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.di Antonio D’Acunto
E’ sempre giusto riflettere prima di fare delle importanti affermazioni! Ma la conclusione di ogni nostra riflessione non può essere che questa: “tutti quelli dei VAS” possiamo con massimo orgoglio dire che l’Assemblea Nazionale che si terrà il 20 ed il 21 prossimo a Chiavari costituisce in sé una prima incommensurabile vittoria, un risultato eccezionale; sì perché non era affatto scontato che una Associazione come la nostra, libera nel pensiero, nella elaborazione, nella iniziativa, scevra da condizionamenti e da opportunismi funzionali ad ottenere accrediti e risorse, potesse resistere come organizzazione e, perché non dirlo?, fare una politica ambientale di grande valenza su questioni centrali quali il nucleare civile e militare e le energie rinnovabili, la pace e la non violenza, la biodiversità naturale, storica, culturale, le modificazioni genetiche e la difesa dagli OGM, la tutela del territorio, la difesa della gestione pubblica dell’acqua ed attivare campagne allo stesso tempo di grande respiro nazionale e capaci di illuminarsi nella specificità del territorio e dei suoi problemi, La ragione di fondo di questo successo non è riscontrabile in flusso di danaro, forse anche necessario, o in gestione di poteri, ma in un fatto molto, anzi infinitamente più bello che mi ricorda tanto il Primo Pensiero di Epicuro nella Lettera a Meneceo: nessuno, mentre è giovane, indugi a filosofare, né vecchio di filosofare si stanchi: perché ad acquistare la salute dell’animo, non è immaturo o troppo maturo nessuno. Naturalmente nel nostro caso il filosofare è il riflettere e il conseguente essere attenti sulla complessità e sulla drammaticità dei problemi e dei rischi dell’Umanità e sulle azioni da svolgere e l’impegno da profondere: Guido Pollice vecchio non lo è per l’età (guai per chi lo dicesse fra vent’anni), ma soprattutto non lo diventerà mai per lo spirito di passione infinita ed è l’opposto dell’essere stanco nel pensare, nel creare e nel lottare, ancor di più ad altissimi livelli; Riccardo Consales, Walter Iannotti, Simona Capogna, Silvana Rocco, e naturalmente molti altri innumerevoli giovani non indugiano certo nel profondere espressioni eccelse di sentimento, di fantasia, di capacità ed impegno nell’azione della nostra Associazione. Questa magica congiunzione, è stata ed è la forza vera, l’energia rinnovata e rinnovabile che ci ha consentito tanto, ovvero tutto quello che si poteva ottenere. Nell’Associazione tutta è fondamentale avere questa consapevolezza per poter affrontare, certo, i limiti e le difficoltà incontrate ed attuali, ma allo stesso tempo di avere l’ambizione grande di contribuire decisamente nei prossimi anni ad invertire la profonda crisi dell’ambientalismo, oggi presente nel nostro Paese, e a segnare il percorso nuovo e forte per la (ri)conquista dell’egemonia culturale nel nostro Paese. Sì, perché la domanda centrale che dobbiamo porci è proprio questa: perché, rispetto agli anni 80, nonostante l’esponenziale aggravarsi di ogni riferimento e condizione ambientale, dalla disponibilità delle risorse al saccheggio ed alla distruzione della natura, della storia e della cultura, l’onda lunga dell’ambientalismo, partita da oltreoceano si è esaurita e l’ambiente, nell’accezione più ampia e complessiva, è divenuto questione insignificante, marginale, se non proprio inesistente, su ogni piano, politico, istituzionale, sociale. Dire ciò non significa affatto contraddire quanto ho prima detto, e cioè svilire le iniziative e le lotte sostenute dalla nostra e da altre Associazioni, gruppi, singole persone: esse anzi acquistano una valenza ancora più alta perché danno allo stesso tempo il significato di quale fondamentale argine abbiano costituito contro l’onda distruttrice della politica economica e dello sviluppo seguite in questi anni in Italia ed attestano la grande capacità di resistenza e di consolidamento di un immenso patrimonio di analisi, di riflessioni e di lotte, anche nella identità delle sconfitte subite, base essenziale per la radicale inversione di cui ha bisogno il Paese. Profondamente sbagliato e falso ed esclusivamente funzionale al mantenimento di consolidati interessi associativi, di gruppo, di singole persone o di “onorevoli” sarebbe dire il contrario. Solo per ricordare alcuni emblematici fatti mondiali e nazionali di quegli anni: nell’87 pur con tutti i limiti di cui abbiamo parlato ampiamente in altre occasioni, veniva introdotto con il documento Brundtland della Commissione Ambiente delle Nazioni Unite, il concetto dello “sviluppo sostenibile”, con un evidente superamento di alto valore etico della Rapporto sui Limiti dello Sviluppo del Club di Roma del 72, responsabilizzando le generazioni viventi – abitanti “attuali” del Pianeta- rispetto a quelle future. Nel ‘ 92, che è indubbiamente il punto più alto della presa di coscienza e della sensibilità ambientale mondiale, vi fu la Conferenza di Rio, il Summit della Terra, che attivò prospettive ed impegni di valore universale, sui cambiamenti climatici, sulla Carta della Terra, sulla diversità biologica, sulle foreste, sull’acqua: impegni purtroppo poi totalmente disattesi. A livello nazionale l’8 luglio del 1986 fu istituito il Ministero dell’Ambiente, che apparve come un vero trionfo anche politico per tutti noi ambientalisti di allora, con un ruolo fondamentale delle stesse Associazioni, peraltro titolari giuridici in ogni reato contro l’ambiente; l’8 ed il 9 novembre del 1987 la quasi totalità del Popolo Italiano (l’80%) si espresse contro il nucleare; nell’89 fu approvata la legge 183 di difesa del suolo e delle acque; nel 91 a luglio fu promulgata la legge di tutela degli animali, ed a dicembre quella istitutiva di Parchi e Riserve Naturali, premessa per importantissimi Parchi Nazionali quali quelli del Cilento-Vallo di Diano, Gargano, Gran Sasso e Monti della Laga, Vesuvio, Maiella. Sul piano politico-istituzionale, nonostante la anomalia italiana (ovviamente, né teoricamente, né politicamente, necessariamente negativa) di stare da parte di associazioni anche dentro a partiti politici di centro sinistra, le liste verdi, Sole che Ride ed Arcobaleno, erano in impetuosa crescita e superavano il 6% alle elezioni per il parlamento Europeo del 92: questo patrimonio ha costituito, lo zoccolo duro, la fortuna e la garanzia elettorale degli eletti verdi per più di un decennio. Il dato di fondo generale di quegli anni era però la “egemonia culturale della questione ambientale” che costringeva ogni maggioranza, anche politica ed istituzionale, a tutti i livelli di misurarsi con essa; avevamo ed abbiamo la consapevolezza della limitatezza di parlare di questione ambientale perché l’ambiente è essenza generale della società e dello sviluppo, ma ciò nonostante la centralità del confronto pur con tale definizione, aveva una rilevanza grandissima e decisiva negli orientamenti e nelle scelte. La proposizione di egemonia culturale gramscianamente identificata come dominio culturale di un gruppo o di una classe capace di imporre “attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo”, aveva trovato una nuova essenza in un Pensiero più Universale, quello ambientalista, che si caratterizzava in maniera significativa nelle Associazioni, nei Partiti Verdi e nei Movimenti, ma che in realtà permeava una moltitudine ben più vasta della loro stessa entità. Per restare nel lessico gramsciano è come se la struttura, e cioè il Pianeta avesse determinato con la immane forza dei suoi problemi, la insostenibilità del modello produttivo ed economico, e cioè avesse determinato la ideologia di un nuovo rapporto dell’Uomo in ogni suo atteggiamento con il Pianeta Terra. In altre circostanze, e perciò penso di non ripetermi, ho cercato di dare un contributo sulle cause dell’esponenziale precipitare di tale egemonia e della capacità del sistema politico, economico, sociale, oggi egemonico, di riaffermare pensiero e condizioni antecedenti alla predetta lunga onda ecologista ad un livello, o meglio spudoratezza, tale da consentire al ministro Scajola di violentare, senza problema alcuno, la volontà popolare dei referendum sul nucleare ed imporre in contrasto con la Costituzione e con la manifesta opposizione della maggioranza delle Regioni, la scelta nucleare di centrali e di impianti di produzione del combustibile nucleare, addirittura consegnata direttamente ai privati; tanto per citare un emblematico esempio. La riflessione che dobbiamo fare è perciò come riportare nel Cuore e nella Mente della maggioranza delle persone i Valori, le Idee, i Progetti, le Sfide di una Scelta Ecologista e Pacifista: una scelta che si afferma perché giusta e assolutamente necessaria per l’oggi e per il futuro, capace cioè di dare risposte ai bisogni materiali ed immateriali della Umanità, nel contesto della continuità e della qualità della Vita dell’intero Pianeta. La sfida ambientalista è perciò sicuramente a tutto campo: dalla ridefinizione del Lavoro, come costruzione dell’arricchimento dei valori della Umanità alla teoria ed alla prassi di una nuova Economia fondata sull’Ecologia: ma l’avere scelto la Sfida della Biodiversità come centralità della riflessione dell’assemblea nazionale a cui riferire appunto tutte le altre questioni assume una valenza simbolica eccezionale. Lo è innanzitutto per il dato di fondo dell’intendere stesso dell’Ambientalismo: non l’Uomo al centro del Pianeta, ma la sua illimitata ricchezza di Esseri Viventi, Animali e Vegetali dentro ai suoi scenari incommensurabili di paesaggi, di luci e di colori: l’Ambientalismo come Filosofia e Cultura della Biodiversità assume questa valenza dell’essere oggi e della costruzione del futuro di una Umanità non tristemente e necessariamente infelice sola in un inerte ed informe Pianeta, ma espressione nella infinita moltitudine delle sue espressioni e forme di Vita. Ciò significa rapportare tutti i problemi del Mondo di oggi, dalla insostenibilità dell’attuale sviluppo per disponibilità delle risorse e per capacità ricettive della Terra ai cambiamenti climatici non solo alla necessità inderogabile di un nuovo ordine economico, politico, sociale fondato su una nuova giustizia tra i vari Paesi e all’interno di essi, ma anche, ed in maniera non secondaria, agli interessi generali degli altri Esseri Viventi, della loro casa naturale, al Volto stesso del Pianeta. La sfida è immensa perché si tratta di arrestare quello che sembra un processo sempre più irreversibile, e che nella sua irreversibilità richiama sempre più risorse, spazi vitali, che per la limitatezza del Pianeta, vengono necessariamente sottratte al resto del mondo Vivente. La sfida congiunge indissolubilmente la concretezza degli atti, individuali, collettivi, di iniziative e di lotte con il recupero di un Umanesimo - Naturalistico, quale Pensiero Alternativo ad un Pensiero Tecnocratico-Positivista, dogmaticamente chiuso sullo sviluppo illimitato, sulla certezza della capacità della tecnologia di trovare soluzione ad ogni problema. La Scienza e la Tecnologia non solo non sono categorie antitetiche ad un nuovo Umanesimo, ma assumono rilevanza decisiva come percorso materiale per il suo perseguimento. La sfida è immensa perché la realtà è profondamente diversa e soprattutto ogni impegno, anche di portata estremamente riduttiva e limitata rispetto alle grandi scelte, è disatteso. Rispetto alla Convenzione di Rio del 92, il tasso di perdita della Biodiversità, ad una valutazione dell’ottobre 2009 non solo non si è ridotto secondo gli obiettivi prefissati, ma è ulteriormente cresciuto ed oggi è stimato intorno alla perdita di 12mila specie all’anno; un fallimento è stata l’operazione CountDown e l’Italia ha avviato il 2010, l’anno internazionale della Biodiversità, con l’approvazione da parte del Senato della legge che consente la caccia anche nelle stagioni prima vietate! Ma dobbiamo rinunciare? Assolutamente No e dall’Assemblea sicuramente fortemente determinate usciranno la volontà e la strategia della grande sfida. Già penso alla lettera che il nostro Presidente Guido Pollice farà al Presidente degli USA Barack Obama perché ratifichi finalmente la Convenzione di Rio, dando una radicale svolta rispetto alla politica finora seguita dagli USA ed alla iniziativa verso i nuovi governi democratici e progressisti di Lula e Chavez per il perseguimento dell’obbiettivo “deforestazione zero” dell’Amazzonia entro il 2015. E penso ancora alla partecipazione attiva dei VAS alla lotta contro operazioni come quella Daewoo - Corea del Sud di trasformazione della foresta primigenia del Madagaskar, con i suoi unici e irripetibili valori, antropologici, animali, vegetali, floreali, geologici, in terreni di monocolture e alle battaglie internazionali di sensibilizzazione e di movimento contro le mattanze delle foche e dei loro cuccioli, degli squali, delle balene, dei tonni, dei lupi e degli orsi, dai “civili Canada e penisola Scandinava” al Giappone, dal Mediterraneo ai Mari Glaciali. La Biodiversità è anche la grande lezione della Medicina Ippocratica: “Il medico sappia sulla natura e faccia ogni sforzo per sapere se vuole adempiere in qualche modo ai suoi doveri e cioè che cosa è l’uomo in rapporto a ciò che mangia e a ciò che beve e a tutto il suo regime di vita, e quali conseguenze ciascuno da ciascuna derivino”. E’ chiaramente questo il significato di fondo della nostra battaglia sugli OGM che da tempo lontano portiamo avanti ed i cui immensi risultati ci danno forza anche per tante altre battaglie. Grande è il rischio, che così come avvenuto per il vertice sul Clima di Copenhagen, anche l’anno internazionale della Biodiversità, per l’Italia come per il resto del Mondo, sarà un susseguirsi di appuntamenti inutili, fatti di vuote parole, di costosissimi, per la Comunità internazionale, congressisti di professione, esperti pilotati ed interessati: è necessario che il mondo ecologista, naturalmente quello vero, e con esso perciò la nostra Associazione, abbia la massima attenzione su ognuno degli eventi che si svolgeranno fino a quelli finali giapponesi dal 18 al 29 ottobre dove si discuterà della “Convenzione sulla Biodiversità” e, proprio perché non sia la sceneggiata finale dell’ennesima farsa, quello di Kanazawa, con la cerimonia finale di chiusura dell’anno internazionale della Biodiversità. Lo spero, sono anzi ottimisticamente certo, che da Chiavari verrà ripresa e rilanciata la iniziativa della Festa della Biodiversità, luogo unico di incontro di Natura, Storia e Cultura, momento di grande rilevanza per la diffusione del Pensiero e della crescita della coscienza e della sensibilità della Biodiversità. Se nell’Assemblea di Chiavari vi saranno momenti di silenzio certamente si sentiranno emozionanti armonie, come nessuno può mai dare, create da suoni e voci lontane: sono l’adesione ed il consenso dell’infinito mondo della Biodivesità. Antonio D’Acunto
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