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Incidente centrale nucleare di Fukushima E-mail
di Giorgio Nebbia Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Sembra impossibile che la sicurezza delle centrali nucleari, basate sulla fissione del nucleo atomico, debba dipendere da una sostanza così banale come l’acqua. Eppure i tre incidenti al reattore americano di Three Mile Island nel 1977, al reattore di Chernobyl in Ucraina nel 1986 e oggi a quelli giapponesi di Fukushima, pur così diversi, sono stati provocati dalla mancanza dell’acqua necessaria per raffreddare il materiale radioattivo che è sempre presente in qualsiasi centrale nucleare.

La produzione di elettricità in tali centrali dipende, infatti, da un complicato ciclo di attività industriali che cominciano con l’estrazione dell’uranio, una o due tonnellate da circa mille tonnellate di rocce; continuano con le operazioni di “arricchimento” dell’uranio per portare la concentrazione dell’isotopo fissile uranio-235 dal valore iniziale dello 0,7 percento al valore del 3 o 4 percento, richiesto per avviare la reazione di fissione; l’”uranio arricchito” viene poi posto sotto forma di pastiglie del diametro di un paio di centimetri entro tubi di leghe di zirconio lunghi circa tre metri: sono questi gli “elementi di combustibile” posti nel nocciolo del reattore nucleare.

L’energia utile si ottiene quando un flusso di neutroni provoca la fissione dell’uranio-235; si libera così una grande quantità di calore e si formano numerosi elementi radioattivi, i “prodotti di fissione” e altri elementi come il plutonio. Nel nocciolo del reattore gli elementi di combustibile devono essere immersi in acqua in modo da portare via continuamente il calore della fissione nucleare che, opportunamente trasferito ad altra acqua, genera il vapore che azione le turbine e le dinamo e fornisce elettricità. Questo delicato processo può essere fermato in qualsiasi momento inserendo fra i tubi del combustibile delle barre costituite da leghe di cadmio, indio e altri metalli, che assorbono i neutroni e interrompono la reazione di fissione.

Ma anche quando la reazione di fissione è ferma, come era nei reattori giapponesi, le sostanze radioattive contenuti negli elementi di combustibile emettono calore che deve essere continuamente portato via. Inoltre quando gran parte dell’uranio-235 originale ha subito fissione, ogni uno o due anni, i tubi contenenti il “combustibile irraggiato” devono essere spostati dal nocciolo del reattore e devono essere lasciati “raffreddare” entro adatte piscine che devono essere tenute continuamente piene d’acqua per asportare il calore che continua a liberarsi. Acqua di raffreddamento, quindi, entro il nocciolo e acqua di raffreddamento nelle piscine; è a tale acqua che si deve la possibilità di evitare catastrofi costituite dall’eccessivo riscaldamento degli elementi di combustibile.

Infatti se l’acqua di raffreddamento è insufficiente o viene a mancare, una parte dei tubi degli elementi di combustibile si scalda e può raggiungere temperature così elevate da provocare forti aumenti di pressione all’interno della centrale e anche la formazione, per reazioni chimiche, di idrogeno, un gas facilmente infiammabile. In tutti e tre gli incidenti nucleari ricordati all’inizio, sia pure per motivi differenti, è venuta a mancare l’acqua di raffreddamento; nel caso dei reattori di Fukushima il terremoto ha interrotto l’elettricità necessaria per tenere in funzione le pompe di circolazione in tre reattori e in una piscina piena dei tubi di combustibile irraggiato. Una parte dei tubi è rimasta scoperta e l’elevata temperatura ha provocato incendi e esplosioni. Col tempo si saprà se dai tubi sono usciti nell’ambiente elementi radioattivi pericolosi per la salute umana; comunque i quattro reattori della centrale sono perduti.

Nella centrale americana si ebbe una parziale fusione di alcuni elementi di combustibile, ma la radioattività rimase quasi completamente all’interno del contenitore del nocciolo. A Cernobyl l’esplosione e l’incendio fecero scoperchiare l’edificio che conteneva il nocciolo e la radioattività si sparse tutto intorno fino all’Europa. Potrebbe succedere qualcosa del genere in una delle centrali nucleari di terza generazione che il governo vorrebbe costruire in Italia ? Si, e, anche se gli elementi radioattivi formati in un eventuale incidente fossero trattenuti all’interno della centrale, la centrale sarebbe perduta, con tutto quello che è costata.

Per questo un vasto movimento di opinione chiede, anche con un referendum, al governo di ritirare le leggi che hanno avviato il programma nucleare italiano. La storia mostra che nelle centrali nucleari gli incidenti, anche se poco probabili, sono possibili e, quando si verificano, sono catastrofici. Per non parlare della velenosa eredità di sostanze radioattive che lasciano nelle scorie che nessuno sa dove seppellire.

Come cittadini del pianeta Terra, comunque, un pensiero e un grazie va rivolto ai lavoratori che, in Giappone, come ieri a Chernobyl, si sono esposti alle mortali radiazioni per attenuare ed evitare danni e dolori a milioni di persone.

da La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 22 marzo 2011
 

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