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Nucleare: le leggi e i decreti del Governo Berlusconi non possono cambiare le leggi della natura. - La follia del decreto dell’8 marzo. E-mail
di Guido Pollice, Riccardo Consales, Antonio D’Acunto. Rispetto a tutti i precedenti atti legislativi,  l’incostituzionale decreto sul nucleare, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 marzo scorso, si caratterizza per un fatto completamente nuovo ed estremamente significativo: quello di voler imporre per legge  agli italiani, contrari per l’80% secondo il referendum popolare,  la convinzione della bontà e della validità del nucleare.  E’ incredibile, ma è proprio così; il decreto, che per sua natura non potrebbe mai farlo, ha al suo centro una sfrenata, irrazionale ed antiscientifica  propaganda del nucleare che supera ogni immaginazione e trova il suo apice quando nell’Art. 3  (Strategia Nucleare) si affermano i benefici del nucleare rispetto all’effetto serra, ignorando  che nell’ambiente esterno viene scaricata una quantità di calore pari al doppio della energia effettivamente utilizzata, addirittura di gran lunga superiore a quella delle centrali termoelettriche tradizionali. Per una centrale del nuovo standard di 1600 MWe vengono scaricate oltre 3000MWH (MegaWattora) ogni ora: molto di più di  tutta l’energia  consumata mediamente in un’ora dalle Città di Napoli e di Roma messe insieme, ed oltre sei volte quelle che viene in esse consumata sempre in un’ora per i soli usi domestici! Chiunque abbia studiato un poco di fisica e di termodinamica sa che ciò avviene per legge di natura, i principi ed i cicli di Carnot, che, guarda caso!, per il nucleare (per un minimo della cosiddetta sicurezza) sono molto più severi, ovvero consentono un rendimento molto più basso. Ma come e dove viene scaricata questa immane quantità di calore? La risposta è: facendo evaporare nelle “torri di raffreddamento” una quantità proporzionalmente abnorme di acqua si da ottenere la sorgente fredda richiesta sempre dal buon Carnot. E questo continuamente, ininterrottamente per tutto il tempo di funzionamento dell’impianto; senza scomodare libri complicati di fisica, riportiamo per  Berlusconi e  Scaiola da Wilkipedia: “ sono  chiamati gas serra quei gas presenti in atmosfera, di origine sia naturale che antropica, che assorbono ed emettono a specifiche lunghezze d'onda nello spettro della radiazione infrarossa, emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole. Questa loro proprietà causa il fenomeno noto come effetto serra. Il vapore acqueo (H2O), il biossido di carbonio (CO2), l'ossido di diazoto (N2O), il metano (CH4) e l'ozono (O3) sono i gas serra principali nell'atmosfera terrestre.” Enormi sono perciò le conseguenze del vapore acqueo prodotto nelle torri, sia su scala generale che in modo molto più grave e percepibile su quella locale.
Lo confessiamo: grande è la nostra preoccupazione nel dire ciò perché abbiamo paura di un decreto di Berlusconi  che metta fuori legge lo studio della Termodinamica e dichiari illegittime tutte le leggi della Natura!
Ma torniamo al decreto legislativo,  ponendo ancora una volta, anche al Presidente Napolitano che lo ha promulgato, la domanda di fondo: gli impianti nucleari che si vorrebbero costruire, dovrebbero servire per produrre energia elettrica? Se la risposta di Berlusconi e Scajola è affermativa,  altrimenti in qual maniera si potrebbe camuffare il grandissimo business del nucleare, già nel lungo elenco dei “Visti” (per la Costituzione si fa riferimento agli articoli 76 e 87), prima di “promulga, come si fa ad ignorare, come se non esistesse,  l’art 117 della Costituzione che esplicitamente regola il rapporto Stato-Regioni nella produzione, nel trasporto e nella distribuzione dell’energia elettrica! Strumentalmente si introduce, invece, l’articolo 120 sui poteri sostitutivi centrali che obbiettivamente non ha nulla a che vedere con la questione della energia: dal subconscio di chi ha scritto il decreto è fuoriuscita forse la volontà di dire tutta la  verità  e cioè che si tratta di tutt’altra faccenda che non la produzione di energia?
Sempre nei “Visti” preliminari alla promulgazione del testo di legge, vi  è la “presa d’atto che la seduta della Conferenza unificata Stato-Regioni  non si era tenuta; ciò è avvenuto chiaramente per il semplice fatto che la quasi totalità delle regioni si è espressa contro il nucleare almeno nel proprio territorio e che molte di esse hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale; non è  incomprensibile ed allo stesso tempo estremamente grave la forzatura di accelerare ogni atto prima del pronunciamento della suprema Corte? L’indecoroso gioco è chiaro: fino alle elezioni non indicare i siti ed accelerare le procedure possibili, e poi dopo far trovare la Corte Costituzionale davanti a scelte già fatte.
Lo si desume dalla estrema debolezza dell’azione svolta: anche alle forze di opposizione ancora non è del tutto chiara la catastrofica gravità  della iniziativa del Governo sul nucleare, che trova ormai nel decreto ultimo la sua completa configurazione; vi è un abisso tra la impostazione di oggi e quella, già densa di gravissime conseguenze, del 1962: la legge  n.1860 del 31 dicembre di tale anno,  “impiego pacifico dell’energia nucleare”, aveva come referente fondamentale l’Enel, controllabile e controllato dallo Stato, perché suo Ente: certo potevano esserci e ci sono state devianze, omissioni, informazioni false, anche gravissime, ma  pubblico, era comunque il controllo sull’acquisto  e la movimentazione del combustibile nucleare, sulle scorie, sul materiale contaminato, sulle fughe radioattive. Nelle scelte di oggi addirittura soggetti privati (gli operatori dell’art. 6 del decreto legislativo), nazionali e non, decidono, sulla base di una parvenza di autorizzazione,  su dove realizzare gli impianti, con un potere superiore ad ogni Comunità locale, fino al livello di una Regione,  ovvero contando  di più di una popolazione di milioni di abitanti!  Con il decreto sostitutivo d’intesa,  essi operano (punto 7 dell’Articolo 11)  “anche in deroga ai Piani Energetico-Ambientale”  approvati dalle Regioni: questo è il rispetto delle Autonomie Locali ed il Federalismo di cui parla la Lega Nord!
“Ma se proprio la forza della Volontà Popolare fosse così grande da impedire la realizzazione dell’impianto nucleare, come porteremmo in porto i nostri affari?”: si potrebbe pensare di ascoltare in una del tutto immaginaria intercettazione telefonica tra un “operatore” ed un esponente del Governo, con la risposta da parte di quest’ultimo: “non ti preoccupare, ci piazziamo nel decreto legge un bell’articolo 17 – strumenti di copertura finanziaria ed assicurativa- con il quale “entro 60 giorni (non di più) dalla entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sono individuati gli strumenti di copertura finanziaria ed assicurativa contro il rischio di ritardi nei tempi di costruzione e messa in esercizio degli impianti per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica..”
I soldi sono naturalmente di tutti noi; non ci stanno per sanità, scuola, ambiente, lavoro, ma subito escono fuori per quelli del business del nucleare!!
L’impianto nucleare da civile,  come era nella passata legislazione, diventa di “prevalente interesse nazionale” e cioè  per natura e per protezione sostanzialmente militare: nessuno si potrà avvicinare o verificare ciò che realmente accade nella centrale; il controllo ambientale della sfortunata “area idonea”, come è denominata nel decreto, sarà completamente alienato alle popolazioni locali che, costrette a vendere il loro diritto alla  salute per tanti più  Euro quanto più alto è il rischio connesso alla potenza installata e all’energia prodotta,  potranno solo denunciare i cancri, le leucemie, le malformazioni, le mutazioni genetiche.
Gli operatori privati gestiranno il combustibile nucleare per quantità e qualità a loro piacimento e, perché no!, se dovessero trovare  il Bin Laden, o Paesi a cui piace anche il nucleare militare e che gli offrono  un ottimo affare, perché non darlo!  Se per le “Grandi Opere” è stata ancora possibile l’azione della Magistratura, per la nuova  strutturazione del sistema nucleare  essa non potrebbe mai esplicarsi in nessuna sua fase, dalla costruzione all’esercizio.
Scandalosa è, nel decreto legislativo, la effettiva insussistenza della vincolistica; ogni logica fatta nell’interesse della collettività vorrebbe che  a monte di ogni ipotesi di programma o strategia nucleare del governo o del parlamento si verificasse la esistenza o meno di siti “idonei”. E sì, perché essi potrebbero, come è nella realtà del nostro Paese, anche non esistere!  Invece si fa esattamente il contrario: si stabilisce che deve partire il programma nucleare – Berlusconi addirittura annuncia l’accordo con Sarkozy per quattro centrali e Scajola fissa l’obbiettivo del 25% dell’elettrico con impianti nucleari- e poi si opera per cambiare finanche la natura e la identità del territorio,  ovvero per adeguare le caratteristiche delle aree alle centrali nucleari come avviene con i caotici, assurdi ed incomprensibili   articoli 7, 8 e 9 del decreto. La confusione è tale che non si capisce né il peso di ciascun parametro nella decisione  né addirittura se alcuni di essi  sono da considerare come elementi a favore o contro la  “idoneità” del sito.
La follia del decreto e la sua estrema pericolosità  appaiono ulteriormente nella proposizione degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, affidati totalmente alla libera iniziativa del privato che può procedere come per gli impianti di produzione di energia. Emergono subito aspetti sconvolgenti: nel decreto legge è assente la destinazione del combustibile prodotto per uso civile o pacifico (che dir si voglia); non è indicato il limite massimo di arricchimento né le tecnologie consentite; non è specificata la destinazione alle eventuali centrali italiane, con le conseguenti indicazioni della qualità e della quantità massima producibile; non si fa minimamente cenno a vincoli e regolamentazioni del commercio del mercato del combustibile arricchito, né di quello, anche esso ben noto, “impoverito”. Sconvolgenti domande conseguentemente ne derivano. L’Italia, come è ben noto, è priva di significative miniere di minerali di Uranio; per cui non si tratta né di autonomia energetica nazionale né di valorizzare (si fa sempre per dire) risorse nazionali, dovendosi approvvigionare e conseguentemente dipendere per il minerale di base sempre da altri Paesi. Allora, perché? Chi ha spinto per coinvolgere l’Italia nel mercato internazionale dell’Uranio, rischiosissimo non solo nella produzione ma, drammaticamente sotto ogni aspetto, della sua movimentazione? Oscuri poteri nazionali, potenze internazionali militari, nucleari e non secondo il TNP (Trattato di Non Proliferazione), affaristi senza scrupoli che vogliono vendere il combustibile arricchito ai Paesi soprattutto dell’EST Europa? Se malauguratamente si dovesse andare avanti, una parte della verità la sapremo certo quando usciranno fuori gli “operatori” che si proporranno per tale nefasta operazione, ma non è detto che essi non siano di copertura per altri.
Il decreto, sempre nella sua drammaticità, diventa ridicolo quando vuole far passare per “Parco Tecnologico” e occasione di lavoro e di sviluppo il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi; il territorio interessato di ben  più vasta portata dei 20 km attorno ad esso, indicato nel decreto come area di obbligo di vendita del diritto alla salute, sarà a permanente rischio di gravissima contaminazione per l’ambiente e per le popolazioni, attuali e quelle future, per centinaia di migliaia di anni: una disgrazia superiore ad ogni forma di cataclisma naturale, che comunque esaurisce i suoi effetti in poche anni.
Ma ancora più ridicolo resta il già citato articolo 3 del decreto legislativo, soprattutto ripercorrendo le tappe ed i violenti, autoritari colpi di mano che si sono fatti e si continuano a fare, a partire dalla cancellazione della volontà referendaria contraria al nucleare  con due commi di 6 e 7 parole di un articolo, il n.7  di una caotica, confusionaria ed omnicomprensiva legge di 85 articoli, la n. 133 del 6 agosto 2008. Nella consapevolezza di una debacle totale, nel Parlamento e nel Paese si è artatamente evitata una profonda discussione, ecologica, scientifica, economica e  sociale ed il Governo e  le lobbies nucleari hanno cercato l’acquisizione del consenso  solo con una campagna di totale disinformazione sia sul piano dei rischi che di inesistenti benefici.  Ora che cosa si legifera nell’articolo 3 del decreto?  l’adozione  di un “documento programmatico, con il quale sono delineati gli obbiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali (è scritto proprio così!), in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”. Il documento che avrebbe dovuto avviare il confronto parlamentare e dal quale si sarebbero dovute far scaturire le decisioni, viene, tra l’atro non proposto al confronto, ma “adottato” a scelte già fatte! (sempre però secondo le intenzioni del governo e delle lobbies nucleari).
E naturalmente dopo la imposizione violenta della scelta, bisogna operare per presentarla come democratica e partecipata; di qui  nasce la sceneggiata del Comitato di Confronto e Trasparenza di cui all’art 22, che opera, con i fondi e  sui dati forniti dall’operatore cioè il titolare dell’impianto nucleare; vale a dire “Acquaiuolo? l’acqua è fresca” con la risposta “nemmeno la neve lo è così!”
Nel Comitato è indicato al punto o), la partecipazione  anche di un rappresentante delle Associazioni Ambientaliste. Bisogna assolutamente non entrare neanche minimamente nella logica di essere coinvolti in tale operazione mistificatoria; sarebbe importante perciò che da subito tutte le Associazioni Ambientaliste dicessero che non faranno  mai parte di tale Comitato, come forte segnale di totale dissenso rispetto alle imposizioni ed alle scelte in atto.
Berlusconi, Scaiola e gli altri firmatari della legge vogliono veramente  il coinvolgimento delle associazioni Ambientaliste? Bene! Affidino a noi le “campagne di informazioni” previste nel decreto;    daremo informazioni incontestabilmente obbiettive e corrette. E naturalmente da esse non potrà che scaturire la piena consapevolezza da parte della stragrande maggioranza dei Cittadini Italiani di un no netto al nucleare civile e militare!

Guido Pollice, presidente nazionale VAS
Riccardo Consales, responsabile Campagna VAS  “No al Nucleare”
Antonio D’Acunto, comitato per il No al Nucleare
 

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