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L’Estetica e la Città: la sfida di Bagnoli E-mail

di Antonio D’Acunto*

 

 

Ancora al principio della seconda metà del Settecento, al di là, verso nord-ovest, della collina di Pizzofalcone, sito della antica Palepoli, amplissima era l’area libera vicina al mare della piana di Chiaia: incomparabile la sua bellezza che spaziava dalla collina tutta verdeggiante di Posillipo, a Castel dell’Ovo, sull’isolotto di Megaride con lo scenario di fondo di Capri e del Vesuvio: immani gli interessi per la sua “valorizzazione edilizia” con la urbanizzazione della Città che si sviluppava in tale nuova direzione.

Ferdinando IV di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia – siamo nella fase riformista del Regno, prima della Rivoluzzione del 99 - scelse la “bellezza” per la sua Città e vi realizzò la Villa Reale - la Tugliera - la Villa Nazionale della Unità d’Italia, poi divenuta l’incommensurabile gioiello, culturale, paesaggistico, ambientale, sociale della Napoli di Oggi, la Villa Comunale. Se Ferdinando IV avesse fatta la scelta di una bella speculazione edilizia, questo gioiello, divenuto - non lo era alla sua inaugurazione del 1780 - bene comune della collettività e della città, oggi non esisterebbe.

A partire dalla fine del secolo scorso, al di là, ancora verso Nord Ovest, ma stavolta della collina di Posillipo, amplissima è l’area della piana di Bagnoli, vicina al mare, libera e di proprietà pubblica; incomparabile è la sua bellezza con uno scenario naturale (oggi, non sappiamo domani) di infinita bellezza che spazia dal Capo del mitico Miseno, alla antica Puteoli, per affacciarsi sul romantico capo di Posillipo e sull’isola – cratere vulcanico a mare - di Nisida per chiudersi ancora su Capri ed il Vesuvio; e naturalmente oltre ogni inimmaginabile limite sono gli interessi per la sua valorizzazione edilizia ovvero del suo grande saccheggio.

Due scenari totalmente simili per la immensa ricaduta sulla bellezza, sulla qualità, sul valore sociale economico, produttivo di ricchezza e di bene comune della città che però sembrano avere cammini opposti.

Pur essendoci anche al suo tempo notai ed avvocati, Ferdinando IV chiamò due massimi Geni della Cultura urbanistica, architettonica e paesaggistica del tempo, l’architetto Carlo Vanvitelli ed il giardiniere Felice Abbate perché attuassero al più alto livello possibile la sua scelta politica ed in due anni, 1778- 1780, l’Opera fu realizzata.

Per Bagnoli si sta invece operando nella direzione di Società appositamente costruita per la “trasformazione urbana” e per la vendita dei suoli, la Bagnoli Futura, con direzione…legale e notarile per le scelte e la progettualità per il futuro della meravigliosa area.

Solo vivendola, conoscendola o visitandola si può difatti capire quanto anche la più suggestiva delle sue possibili descrizioni sia lontana dalla potenziale realtà di bellezza e di fascino di essa.

Il dato politico di fondo che purtroppo le stesse ricchissime presenze culturali ed ecologiste della Città non riescono a fare emergere ed affermare è proprio questo: l’area liberatasi di Bagnoli può divenire una delle meraviglie della città, creatrice e portatrice di eccezionali significati culturali, sociali, ambientali, produttivi; lo può divenire per la irripetibile posizione, per la grandissima estensione, per essere già patrimonio pubblico.

E’ evidente che tale scelta richiama come premessa fondamentale due condizioni: la cancellazione degli elementi deturpanti e di degrado - dalla enorme colmata a mare ai pontili, all’inquinamento del suolo e del mare - e la conservazione della identità unitaria dell’area. Ciò significa da una parte, sul mare, il restauro della naturalizzazione per e lungo la linea di costa, in una continuità di bellezza e di valori fino all’isola di Nisida ed alle prime scogliere puteolane e dall’altra la protezione integrale “da ogni aggressione di cemento” della intera area compresa tra la linea di costa e la circuitazione delimitante l’area dall’attuale abitato. Ovvero nessuno scatolone di cemento, pubblico o privato, può trovare spazio dentro a tale area, ma ogni quanto viene introdotto, anche di edificato,deve richiamare la coerenza, l’essere in simbiosi con la identità estetica di essa: cioè una identità che si affaccia sulla bellezza infinita della Natura e che allo stesso tempo la esalta perché essa stessa è scena di bellezza: una identità che è perciò tutta bene comune, dal recupero della spiaggia e della libera balneazione alla tutela dell’archeologia industriale, dal termalismo alle emergenze vulcaniche dal nuovo moderno da introdurre al disegno ed alla realizzazione di una infinità di spazi delle luci e dei colori della Biodiversità della Natura del Cuore del Mediterraneo sì da far pensare di denominare questa identità estetica: il Giardino del Mediterraneo.

 

A parte la pesantissima forzatura che fu fatta introducendo quella che chiamammo la “teoria dello scorporo”- secondo la quale per rendere “ambientalisti” i parametri urbanistici per il calcolo del verde e dei servizi si esclusero, cioè si scorporarono dal già costruito tutti gli abnormi insediamenti della zona occidentale di Napoli (Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo, Pianura cioè circa mezzo milione di abitanti) - la Variante Urbanistica della Zona Occidentale degli anni novanta, quella attualmente vigente fu concettualmente e culturalmente estranea a questa visione di identità estetica di incommensurabile bellezza da restaurare e tutelare come bene comune. Gli ultimi giorni della Giunta del Sindaco Iervolino hanno apportato poi un’ulteriore pesante aggressione alla sua unitarietà e spazialità, sotto consiglio e pressione della Società di Trasformazione, la Bagnoli Futura, al fine di superare ogni ostacolo per svendere i suoli a palazzinari e risanare l’immane debito accumulato, 339 milioni di euro, che se spesi bene avrebbero portato già oggi ad una significativa attuazione del Giardino del Mediterraneo.

La Fortuna, profondamente innamorata della bellezza del sito, ha finora attentamente vigilato ed ha fecondato la incapacità di fondo delle Amministrazioni di Bassolino e della Iervolino a far si ché si realizzasse la grande aggressione del cemento e la stessa vendita dei primi lotti di suoli; ma anche gli Dei e le Dee hanno bisogno di riposo e non possiamo sempre avvalerci della loro magicità. Oggi il Sindaco di Napoli, De Magistris, ha dalla sua parte l’efficienza ed il decisionismo e sicuramente scelte decisive avverranno per Bagnoli. La scelta di far svolgere con base proprio nell’area di massima valenza ambientale le pre-regate di Coppa America – in gergo calcistico, una partita di precampionato funzionalmente montata come finale di Coppa dei Campioni - è un segnale bruttissimo della reale intenzione che si ha per il futuro dell’area. Verranno realizzate opere dall’impatto pesantissimo: una movimentazione di almeno 20 mila metri cubi di cemento, occupazione del litorale con villaggi (rimovibili), strade, parcheggi, pontili galleggianti, attenuatori di onde, ormeggi. Nelle dichiarazioni ufficiali si afferma che sono fatte per essere disfatte subito dopo l’evento delle regate, ma è difficile a crederci. Se fosse anche così si tratterebbe di un immane spreco di pubbliche risorse e di danno enorme all’ambiente per lo smaltimento del costruito quale rifiuto. Le pre-regate, proprio per la portata che hanno, si potevano senza problema alcuno realizzare in altro sito del litorale napoletano ed utilizzare appunto le risorse pubbliche che verranno spese, non note, ma presumibilmente intorno ai 40 milioni di euro, per arricchire e valorizzare le preesistenze. L’averle volute fare forzatamente nell’area del possibile Giardino Mediterraneo crea le premesse, o meglio lo stato di fatto, di tutta altra scelta.

In una Società economicista, consumista di natura, di significati, di valori, la Estetica della Città è Pensiero Alieno: alla Estetica si guarda come se fosse estranea, quasi in contrasto con gli interessi ed i bisogni della gente comune, dei cittadini: nel migliore dei casi si concede un pizzico di giardino, di verde, dove essere fuori dal traffico, dai rumori, dalle automobili. I palazzinari, i distruttori anche ideologici del bello esistente o potenziale, sì tutto il Mondo che intende saccheggiare per soldi luoghi come Bagnoli, il loro bello lo hanno a disposizione altrove quando lo vogliono; per i cittadini comuni il bello è quello della propria città. Per la nostra Società l’Estetica della Città è tutta nel passato, che spesso è solo remoto e difficilmente si riscontra in storia recente. Ed è già naturalmente, di infinita importanza salvare questi valori.

L’arricchimento del bello, la creazione della Città estetica è creazione contestuale di Lavoro - quello vero, positivo per la Società e non per gruppi di affari - e di ricchezza comune per l’oggi e per il futuro: Pericle, il “circondato dalla gloria” ha in eterno tale nome per la democrazia che costruì ma anche per gli immensi valori di bellezza che diede alla sua città, Atene. Pericle non era un Elitario ma un “Populista” (nel senso più positivo del termine) e la sua scelta di Atene, Città Estetica, era condivisa, amata, richiesta dal Popolo. E naturalmente ciò vale per tutte quelle esperienze di governo che hanno agito per fare della propria Città, oltre ad un luogo di solidarietà, di democrazia e di partecipazione, un luogo di bellezza e di cultura.

Occorre in generale recuperare nel dibattito, non solo ovviamente urbanistico, il valore di Città Estetica e della sua realizzazione: naturalmente nella ispirazione della modernità e dell’attualità ecologica - quale necessità - culturale, sociale, produttiva dell’oggi – non possiamo certo pensare all’Acropoli o alle forme dei contenuti medicei di Firenze- ma sulla Idea Universale della Estetica che ha fatto Belle ed in tal senso sempre Contemporanee tante Città.

Per Napoli, Bagnoli è l’ultima irripetibile occasione di realizzare sulla costa, vicino al mare, una realtà di tale eccezionale valenza estetica: perderla sarebbe una iattura senza limiti.

 


*Presidente Onorario VAS Campania

 

Napoli, 5 Marzo 2011

 

 

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