di Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS Riccardo Consales, Responsabile Campagna VAS, SI al referendum contro il nucleare Antonio D’Acunto, Presidente Onorario VAS Campania
Il Plutonio, non esiste in Natura, tranne rarissime tracce in miniere di Uranio; eppure oggi costituisce il più grande rischio per la vita stessa sulla Terra: lo è se molecolarmente frantumato; lo se massimamente concentrato. Un grammo di plutonio “equamente” distribuito può essere letale per un milione di persone; una sferetta di plutonio grande come una palla di bocce, di 10 cm di diametro, del peso di 10 kg costituisce una bomba nucleare di 200 kilotoni di potenza, almeno dieci volte superiore a quelle di Nagasaki ed Hiroshima ed è il detonatore della bomba H: bomba senza limiti di possibile catastrofica esplosione. Nel reattore 3 di Fukushima è impiegato la micidiale miscela MOX (miscela di Uranio e Plutonio) ed il Plutonio è stato fornito alla giapponese TEPCO, gestore delle centrali nucleari giapponesi, dalla francese AREVA, corsa in Giappone, come “esperta del combustibile”, appena fuoriuscito il Plutonio dal reattore. Il Plutonio estremamente più pericoloso del suo genitore, l’Uranio, è appunto il risultato del cicli del bombardamento neutronico - il ciclo di produzione della energia - nel nucleo del reattore dell’Uranio; i Reattori con combustibile Uranio costituiscono la Miniera del Plutonio ed i pericolosissimi impianti di riprocessamento costituiscono i cicli di estrazione del nuovo minerale, come detto inesistente in Natura. Questa è la indiscutibile realtà! Leggiamone attentamente il significato e le tragiche conseguenze. Possiamo subito dire, senza rischio minimo di smentita, che tutti i reattori nucleari oltre all’intrinseco immane rischio, generano sempre un pericolo enormemente superiore a quello di partenza sia sul piano civile che della proliferazione delle armi nucleari: al contrario di quello che - per qualsiasi giacimento minerale - avviene in Natura dove più si estrae minerale, minore è la sua disponibilità e più si va verso l’esaurimento del giacimento, per le miniere del Plutonio (i reattori) più tempo funziona l’impianto nucleare e più impianti nucleari funzionano, più cresce la quantità di Plutonio: Plutonio che occorre necessariamente con la massima celerità commerciare, smaltire nel senso di distribuire perché è assolutamente impensabile di poter conservare - dove lo si potrebbe mai fare stanti i tempi di decadimento dell’ordine di decine di migliaia e fino a milioni di anni secondo, il tipo del suo Isotopo? Le strade dello “smaltimento” sono due ed entrambe di una incalcolabile, inimmaginabile gravità: l’impiego in bombe nucleari appunto al Plutonio o anche all’Idrogeno oppure “riciclato” in nuovi impianti nucleari con reattori impieganti il Plutonio o una sua miscela ancora con Uranio per attutire l’effetto del solo Plutonio, come è nel reattore Fukushima 3. Rispetto agli altri impianti nucleari (quelli di prima generazione ad Uranio), già a partire dalle scorie (quale infinita bontà nella definizione terminologica!) il problema diventa estremamente più grave giacché in esse nel riprocessamento dell’Uranio già bombardato nei reattori per produrre Plutonio, sicuramente vi è Plutonio: tali scorie sono perciò estremamente più pericolose di quelle delle miniere di produzione dell’Uranio o degli impianti di arricchimento della percentuale dell’isotopo fissile 235. Dove stanno queste scorie derivanti da tutte le barre che hanno già lavorato nei reattori? Sì anche quelle del Garigliano, di Latina, di Trino Vercellese, di Caorso! Il Plutonio come combustibile significa poi che una fuoriuscita dal reattore non è più di Uranio, ma appunto Plutonio con un rapporto di rischio, se possiamo inventarci un tale termine, direttamente proporzionale a quello Uranio - Plutonio!! Che cosa succede poi per le scorie delle barre al Plutonio quando esse devono essere riprocessate è, in proporzione a quanto finora detto, facile immaginare!! E’ troppo evidente che più ci si immerge nel nucleare più è estremamente difficile la fuoriuscita da esso e, nella oggettività più assoluta dei dati, sempre più in maniera esponenzialmente crescente è il rischio per l’intero Pianeta. Le multinazionali del nucleare hanno l’assoluta necessità della proliferazione del nucleare in ogni Paese e, per la enorme ed appunto esponenzialmente crescente disponibilità di Plutonio (non l’Uranio che diventa sempre più scarso), hanno necessità di mercati, dei vecchi come quelli francesi e degli altri paesi nuclearizzati e di nuovi come quelli sognati e progettati da Berlusconi per l’Italia. Altro che concorrenzialità tra le multinazionali del nucleare: la commercializzazione del Plutonio AREVA – TEPCO è la manifestazione esplicita dell’unitarietà degli interessi immani delle lobbies nucleari mondiali e dell’incalcolabile capitale finanziario internazionale ad esse legate che non si ferma davanti a nulla: oggi nel momento del disastro chi ricorda più l’opposizione popolare che vi fu anche in Giappone quando nel 2001-2002 la TEPCO, falsificando dati sulla sicurezza, introdusse il Plutonio nei suoi reattori e concluse l’affare con l’AREVA? Ma l’accordo dell’Areva fu solo con la TEPCO o anche con il Governo Giapponese, i suoi servizi segreti, i suoi potentati militari per altri fini? E cioè il Plutonio arrivato dalla Francia in Giappone è stato utilizzato solo nelle centrali nucleari, limitando la enormità del rischio solo a tale campo? Molti di noi NON CI CREDONO e pensano che il Giappone possa avere le sue atomiche al Plutonio e all’Idrogeno, al di là di ogni ovvia dichiarazione contraria! Vi è una tragica, oltre ogni immaginazione, evidenza di fondo in tutto ciò che non può non far tremare l’intera Umanità: un potenziale di morte e di distruzione del Pianeta per innumerevoli volte è in mano a pochi, potentissimi uomini, gli azionisti delle società del nucleare civile e militare che sulla base dei loro affari decidono che farne del micidiale “minerale”, il Plutonio - ma anche altri in minore quantità, si pensi al ben noto Polonio - prodotto nei reattori. Questi azionisti hanno in mano il nostro destino, quello delle future generazioni, della Vita del Pianeta. Nessuna conoscenza democratica sa quanto Plutonio ed altri elementi transuranici sono stati prodotti, in quali impianti di riprocessamento sono stati generati, in quali mortali misture sono stati assemblati, che movimentazione hanno avuto, dove si trovano in armi atomiche ed impianti civili! Eppure è il nostro destino, quello delle future generazioni, della Vita del Pianeta! Partendo dal referendum per il Si contro il Nucleare, in Italia, e collegandosi strettamente a tutti i movimenti, le infinite sensibilità presenti in ogni parte del Mondo contro il nucleare, occorre con la massima urgenza – nessuno oggi può sapere se è già troppo tardi - attivare un grande processo internazionale sia per bloccare ogni produzione nucleare, che non è assolutamente solo questione del Paese dov’è l’impianto, sia perche Paese per Paese progressivamente sia “nota” alla popolazione la condizione nucleare del paese, in ogni suo aspetto: la guerra, democratica e pacifista, per la conoscenza della condizione nucleare nel Mondo è la condizione fondamentale per la presa di coscienza del più difficile compito che oggi l’Umanità ha: la fuoriuscita del Pianeta dal nucleare. Politica, Democrazia e Partecipazione, Scienza ed Economia, Solidarietà ed Internazionalismo hanno da tracciare questa nuova via per la salvezza della nostra Terra
Roma, 11 Aprile 2011
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