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Protezione Civile: Prevenzione cercasi |
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Protezione Civile: Prevenzione cercasi di Antonio D’Acunto Presidente Onorario VAS Campania
La Protezione Civile: prutesina ogne menesta? (prezzemolo in ogni minestra ?), come si dice a Napoli. Guardando televisioni e radio e leggendo i giornali la risposta immediata e spontanea è sì. Invece proprio non è così: la protezione civile è in molte minestre, anzi abnormi e lucrosi minestroni, nei quali assolutamente non dovrebbe esservi ed è del tutto assente là dove dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale. Partiamo intanto da una prima assurdità, nota a tutti, ma che purtroppo le forze politiche, anche di opposizione, in condizione di grande subalternità rispetto al dottor Bertolaso, non hanno il coraggio di denunciare: il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, struttura tecnico-organizzativa, è anche il Sottosegretario deputato dalla Presidenza del Consiglio alla Protezione Civile, ruolo tutto politico-istituzionale. Come se, per fare degli esempi, il Presidente di una Regione fosse l’Amministratore di una ASL ed il Sindaco di un Comune il Comandante della Polizia Locale! Il Capo del Dipartimento Protezione Civile prende indirizzi e risponde per la loro attuazione, e per qualsiasi altro atto, alla Presidenza del Consiglio, e cioè Bertolaso risponde a Bertolaso; la Presidenza del Consiglio controlla il Dipartimento e cioè Bertolaso, Sottosegretario, controlla Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione. Non sappiamo se il cumulo avviene anche per gli stipendi e le indennità spettanti alle due funzioni e non sappiamo neanche se, restando alle notizie di stampa, la partecipazione di Bertolaso alle cene di Palazzo Grazioli con escort e l’imprenditore Tarantini, avvenisse, con gli immani interessi economici legati alla protezione civile, come capo del dipartimento, responsabile delle procedure di appalti e servizi o come sottosegretario, naturale controllore della correttezza procedurale e degli atti eseguiti.
Ma torniamo al rispetto ed all’attuazione delle finalità istitutive della Protezione Civile. Partiamo dalla legge di riferimento: la n.225 del 24 febbraio 1992. L’articolo 1 recita che è istituito il sevizio nazionale della protezione civile al fine di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni e dal pericolo di danno derivante da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Nell’art 3 vengono specificate le attività ed i compiti della protezione civile che è utile riportare integralmente per la completa chiarezza della gravità con cui ha operato ed opera la protezione civile: “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l’emergenza”; “la previsione consiste nelle attività dirette allo alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi”; ancora “la prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi” ed “il superamento dell’emergenza consiste unicamente nell’attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie ed indilazionabili volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita.”
Ora è vero che Berlusconi ed il suo Governo sono una catastrofe nazionale, ma che c’entra la protezione civile con la organizzazione del G8, così come è stato fatto per il vertice dell’Aquila. Quali immani risorse sono state così sottratte ad essa? Come recita la legge, la ricostruzione dopo le calamità non è, né potrebbe concettualmente esserlo, compito della protezione civile: appare chiaro come la indebita appropriazione di essa sia strettamente legata alla gestione dell’enormi risorse finanziarie disponibili, estranea ad una corretta programmazione territoriale. Vogliamo continuare? Che c’entrano Bertolaso, con i poteri di un Generale in tempi di guerra rispetto alle popolazioni locali, e la protezione civile per imporre discariche ed inceneritori ed in futuro centrali nucleari, impianti di produzione di combustibile nucleare e depositi di materiale radioattivo?
Naturalmente tutto ciò a discapito delle funzioni centrali della protezione civile e cioè la previsione, la prevenzione, la eliminazione di possibili eventi calamitosi o comunque la sua riduzione al minimo possibile, che consentono la scienza e la tecnica.
Partiamo dagli incendi boschivi? E’ evidente che è una di quelle calamità totalmente evitabile giacché in Italia non esiste il rischio di autocombustione e tutti gli incendi sono di origine colposa o, molto di più, dolosa. Non fa onore al nostro Paese essere citato dalla Unione Europea come uno dei Paesi più devastati dagli incendi, così come porta profonda tristezza, delusione e rabbia vedere la propria regione, la Campania, all’ultimo posto nella difesa dagli incendi (preferiamo questa formulazione che non quella del primo posto nel numero di incendi!) Naturalmente ciò attesta che non è sola la Protezione Civile responsabile di questo attentato alla Natura ed alla sua Biodiversità oltre che alla economia ed alla sicurezza dei cittadini, ma anche la qualità del Governo delle Istituzioni Locali. Brutalmente possiamo affermare che, al di là delle innumerevoli altre malavitose ragioni, dalla speculazione edilizia alla creazione di pascoli, anche in questo caso conviene intervenire sugli incendi in atto e non nella prevenzione per gli immani interessi connessi ad attrezzature, materiale vario necessario per lo spegnimento, clientele locali, e soprattutto elicotteri e Canadair. Non si sa proprio perché, pur di proprietà del Dipartimento della Protezione Civile per la flotta CL415, essi siano gestiti da società privata, la So.R.E.M, proprietaria poi della flotta Canadair CL 215, utilizzata ulteriormente per supporti a terzi. Naturalmente le entrate della So.R.E.M sono in rapporto agli interventi: più incendi ci stanno, più ci sono voli e lucro! Possiamo almeno affermare che gli incendi non dispiacciono a tale ciclo di business?
Passiamo ai terremoti: eventi naturali non certo evitabili, ma le cui conseguenze sono rapportabili sia alla capacità previsionale a breve termine e cioè alla capacità interpretativa e alle azioni conseguenti ai segni premonitori sia alla più organica prevenzione a monte dei territori a rischio. Possiamo dire che per il terremoto dell’Abruzzo su entrambi i fronti la protezione civile non è stata proprio all’altezza. Da una parte molte vite si potevano salvare se si ci fosse stata la capacità di interpretare scientificamente ciò che stava avvenendo, ed è questo un ruolo centrale della protezione civile; dall’altra la protezione come capacità globale di risposta all’evento calamitoso è stata, piaccia o no a Bertolaso, allo stesso livello del terremoto dell’Irpinia del 23 Novembre del 1980. Con la semplice elementare conoscenza della funzione logaritmica, abbiamo dimostrato che facendo riferimento, ad esempio alle sole vittime, rapportando le magnitudo dei due terremoti, quello dell’Abruzzo, 5,8 Richter e quella dell’Irpinia, 6,9 Richter, gli effetti catastrofici del terremoto abruzzese sarebbero stati superiori a quelli dell’Irpinia. Come ha risposto Bertolaso a tale riflessione? Ha aumentato la magnitudo del terremoto d’Abruzzo, portandola da 5,8 a 6,2. Naturalmente ciò è possibile, specie se lo afferma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia….ma appare chiaro il livello di improvvisazione e superficialità della Protezione Civile! Oggi non si parla più di organizzazione preventiva rispetto ad eventuali terremoti in attesa che essi si verifichino e si possa piangere sui morti e sui disastri.
Vi è qualcuno, politico, figura istituzionale, tecnico che ha il coraggio di dire che la catastrofe di Messina fosse inevitabile e derivante da evento naturale? Certamente no! Ma tutti quelli che sono responsabili per ciò che è successo scaricano le responsabilità su tutti gli altri, per cui alla fine si ritornerà alla responsabilità del Destino. Certamente non da sola, ma anche in questo caso, la Protezione Civile non può che essere pesantemente chiamata in causa: totalmente assente è stata ogni azione di prevenzione.
Non crediamo proprio che la Protezione Civile abbia realmente un quadro delle situazioni di rischio e soprattutto una strategia ed un concreto piano per rapportarsi ad esse. Si continua ad operare sulla filosofia e sugli interessi connessi all’intervento dopo l’evento calamitoso, le sciagure, i morti. Il dibattito ed il confronto politico non si sono finora mai aperti ad una riflessione generale su come superare gli attuali enormi limiti della Protezione Civile alla Berlusconi - Bertolaso, del tutto incapace di salvare ambiente, persone, beni naturali e culturali. Una sfida, nuova, forte va perciò lanciata, anche nella consapevolezza che l’attuazione della Protezione Civile nella Filosofia della Prevenzione è uno dei più vasti campi per creare Lavoro: un Lavoro di eccelsa valenza, perché funzionale agli interessi della collettività, capace di coinvolgere innumerevoli competenze e professionalità, oggi umiliate, e mortificate. Lo spostamento di ingenti risorse pubbliche in tale direzione è perciò inderogabile necessità e centralità di ogni impegno e lotta per il cambiamento.
Napoli, 7 Ottobre 2009
Antonio D’Acunto
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