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di Antonio D’Acunto, Presidente Onorario VAS Campania Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dice: "Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu". Bersani sottolinea, con un sotteso sorriso di intima soddisfazione - di uno che sa che potrebbe a giusta ragione essere tra i “sette sapienti” del Mondo Antico - che l’intervento è "necessario e legale. Necessario - per impedire un massacro dei civili e legale perché avviene in seguito alle deliberazioni dell’Onu”; Franco Frattini e Ignazio La Russa all’unisono rassicurano che l’Italia sta compiendo missioni umanitarie (ovvero a favore della Umanità); alla fine dell’ennesimo telegiornale con tali dichiarazioni, la mia nipotina di dieci anni, bella, simpatica ed intelligente mi chiede : “nonno, ma allora che cosa è la guerra?” Preso alla sprovvista Le rispondo che la guerra è “quando buttano le bombe atomiche, e muoiono milioni e milioni di persone, di animali, di insetti, di fiori e piante e la Terra viene avvelenata per tanti e tanti anni. Comincio a riflettere e mi rendo conto che con questa definizione dimensionale della “identità della guerra”, avrei dovuto aggiungere ciò che assolutamente non è e cioè che non sono state guerre tutte le guerre finora combattute e note, dalla quella di Troia, dove le armi erano frecce, lance e spade e lo Scudo era quello di bronzo descritto da Omero e non quello spaziale degli USA, a quella della seconda guerra mondiale - fino alle bombe nucleari ad Hiroshima e Nagasaki - fatte con micidiali e potentissimi cannoni, siluri, aerei, navi, bombe “convenzionali”. Mi sono finalmente “ripreso” dalla sgomento della improvvisa domanda e ho cercato di spiegarLe che tutto quello che sta avvenendo in Libia e verso la Libia e che già è avvenuto ed avviene in tanti altri Paesi del Mondo è la guerra. La si vuole chiamare guerra santa, guerra giusta - ma certamente non è ne l’una né l’altra e quali guerre sono poi realmente sante e giuste! – ma non la si può chiamare diversamente dal suo nome e cioè guerra; altrimenti “che cosa è la guerra” per il Presidente della Repubblica e per tutti gli altri prima indicati? Con gli stessi, identici, drammatici contenuti di raids, lanci di bombe, distruzioni e morti, ciò che vale per giustificare l’intervento è la “denominazione” che ad esso si dà: lo si può chiamare in ogni modo, in qualsiasi trasgressione ed invenzione linguistica, - bombe che dissuadono, operazione militare con qualche errore di fuoco amico, missione micidialmente armata ma portatrice di pace e di giustizia- ma non “guerra” perché se si usasse tale “orribile” denominazione – dichiarata ovviamente del tutto “aliena” ad ogni volontà, coscienza e morale sia di chi governa che di gran parte della opposizione - si dovrebbe necessariamente convenire che la operazione è in contrasto con la nostra Costituzione, l’atto fondante della nostra Repubblica e di cui è garante proprio il Presidente della Repubblica: con l’articolo 11 l’Italia ripudia la guerra: il ripudio è qualcosa di molto di più del semplice rifiuto: è condanna morale e giuridica. L’Italia può fare solo guerra difensiva come recita l’Art 52 “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Da che cosa dobbiamo difendere la nostra Patria rispetto ai fatti che sono successi ed avvengono in Libia? Chiaramente e totalmente da Nulla. Non possiamo perciò in alcun modo giustificare le scelte fatte dall’Italia come difesa della Patria. Né possiamo trovare la motivazione, peraltro consueta in tutti gli ormai innumerevoli e crescenti interventi armati del nostro Paese in altri Paesi, nell’appartenenza ad un’Alleanza, perché la Costituzione non è subordinata o condizionata ad alcuna Alleanza o Patto Internazionale ed ogni azione internazionale deve essere sempre coerente e rispettosa di Essa. Rispetto a tutto il passato e fino anche e compresa la seconda guerra mondiale, vi è un dato, tragico, profondamente mistificatore ed ingannatore, che spesso ci sfugge e che ci fa apparire il nostro tempo dal dopoguerra ad oggi sostanzialmente liberato dalla guerra: ed è il dato che oggi gli interventi militari, di qualunque entità e violenza siano, si fanno senza neanche più il rispetto degli “Ultimatum” e della “Dichiarazione di guerra”: lo hanno fatto finanche Hitler e Mussolini! L’ONU o meglio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva una Risoluzione; o la si ignora come è avvenuto innumerevoli volte oppure ognuno (ogni Capo di Stato potente) è autorizzato a leggerla come vuole e ad agire di conseguenza secondo i propri specifici interessi, senza appunto doversi preoccupare di dichiarare guerra, e di apparire come l’aggressore: Sarkozy, in primo luogo, ha bombardato senza tregua Tripoli partendo da basi militari concesse dall’Italia: prevedeva questo la Risoluzione ONU? Assolutamente NO! E’ stata fatta risoluzione di condanna verso la Francia e l’Italia, per il sostegno logistico dato, per aver aggredito in difformità dalla soluzione ONU un altro Stato, un fatto che dovrebbe essere considerato di gravità estrema? Ancora assolutamente NO: ed ancora prima della Risoluzione dell’ONU è stato posto un ultimatum o ancor di più una iniziativa politico- diplomatica per un accordo tra le parti in lotta? No, per il semplice fatto che tutta la iniziativa francese era direttamente mirata all’intervento armato, da non chiamare guerra, ma attuazione della Risoluzione ONU. E’ difatti chiaro che cosa non è e che cosa è l’intervento armato sulla Libia: non è certo la difesa della popolazione civile perché tra l’altro le bombe sono state sganciate soprattutto a Tripoli, ben lontana dalla popolazione civile di Bengasi e delle altre città governate dai ribelli; gli abitanti di Tripoli non sono civili da proteggere? Impossibile è il solo pensare di convincere che è un sostegno ad un movimento democratico, quando uno dei due leader del Consiglio Nazionale di Transizione (l’attuale governo provvisorio di Bengasi) è l’ex ministro della giustizia di Gheddafi, Mustafa Abdel-Jalil, colui cioè che attuava o proponeva a Gheddafi le disumanità di cui Gheddafi è accusato e che se il Mondo ha capito bene è il Casus Belli dell’intervento armato in Libia. Se si ha la volontà di farlo, non possono sfuggire invece a nessuno gli evidenti interessi connessi alla violenza dell’ intervento armato; senza dare priorità ad un interesse rispetto all’altro, seguiamone alcuni, altri difatti possono esservene: la risoluzione ONU viene decisa e l’attacco alla Libia viene attuato quando nel Mondo sta crescendo in maniera acutissima la preoccupazione per la catastrofe della centrale nucleare di Fukusima: con l’intervento armato i riflettori mondiali si spostano dall’immane pericolo del nucleare, anche per le centrali già esistenti, alla Libia; il nucleare passa in secondo ordine, ed i drammatici fatti che si stanno verificando in Giappone sono notizie di secondo piano, salvaguardando per quanto possibile le future opzioni e gli interessi legati: chi sono i Paesi più interessati a tale operazione? La risposta è semplice: Francia, Gran Bretagna, Usa, come Russia e Cina che non pongono il veto alla risoluzione ONU, sono i paesi più nuclearizzati e più esposti alla onda di preoccupazione popolare contro il nucleare; l’Italia di Berlusconi è il Paese che più sta investendo anche in termini di immagine sul nucleare. Le armi come tutte le merci devono essere consumate perché si crei il mercato; quale occasione migliore di una crisi come quella libica per svuotare arsenali interni e di un Paese che potrà ricomprare pagando con merce pregiatissima, come gas naturale e petrolio? Ancora USA - sì purtroppo anche quelli di Obama che tante speranze aveva suscitato- Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia e Cina, non sono i Paesi più coinvolti in questo immondo mercato della morte? Non è forse questo mercato una occasione importantissima per dare respiro alle Economie in profonda crisi, rilanciare la produzione, far cresce i PIL, gli indicatori del benessere dei Paesi? (Ri)Creare un dittatore, un despota, un criminale della Umanità, fino a poco tempo fa amico di molti dei Paesi della nuova santa Alleanza, generare il Bene ed il Male in un Paese e presentarsi come l’interprete ed il difensore del Bene non è forse estremamente utile a chi vuole recuperare immagine e credibilità in profondo declino, da Sarkozy ad Obama, da Berlusconi a Merkel, come hanno dimostrato anche le ultime recenti elezioni? Lo scontro interno tra i belligeranti chiaramente si ha quando non vi è più convergenza di interessi e cioè sulla futura gestione dei pozzi di petrolio e dei giacimenti di gas e degli immani investimenti che si intendono fare sulla altra sponde del Mediterraneo ed è questo lo scontro Francia, Gran Bretagna- Italia, Germania con gli USA che osservano per guidare i propri vitali interessi. Per le catastrofi ambientali e la distruzione della Biodiversità, totalmente ignorata in ogni violenza dell’Uomo sulla Natura come quella oggi sulla Libia, per la violenza degli interventi, per la qualità e quantità delle armi usate, per le vittime umane generate, per le ragioni che la stanno generando, per gli interessi che la promuovono se non è questa guerra, “che cosa è la guerra”, quella, che la nostra Costituzione ripudia? E’ la domanda centrale che non può essere sempre sistematicamente elusa, ogni volta che distruzione e morte, nel fariseo linguaggio di aiuto alla popolazione civile, partono dal nostro Paese. E’ la domanda che poniamo innanzitutto al Presidente della Repubblica, che ripetiamo è il garante primo della Costituzione. Un Paese, o più correttamente i suoi eletti con le forme della democrazia temporalmente coniugate, può anche globalmente imbarbarirsi e ritornare a scegliere la guerra come mezzo per risolvere le vertenze internazionali o molto più correttamente sostenere i “propri interessi vitali” (in tal senso Bush era quasi più trasparente di Obama), ma dovrebbe avere la coerenza di scriverlo nella propria identità nazionale e cioè nella sua Costituzione. Se ciò avvenisse in Italia, chi lo farebbe sarebbe sempre più lontano dal sentire e dal pensare della gran parte del popolo italiano, molto più vicino a Lucrezio nell’Inno a Venere nella introduzione al De Rerum Natura che non a tali governanti
“Quo magis aeternum da dictis, diva, leporem. Effice ut interea fera moenera militiai Per maria ac terras omnis sopita quiescant …… funde petens placidam Romanis, incluta, pacem.”
“Tanto più concedi, o dea, eterna grazia ai miei detti. E fa che intanto le feroci opere della guerra per tutti i mari e le terre riposino sopite. … E chiedi o gloriosa una placida pace per il Mondo (per i Romani nel testo) (traduzione LucaCanali – Edizione Fabbri Editore)
Napoli, 31 marz0 2011
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