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di Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS Antonio D’Acunto, Comitato per il No al Nucleare.
La pubblicazione, il 31 luglio scorso, sulla Gazzetta Ufficiale della legge 23 luglio 2009, n.99, con la quale si vorrebbe reintrodurre il nucleare in Italia, conclude una tristissima pagina di disprezzo e di violenza della democrazia nel nostro Paese. La volontà popolare contraria al nucleare, espressa da una maggioranza schiacciante dell’80% nel referendum, è stata cancellata nella più pasticciata, caotica, confusa legge dello Stato Italiano: una questione di rilevanza fondamentale per il futuro della Umanità, che sul piano bellico ha visto Hiroshima e Nagasaki e sul piano civile catastrofi come Cernobil è stato trattato allo stesso livello di analisi, di approfondimento, di dibattito di argomenti quali “Semplificazione e razionalizzazione della riscossione della tassa automobilistica per le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano (Art 7)”, «La vidimazione del registro (Art 10)”, “la parola: «intellettuale» è sostituita dalla seguente: «industriale» (Art 17); “. Bollo virtuale. (Art 20); per citare solo alcuni esempi del caos della legge 99 e quale invito alla sua lettura. Si può legittimamente avere valutazione diversa sul nucleare, ma non è in sé vergognoso, indecoroso, di un inaudito squallore, introdurre il nucleare in tale contesto? La legge 99, come tutte le leggi italiane termina con l’articolo finale “La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato”. Si dà il caso (si fa per dire) che essa è in profondo contrasto con la Costituzione: al contrario proprio del guazzabuglio della predetta legge 99, la Costituzione è di una chiarezza estrema e non vi è la necessità che mamma Agnese ci prepari i quattro capponi di compenso al dott. Azzegarbugli per aiutarci a capirla. L’abbiamo letto e riletto infinite volte per essere sicuri di non sbagliare, ciò che sicuramente se in buona fede non hanno fatto quelli, a tutti i livelli, che hanno contribuito alla promulgazione della legge stessa, l’articolo 117 di Essa, prevede che è materia di legislazione concorrente (Regioni – Stato) la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia e che spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Come si sia perciò potuto approvare e promulgare la legge 99 con il punto f) dell’articolo 25 sulla determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 della Costituzione (che non c’entra proprio nulla con la materia in discussione), resta totalmente incomprensibile! Chi sarà dunque sovversivo: chi, semplice cittadino, comunità locale, regione, non rispetta la legge 99 o chi non rispetta la Costituzione? Nella gerarchia delle leggi dello Stato la Costituzione è al di sopra di ogni altra regola e perciò non possiamo non concludere che per il suo primato e nella battaglia sul nucleare non ci si può schierare che in difesa dell’articolo 117 della Costituzione. Nella legge 99 un altro rigo di follia oltre ogni limite emerge tra i mille e più della globale confusione di essa: la delega ad adottare la disciplina della localizzazione sul territorio nazionale di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare: un fatto di gravità inaudita e dalla conseguenze incalcolabili. Appare chiaro che gli enormi costi e soprattutto gli immani rischi connessi alla produzione del combustibile nucleare, dall’acquisizione e trasporto del minerale grezzo agli impianti veri e propri di trattamento ed arricchimento, dalla conservazione del materiale arricchito e di quello impoverito alla nuova movimentazione, non giustificherebbero in alcun modo la produzione in proprio del combustibile nucleare per le centrali nazionali. La vendita del combustibile nucleare sia per il cosiddetto uso civile che per il militare è business incalcolabile; la scelta iraniana dell’Italia si può perciò giustificare solamente con la pressione di potentissime lobbies, nazionali ed internazionali che operano sia sul mercato ufficiale che su quello clandestino per la vendita di tutti i prodotti del trattamento, dall’uranio, nei diversi livelli di arricchimento o di impoverimento, ai “sottoprodotti” quali plutonio e polonio. Quale ruolo possano avere giocato quei militari che sognano bombe nucleari anche per l’Italia o i servizi segreti nazionali ed internazionali che vedono l’Italia come possibile luogo per la produzione di materiale altamente fissile per i loro armamenti, non è certo facile sapere stante il segreto militare e stante il punto a) del comma 2 dell’articolo 25: la previsione della possibilità di dichiarare i siti “aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”. Ciò trova formale conferma nella mancata esplicitazione di combustibile nucleare per “le centrali italiane” e “per esclusivo uso energetico, con livelli di arricchimento massimo compatibili per tali impianti”. Che succederà ora? Vi sarà sicuramente un fortissimo scontro segreto tra lobbies, anche scientifiche, e tra potentissimi colossi industriali ed economici per accaparrarsi la scelta del tipo di Reattore, la Filiera, la Licenza, sicuramente senza esclusione di colpi, con il Parlamento totalmente tagliato fuori da ogni decisione. Di tale scontro potremo avere qualche segnale in sibilline dichiarazioni o di politici o di amministratori o di sedicenti esperti. Nell’area politico-economica delle decisioni non pochi saranno quelli che si arricchiranno (ulteriormente!) giocando su titoli che sicuramente saranno vincenti nelle scelte. Resta ancora incompresa o forse incompiuta l’operazione Belusconi -Sarkozi per la Francese Areva. Raggiunto l’accordo sulla spartizione del presunto affare verranno indicati i siti per la installazione delle centrali, per gli impianti di produzione del combustibile, per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. La battaglia si sposta perciò su questo terreno: da una parte la legge 99, anticostituzionale, allo stesso tempo, vessatoria nella imposizione comunque degli impianti con qualsiasi mezzo anche militare, e corruttrice verso le Comunità Locali nella proposizione dell’accettazione dell’immane rischio e nella rinuncia al valore delle risorse locali, ad un qualificato sviluppo, alla salute, all’ambiente, in cambio di danaro ed incentivi, accompagnata da una imponente campagna di mistificazioni e di bugie a sostegno del nucleare. Dall’altra parte, un’azione principalmente di volontariato civile, tutta fatta nell’interesse reale del Paese, di Democrazia reale, in difesa della Costituzione, di cultura e di diffusione capillare e scientifica della conoscenza, del “Decalogo VAS delle ragioni del No al Nucleare”. In un confronto vero nessuna ragione di ordine, economico, ambientale, di sviluppo, di lavoro, di autonomia energetica, di acquisizione tecnologica e scientifica potrebbe far prevalere la scelta verso il nucleare ed è questa l’essenza vera dei violenti colpi di mano del Governo Berlusconi per tentare di imporre il nucleare. Si pensa di vincere, operando per isolare le Comunità Locali dove si vogliono realizzare le centrali, fino a ridurre la localizzazione di un impianto nucleare a mera questione comunale. La nostra battaglia è per far capire invece che su ogni piano la scelta nucleare è un danno ed un rischio immane per tutto il Paese e che, come nel referendum, l’intero Paese deve esprimere il suo No e mobilitarsi contro di essa. Antiche gloriose iniziative vanno riprese e rigenerate:” da “Nucleare, No Grazie” a “Comune Denuclearizzato”. Il Ministro Scajola afferma che molti Comuni e Regioni sono pronti e felici di accogliere il Nucleare. Aspettiamo i loro nomi perché saranno i primi a dichiararsi denuclearizzati. Il Paese vincerà la sfida contro il nucleare e Scajola e Berlusconi non taglieranno mai alcun nastro inaugurale di centrale nucleare: ne siamo certi per la grande opposizione sociale e per la crescita della corretta informazione sul nucleare; ne siamo certi perché purtroppo gravi incidenti continueranno a funestare le centrali esistenti nel Mondo; ma ne siamo ancor di più certi perché la Controriforma, politica, sociale culturale, in atto nel nostro Paese sarà sconfitta e tutti i livelli istituzionali saranno governati da forze e personalità profondamente diversi, per idealità e valori da quelli che hanno consentito l’approvazione e la promulgazione di una legge come la 99 del 2009.
Roma, 3 settembre 2009
Guido Pollice Antonio D’Acunto
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