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In memoria dell’olocausto nucleare di Cernobyl, lanciamo la Campagna: che bella cosa è na centrale e’ sole! E-mail
di Guido Pollice, Antonio D’Acunto, Riccardo Consales

Il summit sulla Sicurezza Nucleare di Washington del 13 e 14 aprile scorso ha avuto una duplice contrapposta valenza: da una parte la estrema gravità di non ricordare da parte di nessuno dei partecipanti, a partire purtroppo da Obama,  l’olocausto nucleare di Cernobyl, con la implicita  operazione  della rimozione, dalla coscienza collettiva del Mondo, dei milioni e milioni  di persone gravemente ed irreversibilmente  colpite dalla immane nube radioattiva, che, partita dalla centrale nucleare al confine Ucraina- Bielorussia ha colpito l’intero Pianeta;  ciò al chiaro scopo di non disturbare gli immani interessi in atto, in realtà delle pochissime centrali in costruzione o programmate nel Mondo. Berlusconi ha richiamato Cernobyl non come olocausto e memoria delle vittime del nucleare, ma come un incidente di percorso che ha ostacolato il business nucleare.
Dall’altra parte, è quasi paradossale dirlo per l’astuzia  dei partecipanti, forse involontariamente, ma in maniera nettissima, come mai accaduto finora, il summit ha fatto emergere il nesso strettissimo tra il nucleare cosiddetto civile ed il nucleare delle bombe e dell’inquinamento atomico, militare o terroristico, secondo come si preferisce chiamarlo.  Qual è stato difatti l’Ordine del Giorno del Summit? “Rafforzare la sicurezza dei materiali nucleari per evitare che finiscano nelle mani di terroristi e criminali, ottenere un’adesione sempre più allargata al TNP (Trattato di Non Proliferazione)”. Perché questo Ordine del giorno? “Perché in alcuni impianti nucleari civili, l’uranio altamente concentrato, che viene utilizzato per i reattori, potrebbe essere usato per costruire armi nucleari. Quindi la sicurezza di tali materiali deve essere rinforzata e assoluta” . Più chiaro di così ed in un contesto di maggior livello politico mondiale è impossibile dirlo! Ogni  produzione di uranio arricchito accresce dunque  il pericolo di bombe e di armi nucleari per l’intero Pianeta (non lo diciamo più solo noi,  ma il Summit); il Paese che ha impianti di produzione di combustibile nucleare, ovvero impianti di arricchimento dell’uranio è un Paese fortemente esposto al terrorismo nucleare;  lo dice sempre il summit. Non vi può essere perciò scelta più sciagurata di quella di pensare di realizzare tali impianti; chi fa tale scelta? L’accoppiata Berlusconi – Scajola per lo “sviluppo del nostro Paese”! Ma Berlusconi non è ancora contento e supera ogni immaginabile limite  e va a Washington e propone la “Scuola di Sicurezza sul Nucleare”: In che può consistere tale scuola se non nell’addestramento nell’attacco-difesa della rapina – commercializzazione dell’uranio arricchito e, per  scopi similari,  di quello impoverito? Sappiamo dalla Storia che secondo gli interessi e le forze in campo, e a seconda della compravendita degli 007, a volte vince la difesa, cioè l’affare non va in porto, a volte vince l’attacco e cioè il materiale per le bombe o per l’inquinamento nucleare va in libera circolazione. Pensiamo all’assurdità che realmente venisse realizzato, così come previsto dal piano nucleare del Governo, l’impianto di produzione di combustibile nucleare e che esso fosse realizzato nella tenuta militare di Persano (sì proprio a ridosso della Oasi naturale del WWF) nel Salernitano. L’uranio arricchito dovrebbe essere trasferito  alle nuove centrali nucleari (stiamo ovviamente parlando sempre di assurde assurdità). A parte la superorganizzazione militare necessaria,  le ingenti spese e gli immani disagi per la popolazione attraversata dal trasporto segreto, qualcuno potrebbe mai escludere la possibilità di attacco (di ogni natura) per impadronirsi dell’ambitissimo carico? La risposta è ovviamente no!
Il Summit fa chiarezza – sembra quasi che i partecipanti  abbiano voluto  fare riferimento ai nostri scritti sulla Rivista Verdeambiente! - sulla ineluttabilità  della produzione del Plutonio e di altri elementi transuranici, dalla potenzialità distruttiva dell’intero Pianeta per innumerevoli volte, se recuperate con riprocessamento, e capace allo stesso tempo per singolo grammo  di uccidere tra infinite sofferenze centinaia di migliaia di persone: non è purtroppo certo a probabilità zero il versamento di tale grammo in un acquedotto che alimenta una città, come non è impensabile trasportare un pacco con una sfera di 10 cm di diametro corrispondente a  10 chilogrammi di plutonio, possibile massa critica  di una detonazione nucleare capace di sviluppare una energia di 200 chilotoni! L’energia sviluppata da Little Boy, la bomba lanciata su Hiroshima, fu di 16 chilotoni, cioè tredici volte inferiore! Una volta prodotto il famigerato 239Pu dimezza questo pericolo (non lo annulla) in 24200 anni  (emivita). Se ci si rifà all’Uranio arricchito,  a dirlo è Graham Allison, professore di Harvard e direttore del Belfer Center per la Scienza e gli Affari Internazionali, per un ordigno nucleare ne bastano 25 kilogrammi e nel Mondo già ne esistono 1600 tonnellate, che consentono sessantaquattromila bombe atomiche!   Rispetto a questo quadro di possibile, totale distruzione del Pianeta il problema è solamente o veramente solo l’Iran o Al Queda? O invece di quello di non produrre più uranio arricchito, e plutonio, e di conseguenza della totale fuoriuscita della Terra dal nucleare sia civile che militare e di mettere in campo il più grande piano di sicurezza nucleare possibile, consistente nella sua liberazione  da tutto il combustibile nucleare  prodotto direttamente o generato per fissione nei reattori. Obama sa bene tutto ciò, ha coscienza della estrema gravità e pericolosità della situazione  e lo stesso Summit gli è stato probabilmente richiesto da qualcosa che il Mondo non sa; ben altro doveva però essere il percorso da perseguire per la sicurezza nucleare e in questo senso enormi sono anche  le sue responsabilità.
Il presidente del Consiglio ha annunciato a Washington il ritorno del nucleare in Italia, ma  sa che in realtà egli è  minoranza nel Paese e sa anche  che la sua minoranza non è disposta a fargliela passare liscia sul nucleare, giacché anche i Presidenti eletti della sua aggregazione   hanno assicurato in campagna elettorale gli elettori che mai realizzeranno impianti nucleari nella propria regione; che cosa fa allora per   rassicurare  il suo cointeressato Sarkozy, anche egli profondamente preoccupato che il business nucleare possa non più farsi? Mette in campo tutto il suo potere personale ed annuncia nel vertice di Parigi del 9 aprile scorso (già ve ne era stato un altro l’anno scorso pomposamente definito della svolta nucleare) : "Riuscirò con la televisione a vincere le paure degli italiani”. E’ la minaccia - annuncio di una pesante campagna di mistificazione e di disinformazione  e noi dobbiamo attrezzarci sapendo appunto che non abbiamo televisioni.
Nel giorno della memoria di Cernobyl dobbiamo far conoscere, per quanto ovviamente riduttivamente nota,  tutta la verità sulla catastrofe: dalle affermazioni, le stesse che si fanno oggi, di  “superesperti” sulla totale  sicurezza degli impianti nucleari allora riferita a quelli sovietici dopo il gravissimo incidente di Three Mile Island in USA, alla secretazione ed alla gestione “militare” anche fuori dalla ex URSS del disastro durata molti giorni con la gente di molti Stati  lasciata a  totale rischio; dalla dinamica della perdita del controllo del reattore con il sommarsi di imprevedibili difetti e limiti tecnici in impianti della più alta tecnologia con errori umani di persone selezionate con estremo rigore e  ritenute massimamente preparate e qualificate nella rigorosa militare organizzazione dell’URSS, alla estrema superficialità ed improvvisazione delle istituzioni preposte nel “Paese (l’Italia) allora all’avanguardia nel nucleare” (come dicono sempre Berlusconi e Scajola) nell’indicare direttive di sicurezza e norme sanitarie;  dal clima vissuto non in Russia ma sempre in un Paese, il nostro, lontano migliaia di chilometri dalla centrale di Cernobyl, alla disperazione delle persone, dei genitori nel non sapere neanche se era meglio uscire o proteggere i figli  rintanandoli in casa; dkall’accaparramento dello scatolame venduto anche a mercato nero alla ricerca di tutto ciò che era stato prodotto antecedentemente alla nube radioattiva, al divieto assoluto della vendita di frutta, verdura, latte e formaggi freschi!
Per far capire che cosa fu Cernobyl e che cosa sarebbe una nuova Cernobyl, dobbiamo far rivivere appunto il clima di quei mesi, sì  perché si trattò di mesi, da fine aprile a giugno inoltrato; ciò è di fondamentale importanza per sconfiggere l’asse politico- istituzionale che vuol far credere che la questione della centrale nucleare sia questione del Comune o del Comprensorio dove essa viene localizzata, sì da restringere il tutto alla obbligata, per legge,  mercificazione della salute e degli interessi generali delle popolazioni locali. Cernobyl insegna che  nulla è di più falso e mistificatorio:  Centrali al Garigliano o a Latina comportano rischi altissimi per Napoli e Roma, centrale a Caorso per Milano e Bologna. Tutte insieme per l’Italia ed il Pianeta!!!
Nessuno conoscerà mai il numero delle persone morte o che hanno subito danni irreversibili, e gigantesca è l’operazione di disinformazione per ridimensionare tale numero: non vengono più ricordati come vittime dell’olocausto nucleare nemmeno gli eroi della prima ora dell’incidente accorsi per spegnere l’incidente   e poi  quelli che, realizzando un vero sarcofago  di blocco delle radiazioni attorno al reattore, impedirono una catastrofe ancora maggiore di quella avutasi.
La memoria di Cernobyl è tanta più autentica, vera, forte, umana quanto più alta è la valenza di una ritrovata coscienza e consapevolezza di massa del no al nucleare e di una profonda battaglia per la sua affermazione: occorre perciò far vivere nel Paese le ragioni scientifiche, culturali, economiche, ecologiche di tale battaglia, che come VAS abbiamo sintetizzato nel più volte richiamate  “Decalogo delle ragioni del No al Nucleare”.

Ma è anche l’ora di una epocale, radicale inversione del sistema energetico, del suo modello, delle sue produzioni e delle sue fonti: occorre cioè avere la convinzione e la consapevolezza della necessità e della contestuale possibilità di attivare compiutamente la transizione al solare. E’ questa la sola strada per invertire il surriscaldamento del Pianeta,  per attivare un percorso di pace e di solidarietà tra gli uomini, di salvaguardia della Biodiversità, di un’economia e di una qualità della vita e del lavoro fondate sulla disponibilità di energia ad inquinamento zero e gratuita per  un tempo tanto lungo quanto la vita stessa del Sole. Sicuramente fra dieci, venti anni le conoscenze e le tecnologie di oggi saranno superate, obsolete, ma già oggi il cammino scientifico dell’Uomo consente di avviare una nuova era energetica per l’Umanità. In questa direzione la sfida è anche tutta scientifica contro l’oscurantismo di Berlusconi-Scajola.  Tale oscurantismo scientifico, legato ovviamente ad immani interessi economici non compatibili con tale scelta, è evidente nella mozione del Senato a firma D’Alì, Gasparri, Quagliariello, Dell’Utri ed altri, del luglio scorso contro il Solare Termodinamico: la mozione è l’arrogante operazione per impedire  autoritariamente  con il potere istituzionale  scelte impiantistiche capaci  di dare compiuta risposta anche al modello energetico attuale basato sulla  elevata concentrazione di potenza ed energia: all’attuale sistema di potere, alle lobbies dell’energia fossile  e del nucleare, ai padroni del vapore,  fa paura la possibile realizzazione in tempi rapidi di impianti della potenzialità anche di 50 MW  che
- non producono emissioni inquinanti o di gas serra;
- utilizzano una energia  libera, non intermediata, vincolata e condizionata dall'instaurazione e dal mantenimento di rapporti commerciali o dalla stabilità delle relazioni internazionali;
- hanno assicurata l’approvvigionamento della fonte energetica per miliardi di anni e gratuitamente, mentre i prezzi di combustibili fossili e uranio sono variabili e presumibilmente destinati ad un andamento crescente col ridursi delle riserve totali e il progressivo esaurimento di quelle economicamente e tecnicamente più convenienti da sfruttare;
- non richiedono trasporto né preprocessamento di combustibili;
- non producono come nel caso del nucleare scorie per il cui smaltimento occorre la disponibilità di altri siti;
- si fondano su un processo produttivo semplice e scevro da rischi legati a errori umani o malfunzionamenti.
- sono intrinsecamente innocui per gli abitanti nei dintorni, e non si prestano  ad attentati terroristici per la natura "diffusa" e "scalabile" della modalità di produzione;
- porteranno ad un costo finale del chilowattora sempre più economico rispetto a tutte le altre fonti;
- attiveranno il più grande processo occupazionale della storia per la riconversione della identità e della qualità della produzione e del modello di vita.
Sì!,  il modello solare mette in crisi il capitalismo e lo scontro sarà, come sta avvenendo per l’acqua,  contro la privatizzazione del Sole. Ma questa sarà Storia futura.
Naturalmente non si tratta di sposare oggi fideisticamente una tipologia di solare rispetto ad un’altra giacché ciascuna, a partire dal fotovoltaico e dalla produzione di idrogeno, ha allo stesso tempo  potenzialità enormi di miglioramento di efficienza e necessità-utilità di sinergizzazione con altre tipologie: occorre invece affermare fino in fondo la filosofia del solare, anche ovviamente nelle sue diverse manifestazioni e trasformazioni  del rinnovabile quale eolico, idroelettrico e della biomassa nell’accezione più ampia, quando naturalmente non sconvolgenti il territorio e gli ambienti naturali.
La risposta alla mozione antisolare di Gasparri – Quagliariello non può perciò essere debole, insignificante, subalterna e perciò perdente  come quella della contromozione  De Seta – Finocchiaro (PD), ma deve  avere la forza di una scelta radicale per una transizione globale e rapida verso un nuovo orizzonte energetico:  una scelta che deve tradursi in proposte concrete, in iniziative quanto più capillarmente possibili così come richiama la natura stessa della diffusione sulla Terra dell’Energia del Sole. E’ ora cioè di richiedere “Piani Energetici Solari” per ogni Comunità locale, di attivare - Noi come Volontà del Cambiamento - Gruppi di Lavoro per questi Piani e di lanciare sin da subito  in Memoria delle vittime dell’olocausto nucleare di Cernobyl la “Campagna”, che bella cosa è na centrale e’ Sole!
Della folle mozione Gasparri-Quagliariello, proprio per togliere ogni dubbio sulla fattibilità, prendiamo il punto più alto della contestazione al grande progetto del Nobel, Rubbia: “il solare termodinamico, inoltre, incontra difficoltà realizzative dovute al "siting". Occorre, infatti, reperire spazi molto ampi (i moduli standard da 50 MW come si stanno sviluppando in Spagna richiedono 120 ettari, ovvero un rettangolo di 1.200 per 1.000 metri lineari)” Contestando, viene avvalorata fino in fondo la possibile taglia di 50 MW-sufficiente per almeno cinquantamila cittadini e la  realizzazione in atto nella vicina Spagna. Non è certo difficile individuare sia vicino alle grandi città che nella campagna  terreni di 1200m per 1000m ed apriamo una battaglia per la realizzazione di tali impianti: ricordiamo a tutti che per ogni sette metri quadrati di solare termodinamico si recupera una TEP (Tonnellata Equivalente di Petrolio) all’anno. Ad essere pessimisti assai, per un impianto da 50MW si recuperano ogni anno almeno centomila TEP! E’ facile vedere come si recupera l’investimento iniziale. Si comprende anche quanto infinitamente grande sia stato l’errore della Sinistra, del Sindacato e, perché no!, anche dell’insieme del movimento ambientalista nel consentire la privatizzazione dell’ENEL, giacché oggi potrebbe tale Ente, se Pubblico, costituire un fondamentale riferimento, anche di lotta, per la realizzazione di tali impianti.
Naturalmente sempre, anche quando si tratta del…Sole!, nel rispetto della più perfetta e compiuta valutazione di impatto ambientale, apriamo una battaglia per la realizzazione di impianti anche adiacenti a centri densamente abitati, quasi fossero integrati in essi. Al lavoro di Rubbia aggiungiamo una nostra considerazione che fa salire di molto l’efficienza dell’impianto e che  fa risparmiare proprio tanto ai cittadini (e questo non piace a Berlusconi e soci): l’acqua calda di scarto (per gli esperti quella del condensatore del ciclo termodinamico), pericolosissima degli impianti nucleari ed inquinante termicamente per gli impianti termoelettrici tradizionali, è una gran bella risorsa per uso domestico, condizionamento ed igienico-sanitario, ed anche industriale, ed è pulita e può essere quasi regalata!

Sì, E’ proprio bella la centrale a Sole!
 

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