Contro le Grandi Navi le foto capolavoro

 

Articolo di Enrico Tantucci pubblicato il 12 luglio 2014 sul quotidiano La Nuova Venezia

Immagine.Foto Gardin

Il Fondo per l’Ambiente Italiano ha preso decisamente a cuore il problema del passaggio delle Grandi Navi per il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca. 

Ieri a Villa Necchi Campiglio, a Milano, è stata inaugurata la mostra fotografica “Mostri a Venezia”, dedicata proprio alle immagini delle grandi navi da crociera che passano di fronte a Piazza San Marco scattate dal grande fotografo Gianni Berengo Gardin.

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Che avrebbe voluto vederle in mostra a Venezia, ma non c’è riuscito: «Attraverso una influente signora veneziana» dice «ho cercato contatti con enti pubblici per poter esporre queste immagini. Per un anno e mezzo ho aspettato un cenno che non è mai arrivato, ricevevo solo rinvii. Si è fatta avanti una galleria privata, ma non era la sede per questo lavoro: è denuncia prima che arte. Forse è un tema che Venezia non vuole sollevare».  

Quali siano questi enti pubblici, il fotografo non lo dice.

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Le ventisette immagini di Berengo Gardin selezionate per la mostra milanese da 300 scatti realizzati a partire dal 2010, ritraggono il quotidiano passaggio delle mastodontiche navi da crociera nel Canale della Giudecca.

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Un segno forte che il Fai intende lanciare in un momento cruciale per le decisioni del Governo sul problema del passaggio delle Grandi Navi all’interno di Venezia e che coincide anche con l’avvio della nuova campagna del Fondo per la scelta dei Luoghi del Cuore, quelli che cioè gli italiani amano maggiormente e che sono invitati a votare, per garantirne la tutela. 

E proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del passaggio delle Grandi Navi da San Marco, il Fai ha da quest’anno inserito tra i nuovi Luoghi del Cuore che potranno essere indicati dai cittadini anche il canale della Giudecca, per sottolineare così la necessità di difendere – attraverso la principale arteria acquea a fianco del Bacino di San Marco – l’integrità di Venezia e la sua immagine, messa a repentaglio per molti proprio dal passaggio delle grandi navi da crociera. 

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Un tema caro anche a Ilaria Borletti Buitoni, già presidente del Fai e ora sottosegretario ai Beni Culturali.  

Una mostra di grande impatto, quella milanese, che intende far riflettere su questi mostri che quotidianamente minacciano Venezia, che con i loro “inchini” fanno tremare più volte al giorno i suoi preziosi monumenti, che con i loro volumi producono onde e correnti sottomarine che logorano le delicate fondamenta della città, e che con i loro motori inquinano l’aria, secondo le denunce dei comitati ambientalisti. 

Le fotografie costituiscono un reportage duro, severo, rigoroso: un lavoro di testimonianza e di denuncia da parte di uno dei più grandi fotografi italiani, Gianni Berengo Gardin che ha vissuto a lungo a Venezia, città di suo padre.

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 Un lavoro che equivale a una presa di posizione netta, che il fotografo sente come un dovere civile: «Sono rimasto sconvolto, quando le ho viste. In effetti, quando passano, non si vede altro. Queste fotografie sono solo una goccia d’acqua nel mare dell’opposizione, ma sono una denuncia civile, una battaglia vera. Non si tratta solo di questione estetica, ma di pericoli reali». 

Gianni Berengo Gardin ha trovato il tempo di scattare queste immagini dopo che, accompagnando la sua mostra antologica a Palazzo dei Tre Oci, alla Giudecca, ha visto e rivisto il passaggio delle grandi navi.

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Si è alzato alle 5 del mattino «per riprenderle quando entrano a catturare la loro preda». 

Nelle foto, ha dato loro tutto lo spazio che si prendono: l’intera visuale. 

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«Non ho usato teleobiettivi per “schiacciare” le distanze, al massimo un 80 millimetri».

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Quello che si vede, dunque, «non è un effetto ottico: la fiancata della nave toglie tutto lo sfondo, diventa la fine dello sguardo di tutte le calli e i campi di riva degli Schiavoni e della Giudecca».

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Tra le tante forme di protesta che accompagnano il passaggio delle Grandi Navi questa, con il silenzio della fotografia, è quella che urla più forte: è il grido delle immagini, e dell’arte. (ha collaborato Silvia Zanardi)

 

   

 



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