di Antonio D’Acunto, Presidente Onorario VAS Campania
La bella, appassionata ed importante elezione di De Magistris a Sindaco di Napoli ha aperto una fase nuova di fondamentale importanza per il futuro della città: profondamente sbagliato sarebbe “addormentare” la riflessione sul successo ottenuto ed attendere quello che accadrà, auspicando solo che esso sia positivo. Ciò vale soprattutto per tutta una vasta area sociale, cui chi scrive appartiene, che in maniera convinta (ancor di più lo è oggi) ha sostenuto con forte e diretto impegno, alla luce del Sole, la candidatura del Sindaco; errore gravissimo sarebbe cioè estinguere tale spinta propulsiva che è stata capace di sovvertire ogni previsione, sia nel confronto nel sedicente Centro Sinistra sia in una più che scontata vittoria del Centro e del Centro-Destra ancora nel febbraio scorso, a pochi mesi cioè dalle elezioni. Nella chiarezza che le forze del vecchio sistema di potere sicuramente non aiutano l’opera innovatrice di De Magistris e che oggi sul piano generale occorre sostenere fino in fondo il nuovo Sindaco, se si dovessero ridurre a “teorie del complotto” e ad “interventi organici” della camorra ogni difficoltà e limite della nuova amministrazione comunale ad affrontare e a dare risposta agli immani problemi che la Città ha, si depotenzierebbe proprio la forza innovativa, il sistema sociale, culturale, politico espressosi vittoriosamente nei mesi scorsi. Chi riflette attentamente su Napoli a partire dal 93, ha la piena consapevolezza che ciò avvenne proprio subito dopo la vittoria di Bassolino, con quella che sembrava essere una inversione radicale rispetto a decenni di malgoverno DC e del Centro Sinistra a guida Socialista. Da vincitore che detta le regole della storia, piccola o grande che sia, egli oscurò completamente ciò che era avvenuto nella primavera del 93 (le elezioni si tennero a novembre): fu oscurato, sicché ben scarsa ne resta oggi la memoria, il grandioso movimento culturale, democratico, ecologista, moralizzatore, che portò alla occupazione per quasi due settimane del Maschio Angioino, la sede istituzionale del Comune di Napoli, liberata solo dopo le dimissioni della ultima Giunta a guida Dc e lo scioglimento del Consiglio Comunale. Per scelta strategica del Sindaco, che intese liberarsi di ogni condizionamento e critica, e per i suoi intrinseci grandi limiti, il movimento e le sue istanze scomparvero dopo la vittoria di Bassolino e vi fu un crollo vero della democrazia e della partecipazione: anzi chi osava criticare scelte che poi si sono dimostrate totalmente sbagliate o a volte disastrose come quella dei rifiuti veniva isolato e apostrofato con i peggiori termini, con le conseguenze politiche che tutti sappiamo. A sinistra si postulava il teorema di Bertinotti “Napoli nuovo laboratorio della sinistra”: i verdi stavano completamente appiattiti sulle posizioni di Bassolino, cercando ed occupando piccoli spazi di potere ed il mantenimento di uno zoccolo che consentisse la legittimità di sedersi ai tavoli partitici delle trattative e garantirsi l’eletto del segretario o portavoce. Ma, ciò sicuramente non lo è per De Magistris; dobbiamo perciò partire dall’esplodere positivo nella trascorsa Primavera, di due momenti esaltanti delle Città, che si sono incontrati e sinergizzati : il nuovo governo della Città dopo una storia infinita di malgoverno e decadenza che parte molto prima del 93 di Bassolino, ed il manifestarsi con grande forza della esistenza di una “Città reale, democratica, ecologista, pacifista e solidale”, per riprendere una formulazione da me data in un editoriale su Verde, Ambiente e Società del febbraio scorso. Questi due momenti non possono fondersi, ma devono continuare a vivere ed accrescersi in ricchezza di contenuti e qualità se si vuole che la Città cammini nella direzione della Rinascita, della democrazia, della partecipazione. Sicuramente di grandissima rilevanza è ogni iniziativa di “ascolto”, da parte dell’Amministrazione delle diverse realtà associative, dei comitati, di movimenti, soprattutto se a tale ascolto seguono scelte coerenti con rotture vere rispetto al passato e il tutto non si riduce a confuso sfogatoio, mantenendo la sostanza di decisioni già prese indipendentemente dalle cose che vengono o sono state molte volte già dette : ad oggi, a segnali molto positivi - dall’impegno nel discorso inaugurale del Consiglio Comunale a sostenere la legge popolare ed i suoi contenuti sul Solare alla attivazione di concrete iniziative contro la presenza di navi nucleari nel golfo di Napoli, dall’annuncio di un percorso per la pedonalizzazione del centro storico di Napoli al no all’inceneritore nell’area orientale – fanno riscontro altri che creano sicuramente perplessità: dalle scelte della nuova (con tanto di vecchio) Amministrazione dell’ASIA (l’Azienda della gestione dei rifiuti), al Forum delle Culture 2013, un evento fortemente criticato in campagna elettorale per le finalità, per la gestione, per il rischio di pesanti interventi territoriali, al mantenimento del vecchio pacchetto di interventi sul centro Storico, con la prevalente presenza delle Associazioni dei costruttori. Ma naturalmente siamo davanti a segnali, sia pure rilevanti nel positivo e nel negativo ed attendiamo le scelte di fondo, che siamo certi saranno coerenti con il programma con cui il Sindaco ha vinto le elezioni. Questo però già ci dice come sia fondamentale, anche proprio nell’interesse della realizzazione di tale programma - ed oggi, “per la natura delle cose, direbbe Lucrezio” soggetto a spinte ed interessi opposti, a mediazioni politiche, a compromissioni di diversa natura - , mantenere alta l’autonomia, la presenza e la iniziativa della predetta città reale.
E’ in sé di grande valenza ed innovazione politica, la scelta del Sindaco e della sua maggioranza di sostenere nella sua totale autonomia la presenza e la espansione di tale città, sì da farla divenire sempre più maggioranza, forza trainante della Rinascita. Io vedo almeno tre linee di azione per conseguire tali finalità. La prima è tutta politico-istituzionale: rimuovere il profondo, consolidato, conservatorismo del potere della Giunta e del Consiglio Comunale, e trasferire funzioni decisive e grandi risorse finanziarie alle Municipalità sì da farle divenire veri Municipi, Città nella Città: da una parte è impensabile perché impossibile governare bene una città della dimensione di Napoli, con un milione di abitanti e con la infinità di problemi che ha, da Palazzo S. Giacomo; dall’altra è allo stesso tempo impensabile perché impossibile pensare ad una democrazia partecipata quando il riferimento è così “generico” e lontano: si può operare per occasioni, episodi, fatti simbolici ma non certo in una continuità di rapporti, di confronti, di risposte. Dai rifiuti al verde, dalla mobilità, anche pedonale, alla manutenzione del territorio, dalla gestione del patrimonio, anche culturale ai servizi sociali, tutto deve essere decentrato sicché l’interlocuzione con ogni realtà democratica di base, associazione o comitato territoriale è diretta ed immediata. Al Sindaco ed alla Giunta resta meno potere di gestione, ma molto più grande spazio per le grandi azioni coordinatrici dell’insieme delle scelte territoriali, per i piani complessivi territoriali e settoriali, per attivare relazioni di grande respiro, per attrarre risorse ed interessi coerenti con le scelte generali di programma. Ogni iniziativa, anche la più sincera e nobile che si dice volere andare nella direzione della “democrazia partecipata” ha scarso valore e senso se non si attua a monte la grande Rivoluzione del Decentramento politico-istituzionale; si possono, anzi sicuramente si devono tracciare percorsi temporali, per evitare pericolosi e controproducenti vuoti e carenze, per consolidare il nuovo istituzionale e politico, ma è questa la prima necessità assoluta e sul fronte dell’impegno per la democrazia in città deve essere l’impegno prioritario degli eletti delle Municipalità, dai Presidenti ai Consiglieri . La seconda azione riguarda la creazione degli spazi perché quanto più capillarmente possibile associazioni, comitati, gruppi si possano incontrare, confrontarsi, proporre: occorre superare la logica che finora ha regolato il tutto che è stata quella della “conoscenza”, dell’appartenenza, della creazione della clientela, e, sempre alla luce del Sole (l’agire in questa dimensione è anche essa una grande rivoluzione) rendere disponibili luoghi, spesso anche di pregio artistico e culturale, oggi chiusi, abbandonati, degradati. Recuperare, e se necessario restaurare tali luoghi, renderli fonte di vita democratica e partecipata della città, dandoli gratuitamente alle realtà associative e territoriali è molto, molto di più di un semplice segnale per superare la “Napoli Negata”. La terza azione riguarda il pieno e facile accesso ad ogni conoscenza ed informazione di ogni natura relativa ad atti, piani e progetti, sia regressi che in itinere; tutto deve essere disponibile per tutti, sempre alla luce del Sole, e nessun potere, piccolo o grande che sia, può essere costruito sul possesso della conoscenza. Una Città democratica richiama la necessità di una città trasparente.
Grandezza e decadenza, valori e degrado, speranza e rassegnazione segnano profondamente Napoli in ogni sua identità, particolarità, capillarità: la Rinascita non può esservi senza il coinvolgimento ed è questo il compito - obbligo di chi governa democraticamente la Città, ma soprattutto senza la diretta “occupazione” degli spazi di analisi e di proposta, senza l’attivazione delle idee, della progettualità, del sapere e delle aspettative di tutta questa complessa realtà. Un processo nuovo e difficile, anche da esplorare sul piano della ricerca, per costruire la democrazia oggi, alla luce non solo di un mutamento radicale della identità delle forze politiche, e di ciò che genericamente e confusamente si chiama crisi della politica, ma anche della crescita impetuosa - rispetto solo ad alcuni decenni scorsi ed ancor più al dopoguerra che dava determinati ed allora avanzati indicazioni di democrazia – della diffusione della informazione, della conoscenza, del sapere. Naturalmente non vi è una sola e definita strada per operare in tale direzione, né nessuno può ritenere di indicare quella necessaria e giusta; ma ognuno, a livello individuale o già come collettivo, può contribuirvi. Io penso che a Napoli per la infinita ricchezza di presenze associative, di gruppi territoriali, di comitati sarebbe realizzabile quella che una volta nel mondo della produzione e del lavoro si chiamava “Conferenza Operaia”: una moltitudine grandissima di lavoratori analizzava in ogni specifica realtà produttiva la condizione di lavoro, i problemi, le prospettive ed era attiva protagonista delle scelte, almeno di parte, per poi pervenire ad una sintesi globale di sinergia, di proposta, di piattaforma e di lotta quando necessaria. Penso che in similitudine e per iniziativa di tanta parte di quella città reale che ha portato alla vittoria di De Magistris, ed ancora molto oltre di essa, ciò possa avvenire per tantissimi campi e settori ed in innumerevoli luoghi della città con la realizzazione di piccole o grandi assemblee sulla “condizione cittadina”, dal bene culturale al giardino del luogo, dalla mobilità ai servizi, dagli spazi di socialità e di solidarietà allo stato degli edifici, delle piazze, dei vicoli; la Città, intesa come partecipazione popolare, scrive il suo grande libro bianco su stessa, sulla Città, da cui costruire il percorso della soluzione dei problemi, della riqualificazione, della Rinascita. E’ la filosofia dell’opposto di quanto finora avvenuto a Napoli e cioè dell’intervento a pioggia, calato dall’alto, non contestualizzato in un complessivo disegno locale, programmatico e condiviso, destinato alla riproduzione dell’abbandono, del degrado, della fatiscenza con il conseguente sperpero di preziose risorse pubbliche attuato con operazioni spesso di dubbia trasparenza e correttezza. Il censimento, con le risorse spese, degli interventi a pioggia fatti in città nei decenni scorsi e lo stato dei luoghi su cui ed intorno ai quali si è intervenuto farebbe emergere in maniera esplosiva lo sperpero e l’inutilità di tali interventi e l’assoluta necessità, nella metodologia e nel merito, di una radicale inversione nella direzione di quanto prima proponevo. E’ evidente che senza una nuova democratizzazione istituzionale della Città, i capitoli del libro bianco sulla Città restano astratte proposizioni, aspettative irrealizzabili, generatori di ulteriore distacco tra cittadini e Istituzioni e Politica. De Magistris, la sua Giunta, le forze democratiche che lo sostengono vinceranno la sfida sui rifiuti e renderanno Napoli Città Pulita e Differenziata; daranno verde, qualità nuova all’ambiente e ai servizi; segneranno la fondamentale svolta su urbanistica, Bagnoli, area orientale; faranno rivivere anche per la cultura, il lavoro, il turismo gli incommensurabili valori del Centro Storico con i suoi duemila e cinquecento anni di storia, attiveranno il grandioso cammino di Napoli, Città del Sole e della Biodiversità: la certezza di tutto ciò nasce proprio dalla certezza della loro piena condivisione e forte sostegno al processo di democrazia reale e partecipata, che è la condizione fondamentale per attivare e concretizzare tutti gli obbiettivi della Rinascita.
Antonio D’Acunto
Napoli, 11 luglio 2011
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