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QUANDO SI DICE LA SFORTUNA E-mail

di Giorgio Nebbia ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Vi ricordate quando il governo Berlusconi decise il ritorno dell'Italia nel mondo felice del nucleare, cancellando così gli effetti dello sconsiderato referendum del 1987 che ci aveva tagliati fuori dal progresso e dalla civiltà moderna ? Era il maggio 2008 e il governo si impegnò subito a emanare leggi e decreti che avrebbero aperto le porte alla costruzione di quattro, o anche più, centrali nucleari del tipo francese Areva, ma senza escludere le simili centrali americane Westinghouse, tanto per poter essere sempre all'avanguardia. 

Fondamentale è stata "la novantanove", cioè la legge n. 99 del 23 luglio 2009, la quale stabiliva come avrebbero dovuto essere scelti, con altri opportuni decreti i luoghi per la localizzazioni sia delle centrali sia di quei maledetti mucchi di scorie radioattive che sono da anni in giro fra Saluggia, Casaccia, Rotondella, eccetera. Il governo, cui stava naturalmente molto a cuore la sicurezza dei cittadini italiani, con l'articolo 29 della stessa legge stabilì, per sovraintendere al buon funzionamento dell'impresa, l'istituzione di una "Agenzia per la sicurezza nucleare". 

Nell'aprile 2010 ne è stato approvato lo statuto e nell'agosto 2010 sono stati fissati i criteri per la nomina dei cinque componenti. Nel novembre sono stati nominati come presidente il prof. Umberto Veronesi, studioso di indiscussa autorità scientifica e grande prestigio personale, Senatore della Repubblica, e gli altri quattro componenti; un po' di sfortuna aleggiava già perché uno dei componenti è stato ricusato dalla Camera dei Deputati; niente di male fra il gennaio e il febbraio 2011 è stato nominato anche il quinto componente e l'Agenzia risultava così completa.

C'era qualche segno di sventura nell'aria, ma il governo non se ne preoccupava gran che. Nel marzo 2010 una congrega di malmostosi aveva depositato una richiesta di referendum abrogativo degli articoli "nucleari" della legge 99; la raccolta delle firme era stata completata e il 29 luglio 2010 la domanda di referendum era stata depositata in Cassazione. C'era sempre la speranza che ci fosse qualcosa di irregolare, ma purtroppo la Cassazione ha riconosciuto che la domanda era legittima e addirittura è stata fissata la data del referendum per il 12 e 13 giugno 2011. Il pericolo del successo del referendum avrebbe potuto essere sventato facendo mancare il quorum o facendo prevalere, mal che andasse, il voto dei "no" all'abrogazione delle norme nucleari; a questo fine il governo e la potente lobby delle centrali hanno avviato una ben orchestrata propaganda filonucleare usando tutti i mezzi di comunicazione con le solite "convincenti" argomentazioni: l'energia nucleare è necessaria per far diminuire il prezzo dell'elettricità per le famiglie e le imprese; le centrali nucleari sono sicurissime; per la sistemazione delle scorie radioattive, che sono poi "pochissime", le soluzioni sono a portata di mano.

Tranquillo il governo è andato avanti a legiferare, e altre norme di attuazione dell'avventura nucleare sono state predisposte e addirittura emanate il 23 marzo 2011. Pochi giorni prima, però, quando si dice la sfortuna, il 13 marzo, il sogno nucleare è svanito col terremoto e lo tsunami in Giappone e con la conseguente catastrofe ai reattori nucleari di Fukushima. Improvvisamente il mondo, e anche l'opinione pubblica italiana, hanno scoperto che le centrali non solo non sono sicure, ma quando succede una catastrofe --- e quella di Fukushima era la terza dopo quella di Three Mile Island (1979) e di Chernobyl (1986) --- gli effetti sono devastanti.

Il governo si rese conto che, se non si fosse provveduto in tutta fretta, la valanga di "no" sul nucleare, il successivo 12 giugno, si sarebbe tradotta in una dura sconfitta per tutta intera la politica, non solo energetica, governativa. Bisognava impedire lo svolgimento del referendum: in tutta fretta il 31 marzo, mentre i ruderi della centrale di Fukushima continuavano a fumare e a gettare radioattività nell'ambiente, fu emanato un decreto legge che in un primo tempo stabiliva una sospensione dei programmi nucleari, modificato poi, pensandoci bene, con l'abrogazione di tutte le norme la cui abrogazione era oggetto del referendum. Una astuta, ma improvvida operazione, andata male anche quella perché la Corte Costituzionale, proprio pochi giorni prima del referendum, ha stabilito che il decreto non impediva lo svolgimento del referendum stesso che si è svolto e ha ricevuto una valanga di "no", finalmente ancora no al nucleare in Italia, con grave scorno del governo e della lobby filonucleare. 

Restava in vigore l'Agenzia per la sicurezza nucleare i cui fini venivano ridimensionati dal referendum; niente più assistenza ai programmi di costruzione delle centrali, morte prima di nascere, ma compiti di controllo sulla sistemazione delle scorie radioattive, un problema irrisolto da decenni.

Ai primi di settembre 2011 il presidente dell'Agenzia ha mandato una lettera di dimissioni dichiarando, secondo quanto riferito dai giornali, "non voglio certo occuparmi solo di scorie". Peccato, perché proprio un medico, una autorità degli effetti delle radiazioni sulla salute umana e sui tumori come lui, avrebbe adesso un'occasione per impiegare tutta la sua competenza nel più grande compito che resta alla società contemporanea, la messa in sicurezza delle code avvelenate delle attività nucleari, in Italia e nel mondo. Proprio una buona Agenzia sulla sicurezza nucleare, messe da parte le illusioni delle centrali, potrebbe suggerire corrette azioni per la sepoltura per secoli e millenni delle scorie, evitando che questo e i futuri governi facciano ridicole proposte come quelle del 1983 di creare un deposito di scorie in fondo a un pozzo in un giacimento di sale in Basilicata, una proposta che il governo dovette rimangiarsi in tutta fretta.

Di roba da sistemare ce n'è tanta: i materiali radioattivi italiani oggi in condizioni insoddisfacenti di sicurezza sono costituiti da circa 70.000 metri cubi di rifiuti di "seconda categoria", contenenti nuclei radioattivi che devono essere isolati dalle acque e da qualsiasi contatto con essere viventi per almeno 10 o 15 mila anni, con una attività complessiva di oltre 10.000 curie (la radioattività di un curie corrisponde a quella emanata da un grammo di radio puro). Poi ci sono i rifiuti di "terza categoria" contenenti nuclei radioattivi che devono essere sepolti e isolati per almeno 150.000 anni: circa 8.600 metri cubi con una attività di circa 190.000 curie. In Italia ci sono 200.000 chili di uranio arricchito e 1700 chili di plutonio; dopo 100.000 anni il plutonio, uno degli elementi presenti nel "combustibile" nucleare irraggiato, emette ancora il 10 % della radioattività che aveva quando è stato estratto da un reattore. Si tratta di materiali miscelati con altri, di difficile separazione, ma che potrebbero rappresentare una tentazione per chi volesse realizzare armi di distruzione di massa, per atti terroristici, ricatti, eccetera.

Dove metterle ? Una risposta non sono riusciti a trovarla né gli Stati Uniti né la Germania, che pure hanno nel sottosuolo rocce e giacimenti geologicamente sicuri; i residui radioattivi, infatti, devono essere sepolti, per decine o centinaia di secoli in zone sotterranee costituite da rocce geologicamente stabili, non esposte a terremoti, senza circolazione di acqua e senza nessun possibile contatto con esseri viventi, in condizioni da poter continuamente ventilare il calore che si forma dal decadimento radioattivo, continuamente vigilate dalla popolazione locale per evitare attentati o azioni violente tali da far fuoriuscire le scorie dai depositi.

Si fa presto a dire "diecimila anni", cento secoli, il doppio del tempo che ci separa dai Faraoni, cinque volte il tempo che ci separa dall'impero romano. Come sarà possibile avvertire le popolazioni che si succederanno nel territorio che devono vigilare perché nessuno entri dei depositi o scavi nei dintorni, perché il calore di decadimento non si accumuli nei depositi ?

Nel 1984, su incarico dell'agenzia atomica americana, un noto studioso di semiologia (la scienza dei modi e dei mezzi con cui comunicare), Thomas Sebeok, scrisse una relazione intitolata: "Perché e come comunicare con quelli che vivranno fra diecimila anni". Con quali caratteri e lingue e su quali supporti fisici sarà possibile mettere un avviso, all'ingresso dei depositi di scorie: "Attenzione: non avvicinatevi". Chi dovrebbe tramandare la leggibilità e il significato del messaggio ? Sebeok suggerì che forse occorrerebbe creare una "casta sacerdotale atomica", in grado e col compito di tramandare, nel corso delle 300 generazioni che si susseguirebbero nei diecimila anni considerati, la lingua e il significato di quell'avviso apposto sul cimitero dei rifiuti radioattivi.

Come si vede l'Agenzia per la sicurezza nucleare avrebbe di fronte compiti giganteschi, dovrebbe mobilitare centinaia di fisici, ingegneri, geologi, chimici per decenni, dovrebbe essere in grado di spiegare alla popolazione italiana che cosa sta facendo, i propri successi, i problemi irrisolti. A condizione che presidenti e commissari si cavino definitivamente dalla testa di funzionare come propagandisti di centrali nucleari che non si faranno, con buona pace di quel sottosegretario che ha detto che "l'Agenzia porterà avanti la ricerca sulla tecnologia nucleare". Sulla tecnologia nucleare, signori, si è chiuso
 

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