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Camorra: come per tutte le calamità, da fenomeni naturali o da attività umane, il cuore della lotta sta nella prevenzione |
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di Antonio D’Acunto
Naturalmente non solo per questo, ma per la influenza decisiva che ha sul degrado ed il saccheggio del territorio, come sullo sfruttamento delle risorse naturali e dei beni culturali, la questione camorra non può non essere al centro della riflessione e dell’impegno di ogni persona che a livello soggettivo o entro gruppo organizzato sia impegnato per la tutela dell’ambiente e per una diversa natura e qualità della produzione e del lavoro. La intuizione centrale del nostro Presidente, Guido Pollice, nella proposizione di un’Associazione che coniugasse strettamente Ambiente e Società assume il catrattere guida per una lettura intelligente, vera ed indispensabile per avviare un percorso capace di sradicare realmente la camorra e penso, similarmente, mafia, e ndrangheta dal nostro Meridione o meglio dall’Italia; volendo, con tale formulazione, sottolineare che se la camorra ha la sua forza organizzativa in Campania, ha interessi enormi che coinvolgono l’intero Paese e non solo. Non è in realtà né una provocazione, nè una forzatura affermare sia che la questione camorra è l’alibi generalizzato per ogni problema, sia che essa è funzionale a moltissimi personaggi, anche intelettuali, totalmente esterni al malavitoso circuito del mero interesse economico-politico. Ciò contribuisce involontariamente a non fare una lotta di fondo, una vera battaglia per estirpare le radici, le ragioni vere che fanno esistere e crescere la camorra. Quasi un quarto di secolo fa, da allora Presidente Campano di Lega per l’Ambiente (denominazione del tempo), introdussi, questa sì come dizione provocatoria, la parola “ecomafia”. Non l’avessi mai fatto! “Ecomafia” è divenuta una miniera per finanziamenti di ricerca, per i “Rapporti Annuali” e, mi si permetta di dirlo, generando una paradossale enfasi di celata soddisfazione per la sua esistenza da parte di gruppi non solo campani, siculi o calabresi ma anche di altre realtà che in sostanza dicono; Oh! Ci siamo anche noi che abbiamo ecoreati! (questo termine non l’ho coniugato io) ed abbiamo diritto a stare nel circuito di eventuali finanziamenti, propaganda, pubblicità, stante la grandissima rilevanza della questione. Se, come certamente è, i dati provengono dalle Istituzioni preposte, a partire naturalmente dalla Magistratura, appare molto più corretto ed estremamente più incisivo e coinvolgente che tali rapporti vengano fatti da tali Istituzioni, senza creare potenti paralleli poteri di conoscenza e di informazione. Per il ruolo di sensibilizzazione e di presa di coscienza anche sul disastro ambientale causato, di grandissima importanza è invece l’essere da parte delle Associazioni totalmente dentro alla lotta contro la malavita organizzata. Fortune similari nascono anche per chi crea gli ”Osservatori sulla Camorra”, cioè qualcuno o qualcosa che si mette ad “osservare” i dati del mondo della Camorra, i clan, i boss, gli omicidi, le vendette, esplicitando anche i numeri degli affiliati, che logica vorrebe che, se noti, venissero arrestati. Gomorra, il “best seller” sulla camorra come viene indicato nel circuito commerciale della editoria, è sicuramente una publicazione di eccezionale valenza per capacità di rappresentazione ed efficacia delle immagini (i fatti riportati); se, però, si va a ragionare nel merito, esso non porta elementi di vera novità nella lotta alla camorra. Purtoppo ben noto da lungo tempo era, difatti, il traffico illecito di rifiuti tossici e nocivi che avevano fatto della Campania la discarica dell’Italia e che sul piano istituzionale, dopo i processi dei primi anni 90, avevano portato alla legge regionale n.10 del 93 sullo smaltimento dei rifiuti e sulle bonifiche, disattesa - questa è la vera questione - dal Centro-Destra di Rastrelli e successivamente dal Centro-Sinistra di Bassolino. Ben nota era ed è l’occupazione cinese di vasta parte del Porto di Napoli e non solo, ed il controllo del “sistema containers”, base per ogni illegalità di livello nazionale ed internazionale compreso le armi, nonché di parte della città senza controllo alcuno. Ben noto era ed è il ricircolo di danaro sporco che oggi ha la sua attualità nella operazione scudo fiscale. Naturalmente è sempre bene ricordare queste cose a tutti, soprattutto a chi non vuole ascoltare, ed in questo senso molto positiva sono l’azione ed il ruolo di “Gomorra”. Purtroppo, invece, non sono condivisibili le affermazioni che spesso si fanno sulla conclusione del libro, sull’ultimo capitolo che viene indicato come una sfida non solo alla camorra, ma anche e soprattutto alla omertà dei campani. A mio parere invece costituiscono un pericoloso arretramento di analisi nella lotta alla camorra espressioni come “sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere. (...); in terra di camorra, combattere i clan non è lotta di classe, affermazione del diritto, riappropriazione della cittadinanza.” In fondo anche in Saviano c’è un senso edonistico di un’autoesaltazione eroica dell’io intellettuale, educatore-sferzatore, buono ed onesto. Io credo che invece bisogna partire, perché è la vera fonte della verità, proprio dall’opposto di queste affermazioni: Napoli e la Campania non sono terra di camorra; noi napoletani e campani non siamo camorristi, e la camorra è invece frutto del sistema di potere politico ed economico: e cioè, il cuore della questione della camorra è la drammatica condizione Sociale e del Lavoro della Città di Napoli, del suo hinterland intesa come immane conurbazione, dai Comuni del Casertano purtroppo tristemente noti all’Agro Nocerino Sarnese, portati al più profondo degrado di vivibilità ed ambientale. Non è certo facile, ma se riusciamo a spostare, la questione camorra su tale piano, introduciamo l’aspetto centrale, sempre più marginale se non proprio totalmente assente nella discussione e nella reale lotta ad essa: la Prevenzione. Come per tutte le calamità naturali o da attività umana, se le si vogliono evitare o ridurne drasticamente le conseguenze bisogna eliminare quanto più possibile quelle cause che determinano la calamità stessa, che appunto non sono nè legate ad un incomprensibile natura geografica, né, ad una “cultura originaria”, ma oggi certo indotta e anche significativamente presente che si fonda su violenza, prevaricazione, imposizioni, rispetto dei boss, ma anche, nel paradossale mantenimento di una mutualità assistenziale e solidaristica, che in senso opposto a quella camorristica, sono peculiarità storiche del popolo napoletano. Ragioniamo un momento su questo dato della induzione della “cultura camorristica” in particolari tessuti urbani, quartieri della città che negli ultimi decenni hanno avuto cambiamenti radicali in senso totalmente peggiorativi: essi ci dicono fino in fondo che cosa è successo ma anche che cosa bisogna fare. Là dove era la fabbrica, il lavoro, i quartieri orientali, della “Cirio” (per indicare un riferimento dei tanti) di S.Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli, come quelli Occidentali della “Italsider” di Bagnoli erano lontani anni luce dalla camorra, come organizzazione e come cultura, e contestualmente qualificata era la condizione urbana, la vita sociale, i luoghi di aggregazione, il ruolo democratico e partecipativo degli stessi Partiti Politici. La disgregazione produttiva senza alternativa e lo sfascio urbano hanno generato la realtà di oggi. Ciò vale per la intera città ed il suo hinterland, dal Rione Sanità, dove solo fino ad alcuni decenni orsono, dall’alba al tramonto non veniva mai chiusa la porta di casa, a interi “rioni” di una periferia, che è gran parte della città, ghettizzata, senza produzione, senza lavoro, senza “Significato alcuno di Vita Civile”. Ciò vale anche per le vastissime aree di quella che era la fertile pianura produttiva della Campania Felix, violentata e saccheggiata da immani masse di colate di cemento, che hanno annullato, insieme al lavoro, ogni valore, identità, appartenenza, sacralità dei luoghi. E’ naturalmente estremamente importante la lotta della Magistratura e delle Forze dell’Ordine nel combattere fino in fondo sia i clan che l’attività malavitosa, dovunque essa si annidi, fino ai sancta sanctorum del potere di ogni tipo, senza guardare in faccia a nessuno. Perchè non dirlo? Ritardi su processi gravissimi, con altissima possibilità di strettissimi rapporti con l’attività camorristica per affari di miliardi di euro come quello dei rifiuti in Campania, non aiutano certo a rafforzare nella opinione pubblica tale convinzione e fanno pensare che vi siano limiti invalicabili oltre i quali è non si può andare per i potenti. Il rapporto fatto di strettissimi interessi tra camorra e potere politico è un consolidato percorso storico, che per la sua funzione numenica, giustifica perchè poi la camorra non è stata mai combattuta fino in fondo: significativo, anche per la svolta storica del potere che la camorra assume, è il caso del prefetto - nel 1860, al tempo della Luogotenenza garibaldina dell’ex regno delle due Sicilie -, Liborio Romano, ex rivoluzionario dei moti del 20-21, ex ministro borbonico, futuro ministro sabaudo, in sostanza trasformista e traditore: ricevuto dal governo provvisorio unitario l'incarico di mantenere l'ordine pubblico, Liborio Romano affidò alla camorra l'organizzazione della Guardia Cittadina, per allontanare dalla città il pericolo di rivolte popolari. Facendo questo “Don Liborio” riconobbe alla Camorra quella dignità e autorità istituzionale che ancora le mancava durante il regno borbonico. E’ dunque fondamentale far emergere ogni connessione tra politica e camorra perchè solo una politica sana e rigenerata può avviare il cambiamento. Ma le cellule cancerogene della camorra che hanno aggredito la politica operano per la loro moltiplicazione e l’estensione dell’aggressione per rendere cioè l’intero sistema economico ed istituzionale a loro funzionale. Le scelte politiche che poi diventano di gestione o tecniche a seconda delle opportunità, vanno perciò in tale direzione: alla gestione pubblica dei rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento, da parte dei comuni o loro consorzi si sostituisce la concessione in appalto, al sistema di raccolta differenziata ed al riuso della risorsa per sua natura fatta capillarmente e con circuiti facilmente controllabili, si sostituiscono le scelte dei grandi impianti, gli inceneritori, E non è un caso che si preferisce far stare, contro la volontà della quasi totalità degli interessati, migliaia di lavoratori senza fare praticamente nulla, per attestare altissimi costi del riciclo e la sua impraticabilità, per arrivare agli inceneritori con il business dell’acquisto dei suoli, il grande trasporto e ..la gestione. I Piani di spiaggia non si fanno perché la camorra istituzionalizzata consente all’altra camorra quella operativa di appropriarsi di un bene che per sua natura non potrebbe che appartenere alla collettività. Provi chiunque ad andare anche d’inverno sul litorale domizio per una libera passeggiata ed attraversare anche solo la battigia di aree in concessione e si renderà conto di che cosa significhi quanto prima detto. La privatizzazione dell’acqua che con Berlusconi si sta facendo a livello nazionale e che con Bassolino già si è fatta a livello della Campania, che cosa è se non un nuovo immenso campo regalato all’attività della camorra, di mafia e ndranghet, e nel resto del paese a potentissime lobbies economiche, che sul piano degli interessi ai danni della collettività sono del tutto pari ? Le cellule cancerogene camorristiche che hanno invaso la politica e le istituzioni in Italia hanno individuato nella gestione delle risorse naturali il più grande dei business possibili, l’affare del ventunesimo secolo, molto di più dei consolidati campi della loro attività, dallo spaccio della droga allo sfruttamento della prostituzione, dal racket alla falsificazione di merci e marchi, ed operano con la massima spregiudicatezza ed aggressività politica per attuare tale disegno.
Rispetto a questo quadro, che significa dunque prevenzione? Prevenzione significa creare le condizioni perchè progressivamente vengano eliminate le cause che storicamente hanno determinato e determinano l’essere stesso della camorra: questo avviene se e solo se si attiva un grande Piano per la Rinascita di Napoli, del suo hinterland e più complessivamente della Campania, capace di dare contestualmente risposta, alla drammatica condizione sia sociale, a partire in primo luogo dal Lavoro, che ambientale. La prevenzione contro la camorra è un Piano di Rinascita come da secoli Napoli e la Campania mai hanno avuto: una radicale inversione rispetto al fallimento delle istituzioni, nazionali e locali di questi anni. Non più Periferie, ma Città nella Città; un Centro Storico capillarmente Rigenerato nei Valori e nella Qualità della Vita; Le aree industriali dismesse quale volano di riqualificazione urbana e di qualificate attività produttive; La grande cintura verde, nuova Murazione di Napoli nel ventunesimo secolo; la restituzione di identità storica, civile, ambientale e produttiva alla mostruosa conurbazione dell’hinterland di Napoli; la tutela della Natura e la corretta, pubblica sua fruizione coniugata alla valorizzazione delle sue risorse; la qualità nuova dei servizi; la diffusione di Democrazia, Partecipazione, Cultura della Pace e della Non violenza, della Solidarietà, del Rispetto e dell’Amore della Biodiversità, costituiscono l’essenza della Prevenzione contro la camorra.
La realtà è incontestabile: si possono annientare migliaia di camorristi, boss o gregari, e lo si è fatto spesso con grande impegno, onore, eroismo e con eccezionali risultati, ma se tutto per Napoli e la Campania, resta come oggi, dopo un mese o un anno, il sistema si riproduce e si ripresenta con nomi diversi ma con gli stessi appetiti, anzi paradossalmente necessariamente crescenti perché cresce il sociale collegato al precedente annientamento. Nessun bimbo nasce camorrista e tutti i bimbi sono parimenti belli e dolci e da amare. Vedere il bimbo che diventa l’adolescente della microcriminalità che sogna di diventare boss, e poi il giovane affiliato, e poi il camorrista senza pietà e scrupolo è la sconfitta e la umiliazione della nostra Società. Piaccia o meno, in ogni processo, anche in quelli per i reati più tristi e gravi c’è una responsabilità della intera Società, probabilmente molto più grande, proprio di quella ricca e perbene.
Napoli, 20 novembre 2009
Antonio D’Acunto
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