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Il valore della Proporzionale Pura per la Rigenerazione democratica, progressista, ecologista delle Assemblee Elettive E-mail
di  Antonio D’Acunto

Lo sgretolamento  dell’aggregazione elettorale denominata  PdL  e la conseguente  profonda crisi istituzionale del Paese,  al di là della soluzione che ne verrà fuori,  Governo di Berlusconi  in costante pericolo di caduta libera, nuove elezioni, inguacchio di governo  destra-centro-sinistra parlamentare, attesta inequivocabilmente il fallimento e la impercorribilità  di un  percorso di organizzazione della Politica e della Rappresentanza  Democratica, così come teorizzate  e configuratesi  con la critica radicale fatta alla Filosofia della Rivoluzione Costituzionale del 1948,  fondata sui “Partiti Politici”, piccoli o grandi che essi fossero. Sono falliti i due Postulati sui quali si era fondata la svolta:  la questione morale e la governabilità, come attestano da una parte  il succedersi delle ruberie, della corruzione, delle tangenti  nel cuore e nei centri più sacri dello Stato e del Paese e  dall’altra  la caduta prima del governo Prodi ed oggi, auspicabile quanto prima, del Governo di Berlusconi. La discussione della riforma della Politica ruota, anche a Sinistra ed in parte rilevante della Società civile e  progressista, attorno alla legge elettorale in maniera  prevalentemente tecnica senza invece connetterla alla  essenza della crisi e cioè alla sostanziale  inesistenza nel Paese  di una reale Democrazia e di una partecipazione dei cittadini alle scelte nazionali come locali.
Non v’è dubbio che l’attuale  legge elettorale è un obbrobrio,  di quanto di peggio non si può: lo è sicuramente perché gli eletti si succedono  secondo l’ordine di presentazione della lista  per cui è il capo  (o il boss che dir si voglia) a decidere chi far eleggere;  questa è la critica comune che viene fatta, anche se spesso tale  critica è solo di facciata perché la legge conviene moltissimo a chi è riuscito a prendere il potere. Ma  l’attuale  legge elettorale  è politicamente, sul piano della rappresentanza democratica,  un obbrobrio soprattutto per la impostazione di fondo e cioè quella della cancellazione forzata dal quadro politico-istituzionale  di ogni nuova  istanza, di minoranze che possono poi crescere e divenire maggioranza. E’ questo il punto della intesa istituzionale, che vede l’accordo  di tutte le forze politiche, anche di quelle dalla storia breve che non esisterebbero se nel passato non fosse stato presente un sistema elettorale  diverso: appunto quello della Prima Repubblica. In questo errore fatale sono cadute anche forze politiche  che avrebbero potuto essere ( e nell’aspirazione di  ideali e di valori in futuro speriamo  possano essere) la novità e la contraddizione del sistema: Rifondazione Comunista, impegnata soprattutto a gestire univocamente il potere di  uno spazio elettorale e perciò decisa a risolvere ogni propria contraddizione a Sinistra con la eliminazione (elettorale) di ogni area antagonista  ed il Sole che Ride(va),   il cui potere era tutto fondato sull’appropriazione di un simbolo patrimonio comune del movimento verde ed ecopacifista, in impetuosa e dirompente crescita per un lungo decennio a partire dalla metà degli anni 80 e che oggi se non fosse stato svilito nella portata degli obbiettivi, nella gestione del potere, nella lotta ad escludendum,  sarebbe forza decisiva della politica nazionale.
Togliatti, nella sua visione di grande  lungimiranza politica, combatté strenuamente  la legge truffa del 1952, non  per il PCI, o almeno non prioritariamente per esso, ma per  i danni irrevocabili ed irreversibili che essa avrebbe arrecata alla Democrazia nel Paese. Nel celebre discorso dell’8 dicembre del 1952 l’allora Segretario del PCI disse:  “Il Parlamento deve essere lo specchio della nazione; e il sistema di rappresentanza proporzionale è quello che meglio risponde a un siffatto concetto ed è veramente il punto più alto che abbia raggiunto il regime rappresentativo.”  Dov’è l’anacronismo rispetto a questa visione della Democrazia e del ruolo del Parlamento? L’anacronismo vero è dell’oggi rispetto a quegli eventi, allo scontro politico tra chi voleva (in primis la Dc) in sostanza reintrodurre la legge  che garantì il dominio senza opposizione del fascismo nel Parlamento, la legge Acerbo del 1923, e chi ad essa si oppose in nome della Democrazia, del Parlamento, della Costituzione: l’anacronismo sta nella consapevolezza di oggi  della importanza  per il Paese della scelta del sistema elettorale rispetto a  quella che assunse allora, 1952-53.  “Oggi sciopero generale  di 24 ore a difesa del Parlamento e della Costituzione   contro un inaudito colpo di forza d.c.” è il titolo  dell’ Unità del 30 marzo 1953”, il giorno precedente a quello della votazione - mai legittimata dall’approvazione del verbale della seduta del Parlamento -  dell’articolo unico della legge n. 148/1953, la legge che introduceva il sistema maggioritario in Italia: contro questa legge fu combattuta una delle più belle ed importanti delle battaglie per la democrazia dalla nascita della repubblica; una  battaglia politica vera, di popolo, che con grande efficacia  sintetizzò  nel  suo  Diario, Pietro Nenni (PSI):  «la legge è votata, ma non è finita la nostra battaglia contro la legge, che si trasferisce dal Parlamento al Paese». Il Popolo sconfisse il disegno di restaurazione autoritaria con le elezioni del 7 giugno  successivo all’approvazione della legge: la DC ed i suoi alleati arretrarono fortemente rispetto alle precedenti elezioni, non raggiunsero il 50% e non ebbero il premio di maggioranza. La lotta per la democrazia ed in difesa del Parlamento portarono ad una grande avanzata delle forze democratiche e progressiste.
Va esplicitato, anche perché raramente si evidenzia,  che sia la legge fascista  Acerbo del 1923 che  la legge democristiana  truffa  del 1953 erano  “migliori”  dal punto di vista della rappresentanza della volontà popolare in Parlamento dell’attuale legge elettorale:  entrambe infatti prevedevano che venisse raggiunto  il 50% più uno dei voti validi e le minoranze, qualunque esse fossero,  entravano nel riparto della quota non assegnata alla forza o aggregazione vincente; laddove nell’attuale legge si ha il premio della maggioranza assoluta degli eletti indipendentemente dalla percentuale raggiunta purché sia la più alta e vi sono soglie di sbarramento che impediscono la presenza di forze politiche di oltre un milione e centomila elettori,  come avvenuto per la Sinistra Arcobaleno.
Se finalmente va via Berlusconi, per prolungare la Legislatura, da più parti si propone  un “Governo Tecnico”  per una nuova legge elettorale, senza però specificare quale: se si vuole rispettare la Costituzione, un Governo Costituzionale, come ha proposto ad esempio Franceschini del PD, avrebbe senso solo  se si ponesse  come obbiettivo il ripristino della “Proporzionale Pura”, restituendo al Parlamento la centralità perduta e creando così le condizioni per un reale possibile cambiamento: una soluzione diversa accentuerebbe la palese contraddizione oggi esistente tra Dettato Costituzionale che assegna al Presidente della Repubblica il compito di verificare in Parlamento la fattibilità di un nuovo Governo e la legge elettorale che chiede di indicare nella scelta degli elettori il candidato a Presidente del Consiglio, purtroppo, nelle ultime elezioni indicato in Berlusconi. 
Naturalmente è inutile dire che i “Governi Tecnici” non esistono perché i Governi fanno scelte politiche: che cosa farebbe il Governo Tecnico, o Governo Costituzionale,  con la presenza del PD ed  IdV,  rispetto alla inaudita violenza perpetuata da Berlusconi sul nucleare o sulle  scelte economiche, antisociali ed antiecologiche di Tremonti o sulle missioni in Afganistan o ancora su scuola, sanità, immigrazioni, diritti? Invertirebbe radicalmente rotta o legittimerebbe la nefasta politica attuata dal Governo Berlusconi?
La strada  per fare del Parlamento la espressione vera della volontà popolare non può essere certo  quella delle cosiddette Primarie: bisogna dare ad esse il giusto valore e significato. All’interno di una identità politica, se si fanno le scelte come volontà degli appartenenti a quella identità, sicuramente si ha un momento vero di democrazia e i prescelti sono i più rappresentativi di quella identità; ma le Primarie portate all’esterno della identità politica sono una evidente mistificazione della democrazia reale. Ad esse può  partecipare come votante addirittura chi la pensa in maniera opposta ai valori della identità politica e le scelte possono essere pilotate secondo tali interessi; chi ha più potere e danaro orienta, secondo i propri interessi,  le scelte stesse. Solo apparentemente in linea teorica, per il potere economico che ha, Berlusconi se si organizza può portare un suo candidato ad essere il..suo avversario. D’altra parte che senso ha fare le primarie per il candidato a primo ministro (che brutta parola  è  premier!) di un’aggregazione di forze politiche che, se sono diverse, pure qualcosa di diverso devono avere? o altrimenti esse sono tutte identiche ed il gioco o meglio la lotta è solo di potere? 
La vera novità è perciò… il ritorno al Proporzionale Puro, come nello Spirito della nostra Costituzione: d’altra parte una elezione senza indicazione del Primo Ministro è l’unica che legittimamente consente di affrontare crisi come quella attuale con la ricerca di una diversa  intesa fra le forze politiche  su un determinato programma in Parlamento: al contrario di quanto si è voluto far credere, più Democrazia può significare anche più Governabilità, anche se è bene sempre sottolineare, in ogni caso,  il Primato Assoluto della Democrazia rispetto alla Governabilità ed all’Autoritarismo.
Una novità vera, di eccezionale e dirompente valenza del programma elettorale  delle forze democratiche,  progressiste, ecologiste sarebbe perciò quella della scelta del Sistema elettorale del Proporzionale Puro in alternativa a quella della ”Alternanza”,  che impone  come  divino dogma  il mantenimento al governo dell’una o dell’altra realtà, anche se entrambe dovessero essere indigeste al volere dei Cittadini. In tal senso, dal basso ed in maniera trasversale nell’area democratica,  di grandissima rilevanza sarebbe  perciò  un Movimento per  la Proporzionale Pura, capace di capovolgere la intesa di fondo, profondamente conservatrice e violentemente reazionaria ( perché respinge ogni istanza diversa dal sistema di potere)  delle forze dell’alternanza, unite spesso nella mistificazione dell’interesse generale del Paese.
Ma naturalmente la restituzione della rappresentanza democratica al Parlamento e più complessivamente alla Istituzioni Elettive Territoriali non è il solo aspetto,  per quanto di grandissima rilevanza,  della necessità di una vera Rinascita,  ad ogni livello, della Politica, della Partecipazione e del Potere decisionale diretto dei Cittadini  nelle scelte nazionali e locali. Pur con tantissimi limiti,  la organizzazione e la costruzione stessa della Politica con i Partiti Politici del Secolo scorso, eccezion fatta per il ventennio fascista, ed in maniera particolare per i 50 anni dopo la sua caduta, cercavano e riuscivano a coinvolgere una massa imponente di Persone, di ogni ceto, estrazione sociale,  livello di istruzione,  nelle “Sezioni”, nelle “Cellule”, nei “Circoli”, nei “Caseggiati”;  i Partiti politici erano portatori ed allo stesso tempo, nel loro corpo, generatori  di ideali e di valori, di teorie e  prospettive produttive, economiche, sociali, culturali, di visione dello Stato e della sua articolazione. Soprattutto a Sinistra, la discussione sulle scelte politiche come sui gruppi dirigenti aveva una fortemente significativa  consistenza decisionale: sì la Politica  era molto più nobile, e raramente arrivava ai livelli dell’attuale degrado.
La Storia naturalmente non è reversibile e non è certo  immaginabile un semplice ritorno a quella che fu la essenza Politica di allora; ma  invece sono  immaginabili, anzi necessarie ed urgenti la riflessione e la ricerca di come affrontare l’attuale  crisi e grave degenerazione e costruire contenuti, espressioni e forme di una nuova Politica, Democrazia, Protagonismo. Profondamente sbagliato è pensare che ciò possa essere pensato ed attivato dai “Potenti” della politica, almeno della gran parte di essi,  anche della Sinistra.
In realtà, difatti, molti di Essi si sono messi un proprio con propria organizzazione, spesso denominate “Fondazioni”,  ricche e potenti dove fanno le loro mediazioni  politiche. Lasciamo la Destra,  che ci interessa poco, come  Fare Futuro di Fini o  quelle innumerevoli di ispirazione berlusconiana, e guardiamo  appunto a Sinistra e nel mondo Ecologista:  D’Alema si è  costruita Italianieuropei; tra i Soci  benemeriti di ieri e di oggi della Fondazione  figurano esponenti del mondo imprenditoriale come,  Guidalberto Guidi, Gianni Agnelli, Francesco Micheli, Vittorio Merloni, Claudio Cavazza, Carlo De Benedetti, Gianfranco Dioguardi e Paolo Marzotto insieme ad aziende quali Pirelli, Gruppo Marchini, Philip Morris, Glaxo Wellcome, Pharmacia & UpJohn, Lega delle Cooperative, ABB ed Ericcson.  Realacci è invece il Presidente della fondazione Symbola,  “un movimento culturale la cui originalità sta nel mettere in rete soggetti diversi fra loro: personalità del mondo economico e imprenditoriale, della cittadinanza attiva, delle realtà territoriali ed istituzionali, del mondo della cultura”. Nel  Comitato Promotore di Symbola, oltre ancora a Carlo De Benedetti, ci sono Diego Della Valle - presidente Tod’s, Alessandro Profumo - amministratore delegato UniCredit Group, Carlo Puri Negri - vice presidente Pirelli & C Spanel, Alberto Piantoni - amministratore delegato Richard Ginori, Sandro Polci - amministratore delegato Serico Gruppo Cresme; insieme   a Bertolaso, tra gli altri nel Comitato Scientifico sta la Marcegaglia, forse per “convincere” sulla scelta nucleare.  Veltroni  ha   la sua Fondazione “Democratica” e Bersani la la NENS (Nuova Economia, Nuova Società) e così continuando, praticamente per tutti quelli che hanno il potere di permetterselo. Poi naturalmente vi sono anche fondazioni e similari politicamente  trasversali.
Quante centinaia di  milioni di Euro circolano tramite questi circuiti, quanti accordi e compromessi, quanto lavoro condizionato ed in tal senso clientelare, quanti condizionamenti passino attraverso queste organizzazioni  è una ricerca che non siamo certo in grado di effettuare, ma che sicuramente appare di grandissimo, forse fondamentale  interesse per la comprensione del fare politica oggi e del perché è pura formalità parlare della crisi della politica, in quanto essa è scelta dell’attuale sistema, del tutto funzionale a  garantire determinati e chiari interessi e modalità di gestione del potere: più le masse stanno lontano dalla Politica, più il sistema di Potere, nel suo insieme e nel suo omogeneo essere almeno sotto l’aspetto della sua conservazione, è garantito. 
Naturalmente non è proprio del tutto così….in una realtà massimamente complessa, con tante contraddizioni,  negli stessi Partiti del Centro Sinistra come  nella Società: la mobilitazione e la partecipazione ed il milione e mezzo di firme raccolte per l’acqua pubblica, valore simbolo della “Comunione delle Risorse Naturali”, il sorgere ed il moltiplicarsi dei Comitati contro il Nucleare e per la Civiltà del Sole, il coinvolgimento di tantissimi cittadini nelle  campagne estive  della nostra piccola, gloriosa associazione VAS, Diritti al Mare e del Mare e “Preveniamo gli Incendi”, il moltiplicarsi dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) ed il successo grande delle Piazze Ecosolidali, le infinite manifestazione contro ogni forma di razzismo e di discriminazione di sesso, religione, cultura, la mobilitazione per i lavoratori della Fiat di Pomigliano, le iniziative di associazioni grandi e piccole, da Legambiente a WWF e LIPU, da Italia Nostra ancora ai  VAS,  a difesa della Natura, della Biodiversità, della Storia, della Cultura, sono un pezzettino infinitesimo di una grandissima realtà, capillarmente diffusa nel Paese interessata a partecipare attivamente ed intensamente, e perciò Politicamente,  per una nuova Società, per un nuovo Mondo.
Sul piano già più volto all’entrare nelle istituzioni, pur nella potenziale non condivisione di alcune impostazioni, scelte e riferimenti, come non vedere, tutti  quelli che vogliamo cambiare, con grande interesse  le novità:  dal Movimento Cinque Stelle, per il significato di ciascuna Stella (energia,  connettività, acqua, rifiuti,  servizi sociali)  e della centralità della democrazia diretta e partecipativa alle Fabbriche di Vendola per la sfida culturale e di contenuti che fa dentro allo schema del Centro Sinistra, dalla scelta del come agire dello slogan dei Comunisti - Sinistra Popolare  «Tornare tra la gente, ripartire dalle lotte” , alla Costituente Ecologista, promessa da dicembre e finora sempre rimandata dai Verdi, dal potenziale eccezionale -  come ricordò il Presidente Nazionale dei VAS, Guido Pollice,  all’Assemblea di dicembre scorso degli Stati generali dell’Ecologia - se ripercorre strade profondamente diverse rispetto alla passata esperienza della Federazione del Sole che Ride;  ed  in ultimo, non certo per la valenza che ha, lo sforzo grande che stanno facendo  Ferrero e Rifondazione Comunista non solo per una grande area alternativa di Sinistra ma anche per coniugare la Storia Comunista Italiana con la necessità di una nuova qualità del Lavoro e dello Sviluppo. E naturalmente anche tutto ciò indicato è solo piccola parte di un Universo molto più grande di aree, esperienze e lotte,  politiche, sindacali, di movimento, portatrici di valori, idee, bisogni, che nel Mondo della Sinistra e dell’Ecopacifismo, non possono essere cancellate solamente perché di “altro”.
Su almeno tre grandi direttrici si dovrebbero svolgere ricerca ed azione comune, quasi come in un Patto per l’Alternativa (totalmente diversa da Alternanza), di questo Universo: La grande riforma elettorale per la Proporzionale Pura, essenziale come detto per rigenerare radicalmente  le Assemblee elettive ed il Governo delle Istituzioni; la istituzionalizzazione di strumenti nuovi di decisione  dal basso delle scelte territoriali, economiche, sociali e produttive, locali e nazionali, con un ruolo, prevalentemente, istruttorio  del Parlamento e dei Consigli delle Assemblee, ed esecutivo del Governo e delle Amministrazioni locali,   quale momento, il più alto possibile della Democrazia e della Partecipazione Popolare; l’Orizzonte della Solidarietà  e della Ecologia per una nuova Economia, un nuovo Sviluppo, un nuovo rapportarsi della Umanità alla Biodiversità.
Se riflettiamo bene in tutto l’Universo delle realtà alternative del Paese, c’è  almeno un poco e spesso molto di queste tre direttrici e forse nessuna realtà di esse dirà di essere ad esse contrarie ed anzi di perseguirle; se è così,  è proprio impossibile attivare una ricerca per una strada condivisa per un grande comune impegno?

Antonio D’Acunto
 

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