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La tragedia di Connecticut sarebbe stata catastrofe mondiale se si fosse trattato di centrale nucleare E-mail
Dichiarazioni di Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS e Antonio D’Acunto, Comitato per il No al Nucleare.
La esplosione nella costruenda centrale termoelettrica del Connectitut, USA,  evidenzia tragicamente quanto da sempre diciamo:  non esistono, non possono esistere, tecnologia e processi perfetti capaci di evitare avarie ed incidenti. Per chiunque ha un minimo di  conoscenza tecnica, appare quasi incredibile un incidente di tale dimensione per una centrale dove il combustibile è gas, giacché vi sono esperienze secolari e la “sicurezza” è garantita da tante “ridondanze” ovvero controlli del controllo della sicurezza stessa. E l’incidente non è avvenuto in un Paese che si accosta adesso alla industrializzazione,  dove in generale si trasferiscono tecnologie obsolete, ma negli Stati uniti, riferimento scientifico e tecnologico mondiale: ed ancora non stiamo parlando di impianto vecchio, ma di nuovissima generazione, altro che terza o quarta generazione di cui si fa gloria per le nuove  centrali nucleari. Sempre tutti quelli che hanno un minimo di conoscenza tecnica e sempre se intellettualmente onesti, ovvero in buona fede, sanno benissimo che c’è un abisso infinito tra le problematiche del controllo del gas e quelle del ciclo del combustibile nucleare, in una centrale nucleare. E’ stato un errore umano? Anche questo è possibile, ma questo ovviamente può avvenire anche in una centrale nucleare. Qual è la differenza? Se l’incidente avviene in un impianto termoelettrico tradizionale, la tragedia è sicuramente grandissima, come è avvenuto a Connecticut, ma per le conseguenze essa è circoscritta all’impianto ed all’area strettamente circostante. Allo stesso livello di gravità,  in una centrale nucleare l’incidente avrebbe avuto conseguenze catastrofiche  non solo per tutti gli Stati Uniti, ma per tutto il Mondo, in conseguenza dello spostamento della nube radioattiva prodotta e della ricadute del suolo.  Incalcolabili sarebbero state  le vittime ed incalcolabili i danni economici, sociali, ambientali, non solo, questa è l’altra enorme differenza, per il tempo dell’incidente, ma per una durata di anni e, per l’area direttamente interessata, di secoli. Assurda e  sbugiardata da eventi come questo è perciò la diceria del Ministro Scajola sulla sicurezza degli impianti nucleari: così come in un confronto serio,  sul piano scientifico, ambientale, economico e tecnico, ciò che  abbiamo fatto nel “Decalogo delle ragioni del no al nucleare”, viene sbugiardata la montagna di affermazioni  a sostegno del nucleare, a partire da quella che oggi, stante la gravissima crisi economica, più sistematicamente Scajola  ripete del più basso costo e prezzo del chilowattora nucleare.

Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS
Antonio D’Acunto, Comitato per il No al Nucleare.

Roma 8 febbraio 2010
 

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