La guerra all’ambiente di Trump: sì ad amianto, carbone e pesticidi

 

 

Dalla deregulation per i pesticidi alla cancellazione dei limiti imposti alle emissioni delle centrali elettriche, passando dal rilancio della fonte energetica più inquinante, il carbone, Donald Trump ha mostrato tutta la sua avversità a ogni politica di tutela ambientale.

Fino all’accusa choc di voler ridare spazio a una sostanza micidiale come l’amianto.

Convinto di non avere responsabilità planetarie e sentendosi il presidente di quelli che l’hanno eletto, non di tutti gli americani, appena arrivato alla Casa Bianca Trump ha ritirato gli Usa dal patto di Parigi sul riscaldamento globale.

Lui non ci crede.

In compenso ha varato misure destinate ad innalzare ulteriormente la temperatura del pianeta.

Misure ad incremento del riscaldamento globale

Alle centrali elettriche a carbone sono stati tolti i limiti di emissioni di CO2 e pochi giorni fa ha cancellato anche la norma che le obbligava a controllare gli sversamenti in acqua di arsenico e mercurio.

Il risparmio per l’industria è calcolato in 9 miliardi di dollari l’anno.

Lui lo chiama clean coal, e quando da tutto il mondo gli obiettano che il carbone pulito non esiste, lui, replica aggiungendo un aggettivo: beautiful clean coal.

Ha congelato l’obbligo (introdotto dall’amministrazione Obama) per l’industria automobilistica di produrre auto che consumano meno carburante entro il 2025.

Un rapporto del Ntsb, l’authority per i trasporti, per giustificare questo orientamento, sostiene che il minor consumo di carburante dei veicoli darebbe un sollievo pressoché irrilevante al global warming, visto le la temperatura del pianeta è destinata comunque a salire di 4 gradi centigradi.

In sostanza l’ente federale nel respingere una misura di risparmio energetico, afferma che il riscaldamento globale, considerato una burla da Trump, è, invece, una realtà più grave di quanto denunciato dal Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici.

Via le norme a tutela dell’ambiente

L’elenco delle misure di deregulation potenzialmente disastrose per l’ambiente e la salute dell’uomo è impressionate: Trump ha già cancellato i limiti alle emissioni di metano dai pozzi di gas, e ridotto le ispezioni.

Ad allevatori e agricoltori sta togliendo i limiti all’utilizzo di fertilizzanti chimici che poi finiscono nei corsi d’acqua potabile.

Ha eliminato le restrizioni all’uso di pesticidi considerati mortali per le api, e bloccato l’iter per vietare il chlorpyrifos, pericoloso per bambini e contadini. 

Misurare i danni che questi cambiamenti di rotta sono destinati a provocare è difficile, anche perché in alcuni casi i colpi di mano della nuova Amministrazione sono stati fermati dalle corti d’Appello che hanno, ad esempio, reintrodotto i vincoli sul mercurio e sul metano che erano stati appena eliminati.

Intanto, però, Trump è riuscito a ridurre le misure di sicurezza imposte da Obama alle attività minerarie e ha autorizzato l’estrazione di rame e cobalto nella riserva naturale dell’Escalante National Monument in Utah.

Ha eliminato il divieto di importare i trofei di caccia (teste di animali rari e zanne d’avorio).

In totale ha cancellato o congelato 46 norme e ne sta modificando altre 30.

Ritorna l’amianto

Il capitolo che agita di più gli animi è quello dell’amianto, notoriamente causa di malattie mortali come il mesotelioma, tumori polmonari, ovaie e laringe.

Tra i 60 Paesi che hanno messo fuori legge l’amianto, però, non ci sono gli Stati Uniti che si sono limitati a vietarne gli usi più pericolosi, soprattutto nell’industria delle costruzioni.

Da immobiliarista, Donald Trump vent’anni fa ha scritto in uno dei suoi libri, The Art of Comeback, che quella contro l’amianto era una campagna alimentata dalla Mafia per gestirne lo smaltimento.

Secondo lui le Torri gemelle non sarebbero crollate se non fossero state rimosse dal loro interno 400 tonnellate di amianto, resistente al fuoco.

L’estate scorsa l’Epa ancora guidata da Scott Pruitt — un filibustiere scelto da Trump, poi costretto a dimettersi sotto il peso di ben 15 inchieste federali — ha adottato una norma che rende possibili nuovi usi dell’amianto, già oggi responsabile della morte di migliaia di americani ogni anno (almeno 15 mila secondo stime non ufficiali, 4.500 per il Center for Disease Control federale che, però, ha censito solo i casi di mesotelioma).

La Russia brinda

In Russia, che è rimasto l’unico grande produttore di amianto al mondo, hanno accolto la notizia con grande entusiasmo.

Per cercare di commercializzare il minerale «maledetto», ha stampato sui sacchi di Uralsbest la faccia di Trump con sotto la scritta «approvato dal 45esimo presidente degli Stati Uniti».

L’Epa, ora gestita temporaneamente da Andrew Wheeler, sostiene che le nuove norme stabilirebbero solo in modo più chiaro le procedure che devono essere seguite da chiunque voglia usare l’amianto in nuovi campi.

Vietato nelle costruzioni salvo il tetto e alcuni tipi di piastrelle, usato oggi soprattutto per tessuti ignifughi e processi elettrolitici per produrre idrogeno, cloro e soda caustica.

Secondo gli ambientalisti, però, la nuova norma serve ad accantonare le regole di Obama che aveva chiesto all’Epa di valutare la pericolosità di centinaia di sostanze.

La minaccia principale è certamente la decisione dell’authority di escludere dalla sua sorveglianza l’amianto che finisce nelle discariche e quello delle vecchie tubature.

Meno tutele e controlli per i lavoratori

La morale che emerge dal caso di questa sostanza micidiale può essere estesa anche alle altre aree del deterioramento delle politiche ambientali: mentre i cittadini e i consumatori spesso vengono protetti soprattutto dagli interventi della magistratura che bloccano gli effetti più gravi della deregulation, a pagare lo scotto più pesante in termini di vite umane sono i lavoratori impegnati nell’estrazione o nella trasformazione di materiali pericolosi.

Meno tutelati in fabbrica e anche in miniera dove, di recente, sono stati ridotti i controlli di sicurezza da effettuare ogni giorno prima dell’inizio dell’attività estrattiva.

 

(Articolo di Milena Gabanelli e Massimo Gaggi, pubblicato con questo titolo il 9 ottobre 2018 sul sito online Dataroom del Corriere della Sera)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com