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Nucleare: difendere la democrazia, la partecipazione, il confronto di merito dall’attacco all’art 117 del titolo V della Costituzione. Il Decalogo delle ragioni del No al Nucleare |
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di Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS Antonio D’Acunto, Comitato per il No al Nucleare Non sfugge a nessuno il dato di fondo che sta caratterizzando la gigantesca e multiforme operazione di legittimazione istituzionale del nucleare in Italia: il susseguirsi di veri e propri colpi di mano. Due commi di 6 e 7 parole di un articolo (il n.7) di una caotica, confusionaria ed omnicomprensiva legge di 85 articoli ( la n. 133 del 6 agosto 2008) per annullare il valore politico di una volontà popolare espressasi nettamente contraria al nucleare; l’annuncio, come un vero, grande, evento storico, il 24 febbraio scorso dell’accordo tra Berlusconi e Sarkozy, addirittura con la definizione (da parte di capi di governo!) del numero, della potenza e del tipo di reattore e la creazione di strumenti tecnici ed economici, joint-venture, per l’attuazione del loro programma. [...]
[...] Tali colpi di mano sono stati preceduti da una pesante, incontenibile, campagna dei mass media con la duplice determinazione di far apparire il popolo italiano, profondamente cambiato rispetto ai referendum dell’87 e allo stesso tempo di attestare la giustezza per il Paese della scelta del nucleare. Il Governo e le forze interessate all’immane business nucleare sanno bene che sono totalmente perdenti, umiliati, su ogni aspetto in un confronto di merito e cercano perciò allo stesso tempo di accelerare al massimo le decisioni ed eliminare ogni ostacolo politico ed istituzionale che potrebbero incontrare sul loro percorso. Ciò, in realtà, si prefigura già come una vera frana e fa emergere i primi insormontabili ostacoli. Partiamo dall’accordo Berlusconi – Sarkozy: come abbiamo già detto Berlusconi non poteva siglare nessun accordo per il semplice fatto che non ne ha l’autorità. Il titolo V, art 117 della Costituzione recita chiaramente che “sono materie di legislazione concorrente (Stato - Regione) quelle relative a… produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia” L’intesa firmata è perciò nulla, senza alcun valore istituzionale ed espone solo il nostro Paese a sicure figuracce internazionali per impegni che non verranno mai mantenuti. Con il quadro costituzionale attuale, sempre Titolo V, Art 117, “nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Appare chiaro che la legge nazionale può indicare alcuni principi generali anche in materia di impiego dell’energia nucleare, ma la decisione di installare una centrale nucleare, del sito, del tipo, della potenza è di competenza regionale e non della Giunta, ma del Consiglio, dovendo essere approvata con legge regionale. In sostanza il piano energetico regionale, approvato con legge, dovrebbe prevedere la installazione di centrale nucleare. Questo articolo della Costituzione è di fondamentale importanza per due motivi: il primo perché non permette il consueto doppio gioco di molte forze politiche, che centralmente decidono la violenza contro le comunità locali e poi nel territorio stanno alla testa della protesta, fingendo di essere da parte dei cittadini, come avvenuto in innumerevoli circostanze, dalla TAV alla base USA a Vicenza ed agli inceneritori. Ogni forza politica deve invece misurarsi direttamente con la realtà territoriale, senza poter barare. Il secondo motivo è che il doversi decidere, non centralmente, ma territorialmente porta necessariamente ad un confronto di merito sulla scelta; non è cioè possibile deformare la verità sull’assurdità della scelta del nucleare con una campagna mediatica fatta di bugie e dati falsi: la democrazia e la partecipazione diventano terreni primari nel processo decisionale.
Lo scivolone di Berlusconi e le insormontabili difficoltà di poter far passare il nucleare con il predetto processo decisionale sono ben chiari alla lobby nuclearista a partire dalla Confindustria che con il suo vice Presidente, Antonio Costato, responsabile settore energia e mercato, dichiara “ Il governo dovrebbe inoltre garantire l'investitore dai possibili rischi rappresentati da burocrazia e comitati”.. ''Non possiamo piu' permetterci le esitazioni e i costi aggiuntivi dettati dalle incertezze: lo Stato deve usare la sua forza nell'interesse dei cittadini e per farlo Confindustria sostiene la necessita' di modificare il Titolo V della Costituzione''. Nell’arrabbiatura della estrema difficoltà di un confronto democratico e civile vi è chiaramente la piena consapevolezza che il disegno di legge (C 1441 –ter), approvato alla Camera ed in discussione al Senato (n.1195) è palesemente incostituzionale, altrimenti si sarebbe chiesta la semplice accelerazione dell’approvazione della legge stessa! Tra i molti altri elementi di incostituzionalità, spicca, ad esempio, l’esercizio del potere sostitutivo del Governo nella individuazione dei siti! La battaglia nei prossimi mesi si svilupperà perciò principalmente sulla operazione istituzionale della modifica del titolo V art 117 della Costituzione che chiede Confindustria: la lobby nucleare sa che questa è la sola via possibile per imporre militarmente il nucleare in Italia e in questi giorni, pur senza specificare esattamente l’articolo 117, il Ministro della Giustizia ha già preannunciato l’iniziativa della modifica costituzionale che sarà tentata anche per altri obbiettivi. La modifica della Costituzione è, per fortuna, una operazione estremamente complessa, facile da realizzarsi solo e solo se tutte le forze di maggioranza concordano e l’opposizione è consenziente: la modifica dell’art 117 è l’antitesi del federalismo, come farà la Lega a sostenerla? Ed il PD, Italia dei Valori saranno reale opposizione? Il pericolo è che il pasticcio o meglio l’imbroglio, l’accordo bipartisan, venga fatto nel silenzio e che ci veniamo a trovare di fronte al fatto compiuto e di qui la necessità di una vigilanza attenta sulle mosse che verranno fatte. Gli interessi sono ben evidenti: completamente ignorata dalla stessa Enea che nel Rapporto Energia Ambiente 2007 del luglio 2008 fa esplicito riferimento al Reattore IRIS (International Reactor Innovative & Sicure) con la leadership Westinghouse LLC, la società francese del nucleare, l’Areva in gravissima difficoltà a piazzare nel Mondo i suoi obsoleti reattori e le tecnologie connesse, gli investimenti fatti e la ricaduta del nucleare militare e tutto il resto legato al ciclo del combustibile sia dell’arricchimento che del riprocessamento, avrà (avrebbe perché il Paese non glielo consentirà) a disposizione l’Italia: ciò in cambio di qualche commessina a qualche industriale italiano e di fornitura di un pizzico di energia elettrica all’Italia, quando superflua per i bisogni della EdF (Electricitè de France). Ovviamente con stratosferico entusiasmo guardano all’accordo Enel e Edison (controllata da EdF), che sotterranno l’arma della concorrenza riabbracciandosi nel colossale business. Tutto questo avviene con lo spostamento di risorse dell’ordine di grandezza dell’intero bilancio dello Stato Italiano. Sappiamo che il mastodontico piano nucleare ha ben poco a che vedere con il fabbisogno energetico nazionale, coprendolo solo per un massimo del 3%; che il costo del kWh aumenterà ulteriormente ed è esempio il fatto che ancora oggi dopo trent’anni dalla chiusura dei vecchi impianti sulla bolletta elettrica c’è un “onere nucleare” per il loro decommissionamento e per “mantenere” la Sogin; che crescerà la dipendenza energetica del nostro Paese, non avendo l’Italia né significativi giacimenti di minerali di uranio, né impianti di arricchimento e riprocessamento; che sarà un disastro, INSOSTENIBILE, il surriscaldamento di laghi e fiumi, dal grande Po con Caorso, al piccolo Garigliano, derivante dal calore smaltito per il raffreddamento delle centrali; che verranno a crearsi immani problemi per centinaia di anni per lo smaltimento della enorme quantità di materiale radioattivato (moltissimo di più di quanto vuole farsi intendere come residuali scorie); che conseguenze gravi si avranno sull’economia e sulla vivibilità di vaste Comunità; che non si accresce il Paese né in Scienza né in Tecnologia; che si produce nuovo materiale utilizzabile per gli armamenti nucleari quale il Plutonio e ad altissima tossicità come il Polonio; che si sottraggono risorse incalcolabili a settori fondamentali ad altissimo tasso di occupazione; che si espongono non solo le Comunità punite dalla installazione nucleare ma l’intero Paesi ad incalcolabili rischi di incidenti nucleariC dai più semplici come perdite radioattive a quelli catastrofici come la fusione del nocciolo. Naturalmente non si dirà questo Decalogo delle Ragioni del No al Nucleare, ma nell’opinione pubblica si cercherà in ogni modo possibile ed a qualunque costo, dati gli interessi in gioco, di inculcare che per il bene del Paese è indispensabile modificare la Costituzione e delegare il governo per le scelte dei siti e la realizzazione delle centrali, perché il nucleare è scelta fondamentale per il Paese. In definitiva l’operazione che si tenterà è quella di farci trovare davanti a scelte definite, “ISOLANDO” le Comunità dei siti e restringendo ad esse l’opposizione e la lotta, perché il resto del Paese, fino ad incidenti gravi e perciò coinvolgenti si pensa che resterà indifferente, potendosi ritenere estraneo a problemi e rischi. Necessita chiaramente capovolgere questa strategia ed attivare un percorso di sensibilizzazione e di corretta informazione per l’intero paese facendo emergere come la scelta del nucleare sia profondamente sbagliata per gli interessi della intera collettività nazionale, smascherando anche in maniera inconfutabile ogni bugia e mistificazione dette a sostegno del nucleare .
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