responsabilità al quale siamo purtroppo da tempo assuefatti.

In mezzo a tutto questo, la figura del presidente dell’Ente Parco: Tristano Ravallese Dello Ioio che ci fa una ben barbina figura, messo lì come una bella statuina, proprio per non dire e non fare niente.

I camion sarebbero venuti da Pimonte e apparterrebbero ad una ditta che esegue questo genere di lavori.

Sarebbe stato molto semplice sapere anche da chi erano stati commissionati questi tagli e perché sono poi stati fatti nel modo in cui abbiamo potuto e ancora possiamo vedere.

Dopo aver raso a suolo, con pesantissime attrezzature avrebbero imbracato alberi colossali, li avrebbero segati e sarebbero scesi per Castellammare.

Anche questo appare essere tutto molto fumoso: possibile che  nessuno avesse visto o denunciato niente?

Eppure c’erano una decina di persone che lavoravano e anche rumorosamente. 

Ora, tentare di risalire dalla ditta, ai responsabili,   sembra che   non sia   possibile da farsi e non se ne comprende il perché.

Vedere adesso l’area dilaniata barbaramente  messa sotto sequestro dalla Regione Carabinieri Forestale Campania, che forse sarebbe  dovuta intervenire prima e non dopo  fa venire solo molta rabbia.

La rabbia legata all’impotenza di un territorio in cui non esiste nessun controllo e nessuna protezione o tutela, alla mercé di delinquenti che avranno sicuramente strumenti molto convincenti di corruzione per arrivare dappertutto. 

Ho sentito, che sempre il Presidente dell’Ente Parco, ora vorrebbe coinvolgere tutte le associazioni, comprese quelle ambientaliste, in una sorta di ecumene a difesa del Faito.

I VAS, già da ora gli rispondono che non si faranno mai usare come coperchio per qualsivoglia operazione del genere.

Corre voce che i rifiuti scaricati qualche tempo fa un po’ dopo il campo Sportivo, saranno interrati e che non sarà fatta nessun tipo di analisi, e che il Presidente Tristano Ravallese dello Ioio invece avrebbe voluto chiamare l’ARPAC. 

Come ho scritto: avrebbe voluto; perché pare solo che sia un pio desiderio, in quanto qualcun altro, provate ad immaginare chi, da Vico avrebbe deciso e tuonato per l’interramento e basta

Allora?

Di cosa vogliamo parlare? 

I VAS ravvisano in tutto questo, un  sistema di connivenze, di silenzi e di complicità molto ma molto pericoloso e, continueranno ad informare i cittadini e tutelare il territorio, ma i VAS, non bastano, come non basta il WWF. 

Speriamo in un intervento della Procura, che non ci restituirà gli alberi, ma per lo meno potrebbe farci conoscere gli esecutori materiali dello scempio, perché i responsabili, a nostro avviso sono tutti nelle istituzioni latitanti.

 

(Articolo di Franco Cuomo, responsabile del Circolo Territoriale di Vico Equense “Giovanni Esposito”, pubblicato con questo titolo il 4 gennaio 2019 sul blog “Cronache da Agharta”)

 

 



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