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La Civiltà del Sole E-mail
La scoperta del Sole come fonte energetica per l’Umanità di oggi ha la stessa valenza di quella del Fuoco per l’Uomo della Preistoria. di Antonio D’Acunto

Naturalmente il fuoco esisteva ed era conosciuto e temuto nella Preistoria dell’Uomo: dove fu la vera rivoluzione? nella capacità di produrlo autonomamente, di conservarlo e soprattutto di usarlo. La stessa cosa è oggi per il Sole: la risorsa illimitata, che ha generato la vita stessa del Pianeta e che paradossalmente viene ignorata come fonte della energia che l’Uomo -inteso nell’accezione della specie di  Homo Dominans -  sceglie di utilizzare per la sua stessa esistenza, nonostante gli infiniti segnali qualitatitivi e quantitativi, di bellezza, di efficienza, di disponibilità che con massima generosità continuamente Esso ci dà.
Anche nella Preistoria, allora per un tempo lunghissimo, centinaia di migliaia di anni,  vi fu  ricerca ed evoluzione su come generare il fuoco e semplificando al massimo, si affermarono due grandi “Teorie”, che si concretizzarono nei sistemi “a percussione (pietre focaie)” e a “frizione (legno)”. La nascita del focolare e la sua evoluzione, dal piccolo catino di pietre ammucchiate come custodia anche sacrale dell’acceso fuoco alla omerica fornace di Vulcano nella quale erano venti i mantici che “per venti bocche ne venian soffiando”, costituirono  la profonda rivoluzione  allo stesso tempo tecnologico, del modello di sviluppo ma anche sociale e culturale, di cui la nascita del linguaggio fu il primo più significativo momento.
Oggi l’impiego della energia solare è all’inizio di una fase di profonda ricerca: dal fotovoltaico, nei diversi sistemi produttivi, al termodinamico, anche esso in evoluzione continua, e tutto ciò che  in conoscenza e tecnologia  già oggi ci consente di affermare con massima certezza della sua vastissima applicazione, fra un decennio sarà probabilmente superato, obsoleto, appunto preistoria del solare.
Agli attuali ritmi di consumo, in nessun ambiente, anche economico, si mette in dubbio che nel 2050 il petrolio, pure nelle sue similari forme peggiori, sarà risorsa residuale e poco dopo il gas naturale ed il carbone; il nucleare, insostenibile ed irrealizabile per ogni altra ipotizzabile ragione, ha disponibilità massimamente limitata, 30-40 anni, non di più: tutto ciò per “gran fortuna” della Terra, come ci  dicono, quale imperativo categorico, il surriscaldamento globale, l’effetto serra, i cambiamenti climatici. La sostenibilità sta solo nel Sole e nel Sole sta l’unica cura possibile per la disintossicazione termica, chimica, fisica del Pianeta. Prima si comincia, prima si attiva questo percorso verso la sostenibilità e poi verso la rigenerazione del Pianeta. Sono facili a calcolarsi le TEP o direttamente i barili di petrolio che sarebbero ancora come riserva fossile nelle viscere della Terra e non si sarebbero mai trasformati in gas serra: migliaia, milioni, miliardi a seconda di quanto tempo fa avessimo iniziato questo percorso e quanta intensità avessimo ad esso dedicato: e migliaia, milioni e miliardi di TEP, di barili di petrolio, di CO2 ed altri gas serra saranno in futuro a seconda delle scelte che si faranno.
E’ banalmente vero tutto ciò, ma così detto esso  resta completamente  dentro una filosofia limitata e superata che ci portiamo dietro quando affrontiamo la questione della energia solare: il pensare ad essa come fonte sostitutiva dell’energia fossile. La rivoluzione dell’Energia Solare, allo stesso tempo ad essa connaturale e da perseguire, sta invece nella radicale modificazione dell’attuale sistema produttivo, economico, sociale, culturale e politico. Data la entità della popolazione umana, a livello locale come nazionale e mondiale, è sicuramente  importante la “quantità”  ma la sua organizzazione di produzione e distribuzione e le conseguenze che ne derivano possono costituire il nuovo vero progresso della Umanità.
Vi è sempre stata, appunto dalla rivoluzione della “scoperta del Fuoco”, nella storia della Umanità fino ad oggi una correlazione stretta tra l’idea dello sviluppo e quella della necessità di crescente disponibilità di fonti energetiche: prima dell’era industriale, cioè fino a due secoli fa, l’energia era sostanzialmente tutta da fonti rinnovabili - acqua, vento, legno, biomassa-, ma la filosofia dello sviluppo era comunque nella acquisizione di sempre maggiori quantità di energia, nel percorso peculiare, strettamente legato alla produzione capitalistica, della sempre maggiore concentrazione delle “Potenze”,  che poi ha caratterizzato il Novecento. Se si fa una ricerca, non nella zona industriale di Milano, ma a sorpresa nella zona orientale di Napoli, Porto - S. Giovanni a Teduccio,  tale processo di concentrazione, diventa emblematico; primo decennio del 900, la centrale ancora oggi ricordata della “Bufala” di quasi 1000 kW! per la  elettrificazione della linea ferroviaria Napoli-Castellammare; tra il secondo ed il terzo decennio del secolo (inaugurazione 1925), i tre più grandi gruppi di potenza termoelettrica in Europa, ciascuno di 15 mila kW della Centrale Maurizio Capuano, orgoglio della SME (Società Meridionale di Elettricità); sembrano potenze gigantesche, ma che diventano piccola cosa di fronte ai due  impianti, della ricostruzione del dopo guerra del piano Marshall, della centrale di Vigliena,  (inaugurazione 1953), 33 mila e 66 mila KW a loro volta piccola cosa rispetto ai tre gruppi della Centrale di Napoli Levante, dell’ENEL nazionalizzata, ciascuno della potenza di 150 mila kW degli anni ’60 che a loro volta diventano insignificanti ed obsoleti già rispetto al megaimpianto di Brindisi degli anni 80-90, quattro gruppi da 660 mila kW, per un totale di oltre 2milioni e mezzo di kW. Naturalmente estremamente riduttiva e semplicistica sarebbe un’analisi che evidenziasse solo  i catastrofici danni sulla salute e sull’ambiente e sullo sperpero di risorse naturali conseguenti a questa escalation di potenza - ovviamente il caso Napoli è solo un esempio - senza una più complessiva critica dei processi politici, economici, sociali, di conoscenza tecnologica e scientifica, di evoluzione  materiale e spirituale, legati a tale modello energetico. Il dato certo però è che esso  oggi arriva alla naturale insostenibilità per la disponibilità della risorsa, per la capacità recettiva del pianeta e per la qualità della vita e dello sviluppo connessa.
Invece, anche quando ragioniamo di potenza ed energia solare, direttamente o nelle altre sue espressioni del rinnovabile, ci muoviamo sempre lungo questa visione, di come cioè continuare a sostenere questo, insostenibile, modello energetico.
Il Sole pone perciò una fondamentale rottura, una inversione radicale rispetto al percorso energetico passato dell’Umanità e del suo apice del Novecento: passare dalla concentrazione di potenza alla diffusione capillare dei centri di produzione. La rivoluzione necessaria   sta nella filosofia che lo spazio, la superficie del Pianeta è la fonte fondamentale dell’energia per la Umanità. Se per  la sua casa, per la sua mobilità, per il suo sostentamento,  per le sue funzioni produttive, sociali e collettive, per ogni sua attività, l’Uomo si serve dello spazio perché non deve servirsene  (lo fa solo nella logica delle grandi concentrazioni)  anche per la risorsa prima, essenziale di tutte le altre attività: l’energia? Qui sta la questione vera, di fondo, la sfida della Umanità per il suo futuro e quello del Pianeta. La domanda centrale che si potrebbe porre, ovvero il grande dubbio sulla credibilità e percorribilità di tale percorso, è tutta sull’ordine di grandezza dello spazio per l’energia rispetto alle altre funzioni.
Rinuncerebbe qualcuno alle strade? Sicuramente No, ed allora misuriamo il consumo di spazio per l’energia con quello occupato da esse e facciamo riferimento all’Italia: la sua rete stradale  (extraurbana)  è di circa 180 mila km; per una larghezza (media) impegnata per la sede stradale di 10m , si ha una superficie impegnata di 1800 kmq; sicuramente sono molto, molto  più alte sia  la potenza che l’energia ottenibili, ma facciamo riferimento al dato del Governo, Berlusconi- Scajola, di 50 MegaWatt per kilometro quadrato di ricettore solare: la potenza equivalente del sistema “strade” è di 90.000 MW, dello stesso ordine di grandezza anzi il doppio sia in potenza che in energia elettrica del fabbisogno italiano. Discorsi similari possono naturalmente farsi ad esempio per tutti gli altri campi di uso del territorio: dalla rete ferroviaria ai metanodotti; si può immaginare, a livello internazionale,  quanto consumo di suolo, ovvero quanta energia solare equivalente si avrebbe per il metanodotto che porta il gas dalla Siberia all’Italia? Ma il dato più sorprendente - tanto sorprendente da richiedere la verifica della verifica per essere certo di non sbagliare – è relativo proprio al sistema di produzione dei megaimpianti, alle isole di potenza come vengono dette in gergo tecnico: le isole di potenza richiedono necessariamente le grandi linee elettriche di trasmissione ad altissima ed alta tensione: 380 kV e  220 kV: la lunghezza della rete elettrica italiana  (dati TERNA) a 380 kV è circa 10000 km: quella a 220 kV è circa 12000 km: mantenendo il dato di sicurezza generalmente accettato di 0.2 microTesla si ha una distanza di sicurezza dalla linea di 150 m per la linea a 380 kV e 100 m per la linea a 220 kV, corrispondente ad un totale (a destra e sinistra della linea) di almeno 300 e 200 m: questo significa che la superficie del suolo italiano “compromessa”, cioè non utilizzabile se non  con gravissimi e riconosciuti rischi è pari ad almeno 5000 kmq che in termini di potenzialità solare (sempre secondo il dato Berlusconi-Scajola) è pari a 250.000 MW, cinque volte la intera potenza oggi richiesta dalla rete elettrica ed una energia producibile pari  a tutta l’energia consumata in Italia da ogni fonte!!!  Poiché in un Sistema Solare non sono ipotizzabili isole di potenza, il sistema delle grandi linee di trasmissione non avrebbe ragione di esistere più: con l’equivalente della superficie  compromessa dalle sole grandi linee di trasmissione  con un sistema solare si produrrebbe tutta l’energia necessaria dall’Italia di oggi!!  Questo è il dato allo stesso tempo del pessimo e rischioso uso del territorio e allo stesso tempo di quanto “facile e percorribile” potrebbe essere l’impiego del solare.
Appare del tutto chiaro che la “inerzia” del sistema  materiale, ma anche immateriale del pensare comune, oggi esistenti richiamano comunque anche  la ricerca di soluzioni   capaci di rispondere quali “alternative credibili” al sistema energivoro ed accentratore di oggi. Di qui la necessità di attivarsi lungo tutte le prospettive del Solare, da intendersi sempre nell’accezione globale anche delle espressioni naturali del rinnovabile. E cioè piccoli, medi e grandi impianti: la realizzazione di grandi potenze solari, ad esempio intorno ai 50 mila kW, con il sistema termodinamico di Rubbia e che va ad attuarsi in Spagna va decisamente nella direzione della radicale inversione del modello rispetto alla fonte energetica ed alla entità ed è allo stesso tempo la manifestazione della concretezza  della realizzazione.

Con il solare, l’energia consumata oggi non ha alcuna conseguenza su quella disponibile domani: è la differenza di fondo tra le fonti rinnovabili e non;  e sul piano della quantità disponibile  essa è illimitata. Ma per la sua diretta ed ineludibile correlazione, per il vincolo indissolubile che li lega, ha il suo limite nella limitatezza dello spazio fisico  del territorio, locale o planetario e nella necessità che tale spazio fisico abbia la migliore funzione possibile, per l’Uomo come per la Biodiversità. La coscienza della preziosità della energia e  la conseguente razionalizzazione ed ottimizzazione della produzione e del suo uso costituiscono perciò un percorso fondamentale dell’Umanità e permeano la identità di una nuova Civiltà: la Civiltà del Solare.
Nella Civiltà del Solare, la Città  respira come da natura e  cresce la bellezza della sua immagine: scompaiono gli orrendi, rischiosi  e malsani scenari di raffinerie, depositi di combustibile,  megalitici impianti ed  i tetti da semplici e spesso orride coperture diventano luoghi verdi,  rigeneratori di ossigeno, fonti energetiche. La campagna e l’agricoltura ritrovano l’identità perduta, generatrice e  non distruttrice di risorse. Cambiano urbanistica ed architettura del nuovo - casa, fabbrica, luoghi sociali - progettati e costruiti per essere energeticamente autosufficienti; contro gli sprechi cambiano i materiali e le tecnologie impiegate; cambiano la mobilità ed il trasporto, privato e pubblico, riformulato sul solare e le sue derivazioni. Crescono, con la specifica tecnologia, la capacità rigenerativa di materia, il ricircolo, e la sinergia e la simbiosi anche funzionali  con la depurazione delle acque.  Una identità nuova del lavoro e della sua funzione sociale e collettiva trova nella rivoluzione del Solare una grande centralità, un fondamentale riferimento per un immanentismo filosofico, ideale, progettuale anche di nuova formulazione economica; l’intera economia si libera dai vincoli della dipendenza e del ricatto del mercato del combustibile e delle fonti energetiche e lo scambio internazionale si attiva non sui vincoli della “bilancia commerciale”, sulla speculazione monetaria ma sull’interesse   reciproco e solidale.
Le Comunità Locali, anche in identità semplici e familiari, diventano i Fattori delle Scelte, delle capacità di acquisire quella giusta energia sufficiente per le loro necessità: di scambiarsela a “bassa tensione” per non restarne mai prive con le altre vicine in una rete di comune, reciproco interesse. A regime, ai cittadini, alle famiglie, alle aggregazioni sociali e collettive, alle scuole, agli ospedali, ai luoghi di produzione e lavoro, arrivano “bollette” dell’energia dove il costo del combustibile è sempre zero perché è la Natura che lo dona a tutti e sono da recuperare le sole   spese di esercizio e manutenzione.
Nella Civiltà del Sole non hanno più ragione d’essere nè le lobbies nucleari, né le grandi guerre, militari, politiche ed economiche per l’Oro Nero, il Gas Naturale  ed i potenti magnati che le gestiscono: immani sono gli interessi ad essi legati ed immane è il sistema di ricatto, corruzione e di persuasione sulla insostituibilità dell’attuale sistema produttivo ed energetico. Questa è la ragione universale che impedisce la transizione e l’affermazione della Civiltà del Sole.
Antonio D’Acunto
 

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