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Il Falso Mito dei Sacrifici ovvero la Dissacrazione dei Sancta Sanctorum dell'Economia E-mail

di Antonio D’Acunto (presidente onorario VAS Campania)

 

La interpretazione più usuale del “sacrificium”, parola composita da “sacer”, sacro e “facere” nel senso di rendere – far divenire – trasformare in - è quella del rituale per cui beni, animali, gli stessi esseri umani, cibo, oggetti vengono sottratti alla condizione di profani (ciò che è al di fuori, (pro) del fānum del bosco sacro, del tempio) e fatti sacri cioè consegnati alla sacralità: ciò al fine (indotto) di propiziarsi gli dei, di avere il loro favore in caso di necessità per guai di ogni natura individuali o collettivi, generati dagli stessi dei per non avere ricevuti sacrifici o per gelosia rispetto ad altri dei che invece li hanno ricevuti od anche come azione preventiva per accattivarsi la loro benevolenza per ogni evenienza: i sacrifici dovevano essere graditi e dovevano essere eseguiti da autorevoli ed esperte personalità, magistrati cum imperio, sommi sacerdoti, che non mediavano certo tra volontà degli dei e gli uomini, ma raccontavano agli uomini che cosa volessero gli dei; molti di questi Sommi Sacerdoti erano o divenivano per la devozione con cui effettuavano i sacrifici, ed ottenevano i benefici che ne derivavano, essi stessi semidei. Usualmente trasferivano la loro sacralità, autorità e competenza ai loro diretti discendenti per tempo illimitato. Ciò non avveniva naturalmente nel solo Mondo Romano che ha procreato il termine di sacrificio, ma in moltissime altre Civiltà, in cui appunto vi erano gli dei, i semidei – sommi sacerdoti –autorità e gli Uomini comuni - il Popolo.

Rispetto a quello che avviene oggi nulla appare cambiato: basta mettere i soggetti ed i nomi al posto giusto. Gli Dei sono gli onnipotenti del grande capitale economico e finanziario internazionale: litigano e si scontrano duramente tra di loro come litigavano gli Dei per accrescere il loro potere, cercando di occupare ognuno il posto del sommo Zeus, facendosi anche dispettacci di ogni genere nei “Sancta Sanctorum dei Templi della Finanza” e con operazioni molto poco pulite: ma sono gli Dei, quelli ai quali bisogna fare i sacrifici. I grandi “Esperti dei Sacrifici”, le Autorità del Campo, i Sommi Sacerdoti, Semidei perché essi stessi possessori di immani capitali finanziari, sono i Tecnici della Economia, (sussurriamo qualche nome italiano, Draghi, Tremonti, Monti) che dettano le regole dei sacrifici, impartitegli dagli Dei, e spiegano ed insegnano al Popolo come e perché bisogna fare i sacrifici per gli Dei. I sacrifici sono l’accrescere del debito ambientale verso il Pianeta, verso le future generazioni e la Biodiversità, gli immani rischi nucleari e militari, la sottrazione di inalienabile patrimonio pubblico, di beni, di conquiste e di diritti collettivi e sociali, la diminuzione e la perdita dei valori della Cultura e della Storia, della qualità della vita, della democrazia, della partecipazione.

I Semidei di oggi sono anche cristiani miscredenti: “Sono venuto ad abolire i sacrifici, e se non cesserete i sacrifici, non cesserà su di Voi l’ira di Dio” (Libro di Osea, VI,6) Naturalmente nello spirito e nella cultura pacifista e non violenta che ci anima non desideriamo che su questi miscredenti si scarichi l’ira di Dio ma riteniamo che, restando ancora nel pensiero cristiano, rispetto alla loro politica ed alla loro azione si attui l’insegnamento di S. Agostino nel Civitate Dei: “Vero Sacrificio è ogni opera che ci permette di unirci a Dio in una Santa Comunità e che ha come fine quel bene che ci rende veramente felici.

La felicità collettiva, in senso epicureo o la santa comunità agostiniana, la realizziamo se neghiamo i sacrifici, ci contrapponiamo alla loro religione, e cioè DISsacriamo questi falsi Dei ed i loro sacerdoti, dando al prefisso dis tutta la valenza sia latina di negazione che greca di male, di mancanza qualità, di degrado.”

Partiamo oggi da Monti e dal suo Governo? Sono sotto gli occhi di tutti le immani catastrofi ambientali che colpiscono il Mondo e, anche in questi giorni, l’Italia: le alluvioni, le frane, le esondazioni, i fiumi di fango, le vittime, gli immani danni, dalla Liguria alla Sicilia. Sempre più rari sono i negazionisti del cambiamento climatico quale origine di tale calamità; da oggi, lunedì 28 novembre a sabato 10 dicembre si terrà a Durban, in Sud Africa, la 17° Conferenza Mondiale ONU sul Clima. Non è di una gravità estrema che l’Italia si presenti a tale appuntamento, di fondamentale importanza per il Pianeta, senza che il Capo del Governo e, a parte la formale audizione in Commissione Ambiente del Senato del Ministro dell’Ambiente, l’intero Parlamento abbia discusso la questione ed abbia approvato le proprie scelte sulle quali confrontarsi? Il Presidente del Consiglio o ignora la esistenza stessa della questione e dell’appuntamento e o li ritiene “tecnici” e perciò da delegare direttamente al Ministro dell’Ambiente, senza avere minimamente consapevolezza che la intera economia reale mondiale, la pace, la cooperazione, lo sviluppo sono strettamente legate alle decisioni della Conferenza. La delega in bianco al Ministro Clini, già Direttore generale del Ministero dell’Ambiente, è, poi densa di gravissime preoccupazioni per il Suo ben noto percorso personale rispetto alle questioni dell’Ambiente, alle incredibili prese di posizioni alla ultima Conferenza di Copenhagen con cui equiparava il nucleare alle fonti rinnovabili! ed alle ultime dichiarazioni su Ogm ed ancora sul Nucleare, brillantemente ed efficacemente contestate da Simona Capogna dell’esecutivo nazionale VAS, E’ perciò parimenti grave il silenzio - a parte addirittura qualche dichiarazione a sostegno di Clini - delle forze politiche della ex opposizione a Berlusconi sull’assenza di un documento del Governo e del Parlamento sulla Conferenza di Durban, nonché sulla costituzione della delegazione e del modo della sua realizzazione. Ciò, purtroppo sta avvenendo nella logica della sacralità ed intoccabilità dell’operato di Monti indipendentemente dalle scelte; se prima le gravi vicende personali di Berlusconi facevano da copertura al silenzio sulla moltitudine delle scelte sbagliate, oggi il dogma che copre tutto è l’intoccabilità di Monti, indicato come l’ultima spiaggia per la salvezza dell’Italia!

Passa così sotto silenzio un altro gravissimo attacco alla Costituzione, lo svuotamento dell’Articolo 81, che disciplina le regole del bilancio dello Stato. La nostra Costituzione prevede saggiamente che siano la discussione parlamentare sul bilancio ed il conseguente documento finale il cuore delle scelte politiche, degli obbiettivi da realizzare, in una connessione stretta, unitaria, indissolubile con la scelta delle vie per realizzarne la loro copertura finanziaria: e’ in tale momento che si realizza compiutamente in una democrazia parlamentare il confronto tra gli interessi e le diversità ideali, culturali, sociali rappresentati dai Partiti Politici presenti in Parlamento: se voto missioni di guerra e potenzio gli armamenti, sottraggo risorse all’ambiente, alla cultura, alla scuola, ai disabili, agli ospedali; se voto tasse su stipendi e salari di pensionati e lavoratori a basso reddito, ne chiedo meno e perciò regalo a chi ha molto. La contestualità delle scelte di spesa e delle scelte di entrate è chiarezza politica, trasparenza, certezza.

E la Storia del nostro Paese - fin quando è stata democratica e costituzionale - è sempre stata questa: solo eventi eccezionali ed imponderabili - l’alluvione del Polesine e di Firenze, i terremoti dell’Irpinia, del Friuli, del Belice portavano a manovre eccezionali fuori dalla discussione del bilancio annuale, decise autonomamente dal Parlamento Italiano, senza missioni e condizionamenti dall’estero. Siamo ora all’assurdo per cui non si esaurisce una manovra dell’ordine di grandezza del bilancio dello Stato che già è pronto un nuovo decreto per una manovra sempre dello stesso ordine di grandezza, delle decine di miliardi di Euro. Senza essere Santoni della Economia, o ancor di più senza sapere né leggere né scrivere, che credibilità può avere un soggetto, in questo caso lo Stato Italiano, che opera in tal modo? Monti, come peraltro i suoi predecessori, Berlusconi e Tremonti, superesperti della loro Economia, per il ruolo che svolgono, sicuramente hanno almeno letta la Costituzione; come fanno, se in buona fede, a non comprendere la difformità profonda del loro agire dalla volontà Costituzionale? Io Penso che lo stesso Presidente della Repubblica, garante primo della Costituzione, debba intervenire, fermare qualsiasi altra manovra ed imporre che tutta la Questione Economica del Paese venga riportata alla discussione ed al voto sul Bilancio, dove si capiranno le reali volontà e le scelte di ogni forza politica. Se si vuole rispettare veramente la Costituzione, non vi può essere altra via, anche se dettata dalle potenti banche internazionali o da Sarkozy e dalla Merkel.

Ma la crisi, letta - in contrapposizione ai potentati finanziari ed economici che l’hanno generata e la stanno gestendo - dal versante dei sacrifici e degli interessi generali del Paese, di oggi e del futuro, per poter aprire nuovi percorsi, pone la necessità di dissacrare certezze delle economia nazionale, tabu incontestabili.

Sicuramente il primo riguarda l’Euro* sotto due fondamentali aspetti: il primo come scelta della adesione ad esso come moneta nazionale. In una pesante subalternità politica, economica a Germania e a Francia, in una Europa inesistente come realtà istituzionale e di pari dignità tra i suoi Stati, che interesse ha il nostro Paese ad agire al suo interno e verso l’estero con tale moneta con tutti i vincoli che ne derivano: una moneta nazionale accompagnata da una forte politica ecologista di tutela e valorizzazione delle risorse interne, a partire dalla energia solare e dalla materia da riciclare, non genererebbe miseria o collasso economico ma creerebbe potenzialità grandi su produzioni ecocompatibile, su spesa sociale, su lavoro; in un corretto, intenso rapporto alla pari di scambio e di solidarietà e di comuni interessi con il Resto del Mondo ne potrebbero certo guadagnare la Bilancia dei Pagamenti ed il Debito Estero.

Il secondo aspetto riguarda il Soggetto che emette la Moneta. Il nodo del cosiddetto Debito Pubblico sta in questo innaturale ribaltamento dei ruoli tra chi decide (dovrebbe decidere) la politica, anche quella economica e di conseguenza quella monetaria, che in una democrazia dovrebbe naturalmente appartenere alla Collettività e cioè allo Stato e chi, anche in un Paese ad economia di mercato, ne può costituire un esecutore, cioè le banche ed ogni sistema similare. In una logica di interesse generale della Collettività, come si giustifica l’assurdo che la “Banca” emette moneta e che lo Stato acquista la moneta, pagando con complessi intrecci e meccanismi finanziari, ossia pesantissime speculazioni, interessi da usurai? Se lo Stato emette moneta, mai lo Stato può essere debitore con se stesso e cioè è inesistente la stessa identità, l’essere stesso di “debito pubblico”.

Gravissima, pesantemente contraria agli interessi della collettività e tutta a favore di quelli privati e dei grandi gruppi finanziari sarebbe l’approvazione della Modifica Costituzionale agli articoli 53, 81, 119 e 123 con la introduzione del titolo I – bis della parte seconda della Costituzione, in materia di equità tra le generazioni e di stabilità di bilancio, in discussione anzi in fase di votazione alla Camera: si è proprio con questa definizione di interesse per le future generazioni che il governo Berlusconi ha attivato il percorso del progressivo annientamento del peso e della funzione del bilancio dello Stato!! Tutto, di ogni natura, sociale, educativo, assistenziale, di “tutela dell’ambiente e dei beni culturali”, anche di sicurezza lo si farà sempre più con il privato; il pubblico può anche scomparire! Al contrario la emissione di moneta da parte diretta della Stato, con la inesistenza del debito pubblico verso l’esterno, consente di programmare uno squilibrio tra entrate ed uscite funzionale alle cose in più che - in una nuova compatibilità di risorse e vincoli - lo Stato, e ciò che di pubblico e privato agisce in sintonia con Esso, può realizzare quale reale costruzione di Ricchezza vera del Paese di oggi e delle future generazioni.

Partendo proprio da questa ultima considerazione occorre perciò dissacrare il tabù fondamentale del PIL come indicatore della Ricchezza del Paese ed introdurre i nuovi indicatori di una Economia che nasce dalla Ecologia; nell’Editoriale sul Sito VAS** quale specifico contributo indicai un decalogo che mi sembra giusto riproporre:

1- la Sostenibilità Energetica e della Materia nella produzione dei beni materiali e di consumo, con il crescente, fino al totale impiego del Sole, del rinnovabile e del riciclo della materia;

2 - la Tutela della Biodiversità Animale, Vegetale e del Volto del Pianeta;

3- la Tutela e la Preservazione integrale da inquinamento dei Beni Comuni, Acqua , Aria , Etere;

4 - La tutela della Storia e della Cultura Umana e dei Beni da Essa prodotta;

5 - il Diritto di ciascuna Persona Umana a realizzarsi con il Lavoro e perciò la Politica per la Piena Occupazione;

6 - la Produzione ed il Lavoro quali arricchimento dei Valori dell’Uomo e del Pianeta;

7 - l’Agricoltura e l’Alimentazione nella Naturalità e nella Rinnovabilità;

8 - la Salute quale Diritto inalienabile di tutti i cittadini al livello massimo consentito dalle conoscenze di oggi;

9) il Diritto alla Scuola, alla crescita Culturale, alla Università ed alla Ricerca scientifica , Umanistica e Tecnologica;

10) la Solidarietà

Non sono naturalmente Comandamenti, ma necessari contenuti per un radicale cambiamento del Mondo al mondo, profondamente ingiusto ed insostenibile, costruito nei Sancta Sanctorum dei Templi del Potere finanziario, economico e politico di oggi.

 

Napoli, 28 novembre 2011

 

VAS O.N.L.U.S.
Via Flaminia, 53 - 00196 – Roma

Segreteria
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