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Manifesto per il Cambiamento: Costruire la rinascita democratica, progressista, ecologista e pacifista del Paese, di Napoli e della Campania E-mail

Le politiche e le scelte di Berlusconi del suo governo e della sua maggioranza,  ma soprattutto il clima sociale e culturale che ne consente l’attuazione, rappresentano un percorso di  continuità con quanto sta avvenendo nel nostro Paese da molti anni, sia pure con una fortissima accelerazione che ne sta evidenziando l’identità e la possibile, pericolosissima, deriva.


- La Costituzione come fondamentale riferimento per le grandi conquiste dell’Italia democratica e progressista.

La Costituzione ha rappresentato per il nostro Paese la vera riforma eco-solidale, democratica, progressista e con profondi elementi di Socialismo. E’ stata il primo vero tessuto fondante dello Stato e della Repubblica Italiana, in opposizione al fascismo ma anche al percorso di unificazione fatto con la conquista, l’occupazione ed il successivo saccheggio del Sud ad opera dai Savoia.
In un percorso dialettico e complesso, spesso nel contesto anche di violenta contrapposizione del vecchio regime, risultati esaltanti ne erano scaturiti su ogni piano: dallo Statuto dei Lavoratori alla grande Riforma Sanitaria, fondata sul diritto inalienabile alla salute di ogni persona residente sul territorio nazionale; dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica, essenziale per le scelte strategiche di interesse nazionale, al ruolo fondamentale della rappresentanza dei lavoratori; dal diritto allo studio in una scuola quale luogo fondamentale per la crescita delle nuove generazioni, alla esplosione della democrazia con un moltiplicarsi di forme associative e partecipative, di rilevante peso anche nelle decisioni istituzionali; dalla ricchezza della politica alla garanzia della sua rappresentanza anche per nuove emergenti espressioni.

Vi è un dato meraviglioso che Berlusconi, con la sua ricchezza economica, Gelmini e Brunetta con la loro miseria di ideali e valori, non potranno né cogliere né vivere mai: il sentirsi da adolescente e da giovane non ingranaggio di un ingiusto, alienante e sfruttatore, meccanismo produttivo, ma soggetto protagonista per la costruzione di un nuovo mondo: questo è il significato vero delle infinite manifestazioni che caratterizzarono il mondo della scuola, le assemblee, i cortei, i sit-in, nella specificità ed originalità a cui ogni nuova generazione non intende rinunciare.
Se restava solo speranza, pur comunque annunciata, l’idea di avere polizia ed esercito senza armi, pur nel difficilissimo contesto internazionale di guerra fredda restava impensabile la presenza di forze armate italiane in altri Paesi o di militari che vi uccidessero o vi fossero uccisi. 
Il capitalismo, nello sfruttamento e nelle scelte, sentiva addosso il respiro forte dei lavoratori, degli intellettuali, dei movimenti non solo per la sua forza di opposizione ma anche per la capacità progettuale alternativa: le “conferenze di produzione” e le “conferenze operaie” esprimevano punti elevatissimi di programmazione partecipata e democrazia reale. Altissima era la solidarietà: all’interno dei luoghi di lavoro, contro ogni discriminazione e tra lavoratori e cittadini, per cui la raccolta di fondi a sostegno di una fabbrica che fosse chiusa o fortemente ridimensionata non era un’eccezione, ma la normalità.
La società multietnica, senza discriminazione di colori razze religioni e culture, era fortemente presente nel pensiero  e nell’agire di una grande moltitudine di cittadini - quelli semplici, comuni - pronti a difendere l”immigrato da violenze ed angherie. “Nord e Sud uniti nella lotta” non era uno slogan, ma era indice d’una coscienza di massa per la crescita globale del Paese.
Lo Stato contestualmente attivava importanti atti costituzionali di federalismo vero e cioè il decentramento di fondamentali funzioni con la nascita delle Regioni.
Nello spirito proprio della Costituzione, l’insostenibilità dello sviluppo per disponibilità di risorse e capacità recettiva del Pianeta, trovava la sintesi nella questione delle questioni e cioè nella necessità di un “Nuovo Modello di Sviluppo”, ovvero della indissolubilità dell’Economia e della Ecologia. Importanti e tuttora fondamentali atti legislativi come la legge Merli per le acque ed i decreti sull’inquinamento atmosferico sembravano contestualmente aprire la strada ad una difesa reale  della qualità dell’ambiente.
La cultura del valore incommensurabile della biodiversità naturale ed umana portava alle fondamentali leggi sulla Istituzione di Parchi e Riserve Naturali, sia nazionali che Regionali, con un ruolo fondamentale della educazione e della partecipazione.


- L’opposizione alla crescita democratica e la compromissione della Sinistra nella controriforma.

In profonda contrapposizione e lotta, in antitesi a questo percorso e a questa prospettiva  di una nuova Italia, sono stati sempre fortemente presenti modi di essere e di fare politica opposti per gli interessi, spesso malavitosi, di singoli o di gruppi o di partiti o sue parti, costruito su lottizzazioni, clientelismo, sperpero del danaro pubblico, saccheggio del territorio, con un intreccio organico e vitale con mafia, camorra, ndrangheta o con i servizi deviati dello Stato.
La memoria delle stragi, Portella delle Ginestre, l’Italicus, Piazza Fontana, il Rapido 903, come della feroce eliminazione di Falcone e Borsellino, è fondamentale per capire l’attacco alla crescita democratica e civile del nostro Paese ed allo stesso tempo la sua grandissima forza e potenzialità. La degenerazione di questo sistema esplode agli inizi degli anni 90 nella “questione morale”. Essa – pur di fondamentale giustezza nel merito e che richiedeva una notevole lotta per rigenerare la politica e le istituzioni, dando compiuta realizzazione proprio alle parti disattese della Costituzione, a partire dal lavoro - è divenuta, come  avviene spesso nei momenti critici della Storia, la grande occasione per attivare la Controriforma, cui hanno contribuito proprio le forze politiche e sociali, ma spesso anche intellettuali, che avrebbero dovuto effettuare la rigenerazione, in parte perché direttamente coinvolte o compromesse nella questione morale, in parte preoccupate di perdere l’egemonia comunque avuta fino ad allora ed infine in una intesa storica con il sistema di potere economico ed il modello di sviluppo nell’accezione più generale, per assumere il governo del Paese, ma alle stesse condizioni e con la conservazione degli stessi interessi dominanti.
La stessa caduta del Muro di Berlino e la conseguente profonda crisi dell’utopia del socialismo reale legato alla storia della URSS danno giustificazione teorica a questo cambiamento profondo delle forze di sinistra e più in generale democratiche e progressiste. Nella fase di un profondo sbandamento del sistema corrotto e corruttore del vecchio potere del Paese sono le potenziali forze del Rinnovamento ad attaccare la “Prima Repubblica” e a proporre e perseguire il Cambiamento proprio come svilimento della sua identità e dei suoi valori,  identificati come le cause che avevano favorito la degenerazione e che erano alla origine delle difficoltà  del complessivo buon funzionamento dello Stato.
Due conseguenze di fondo ne derivano e che generano la catastrofe di oggi: si diffonde sempre più nel Paese un habitat culturale reazionario, che pervade il modo di essere e di pensare di gran parte della gente, e si creano le condizioni per la nascita e la egemonia politica e culturale di personaggi ed aggregazioni politiche connaturali a tale contesto. Alla democrazia, alla partecipazione, al protagonismo dei soggetti sociali nelle scelte si sostituiscono l’autoritarismo e una poco definita “governabilità” che, sul piano politico e sindacale,  si manifesta in leggi e norme per escludere il dissenso, le minoranze o meglio le nascenti, potenzialmente egemoni, nuove domande di rappresentanza.
Tutto ruota intorno alla parola d’ordine “privatizzazione”, che diventa la sfida tra le parti per chi  è più “capace”: dall’energia elettrica all’acqua, dal patrimonio ambientale e culturale allo stesso spazio fisico in cui viviamo: l’etere. La precarietà nelle diverse forme contrattuali, attraverso cui essa si realizza, diventa l’essenza della nuova politica del lavoro, squilibrando totalmente i rapporti di forza nella direzione del “datore di lavoro”, a discapito di questioni fondamentali, quali la sicurezza della continuità del lavoro, i diritti, la sicurezza sul lavoro e creando le obbiettive condizioni per la fine della solidarietà nel mondo del lavoro.
Se guardiamo alla politica di Luigi Berlinguer e dello stesso Mussi nei governi di centrosinistra,  non sono di altro pianeta né la drastica riduzione dei finanziamenti né le leggi ed i regolamenti per Università, per la Ricerca, per la Scuola pubblica introdotti dalla Gelmini. La politica militarista dei governi Prodi e D’Alema, la concessione della base militare USA a Vicenza, la totale assenza d’iniziativa e di autonomia nazionale su questioni centrali quali le bombe nucleari presenti sul territorio del nostro Paese, il libero scorrazzare di natanti a propulsione nucleare nei nostri Porti ed acque territoriali, l’aumento dei finanziamenti militari a scapito di servizi essenziali come sanità, scuola, cultura, ambiente sono le precondizioni dell’impaludamento in tragiche situazioni di conflitto armato come l’Afganistan. Le ronde, che costituiscono la negazione dello spirito stesso della Costituzione Italiana, ed il respingimento dei migranti, con i tanti omicidi morali connessi, non sono forse la continuità delle politiche verso l’immigrazione seguita con omogeneità da tutti i Governi e dalle loro maggioranze dall’inizio dai primi anni novanta? Le  aggressioni a gay e diversi, non sono più tristissimi e lontani ricordi del fascismo, ma drammatica attualità, in quanto non solo tollerati ma teorizzati e sostenuti dal potere politico e sociale. La legge disumana sul testamento biologico e lo svilimento delle grandi conquiste della emancipazione sociale, culturale, politica ed economica delle donne, esprimono una cultura di potere e disprezzo della dignità umana, evidenziando un’abnorme divario tra l’essere e l’apparire politico ed istituzionale.
Il federalismo perseguito dalla Lega ha una sola valenza: quella fiscale, consistente nell’aggravare pesantemente gli squilibri economici, produttivi, sociali del Paese senza andare peraltro all’origine delle cause, delle politiche, delle leggi truffa ai danni del Mezzogiorno, compiute sia dopo l’Unità d’Italia sia in ogni altra occasione di apparente finanziamento per il Sud, a partire dal terremoto dell’’80. Al contrario, il pesante arretramento sul piano del decentramento dei poteri e delle funzioni dello Stato raggiunge livelli inimmaginabili, come risulta evidente nel caso della questione nucleare laddove, calpestando la Costituzione, si delegano al Governo ruoli e poteri delle Regioni, in coerenza con le scelte generalizzate di rafforzamento del potere centrale.
Tale Controriforma ha cancellate tutte le potenzialità, la prospettiva fortemente presente di una nuova economia ecologista, capace di attivare un’identità nuova del lavoro, fatta di tutela, preservazione ed arricchimento dei valori della Natura e di risorse per le generazioni future  (già quella di oggi per i nati dei primi anni ‘90), di produzioni fondate sulla rinnovabilità di energia e materia e sulla cultura della solidarietà.
La Controriforma sta annullando: le idealità ed i valori del movimento ecologista e pacifista; la speranza ed il percorso di emancipazione e  di  dignità umana di  decine di milioni di persone, costruito in decenni dal Comunismo italiano; l’orizzonte dei diritti, delle libertà, del protagonismo democratico radicale e socialista; il messaggio di pace, di solidarietà, di amore tra gli uomini e con la natura lanciato già da Papa Giovanni XXIII.
La Costituzione per Berlusconi, per la sua maggioranza, ma anche per significativa parte dell’intero sistema politico, economico, sociale oggi dominante è perciò l’ultimo grande impedimento  da superare per attuare compiutamente la Controriforma.

- Il “bassolinismo” alla base della profonda crisi politico-istituzionale, a Napoli e in Campania

A Napoli ed in Campania questo percorso controriformista è ancor più databile, più identificabile, più denso di gravi conseguenze. Nel 1993, il “bassolinismo” nasce dalla grande e duratura intesa con il vecchio sistema di potere economico e sociale in profonda crisi e dalle successive fasi di mistificazione, ambiguità, svilimento, dei valori del mondo della ecologia, della cultura, della sinistra. La cooptazione di vasta parte del Movimento di Liberazione dal malgoverno della città e della regione - che ebbe il suo culmine nella lunga occupazione primaverile del Maschio Angioino - e l’operazione G7, con la concordata  marginalizzazione di ogni azione antagonista, costituirono la garanzia per il vecchio potere della reale forza politica di Bassolino e della successiva insignificanza dell’azione della sinistra istituzionalizzata e dei verdi.
Sul piano dello sviluppo, conseguentemente, il declamato Rinascimento fu in realtà la riproposizione di un nuovo sacco sia di Napoli - a Bagnoli, nella Zona Orientale, nel Centro Storico, con la contestuale degenerativa accentuazione della periferizzazione di gran parte della Città, dal cuore antico ai suoi confini - sia della Campania, per l’intera costa, col moltiplicarsi di villaggi e porti turistici e per le zone  più suggestive e qualificate dell’interno, con la sottrazione anche di pregiatissimi suoli agricoli. Un saccheggio tinteggiato di verde nella propaganda e nella mistificazione degli standard di qualità urbana, come emerge dai vari piani e strumenti urbanistici approvati negli ultimi 15 anni.  Il Rinascimento è stato nei fatti l’abbandono di una politica di valorizzazione e recupero dei beni storici ed ambientali. La propaganda demagogica dei primi anni del bassolinismo è stata causa allo stesso tempo della fruizione  di spiaggia e mare pesantemente inquinati e della mancata soluzione ad oggi dell’inquinamento stesso e  di una enorme spreco di pubbliche risorse. All’attesa a sinistra di una maggiore funzione e fruizione pubblica dei beni naturali ha risposto un percorso istituzionale di totale privatizzazione dell’acqua, delle spiagge e del mare. Grandi potenzialità legislative conquistate dal movimento ecologista e progressista sulla sanità pubblica, sulla tutela dei diversamente abili, sui parchi, sull’agricoltura biologica, sulla tutela degli animali, sono state totalmente svilite. Sui rifiuti e sul disinquinamento del suolo non solo non si è ribaltata, ritornando alle condizioni legislative del ‘93, la politica iniziata dal centro destra di Rastrelli ma la si è accelerata, generando immani vantaggi ed interessi, illeciti su molti piani. La critica favorevole per lungo tempo, l’egemonia si sono  costruite non sulla base di idealità, valori, grandi idee innovative, qualità della iniziativa, rettitudine dell’azione istituzionale, bensì sul sistema delle nomine e degli incarichi e consulenze, quasi sempre inutili e per un numero abnorme come mai avutosi nel passato della storia della Regione, anche nei tempi peggiori. La camorra e la illegalità diffusa, veri cancri per ogni percorso di Rinascita di Napoli e della Campania, non solo non vengono seriamente ed efficacemente combattute, ma trovano terreno fertile per i loro interessi nella politica e nelle scelte fatte.
Accanto ad una questione politica ed istituzionale del disastro in ogni campo, che ci ha portato alla vergogna di far apparire Berlusconi come il salvatore di Napoli e della Campania e che avrebbe richiamato chiunque alla dignità delle dimissioni, è perciò oggi di nuovo fortemente presente la grande questione morale del governo di gran parte delle istituzioni regionali: al primo punto di essa dovrebbe esservi l’assunto della fuoriuscita dalla Politica di tutti quelli che hanno generato il disastro. 
Se il potere e la politica di Bassolino - col subalterno, insignificante, ruolo del sindaco Iervolino - sono la causa prima della degenerazione morale e della catastrofe di oggi,  chiare devono però essere le immani responsabilità di un centro destra allo stesso tempo totalmente incapace e direttamente legato alla  gestione bassoliniana del potere.

- Il cambiamento possibile per un radicale rinnovamento

Il cambiamento è la necessità assoluta a livello nazionale come cittadino e regionale. Nel disastro di oggi siamo testimoni ed attori d’infinite volontà, individuali e collettive, “monadi del possibile cambiamento”, noi che non accettiamo l’irreversibilità di questo percorso e che perciò riteniamo  che uno spirito nuovo, quello del cambiamento, debba materializzarsi in una crescente moltitudine di cittadini, fino a divenire pensiero dominante. L’incontro tra queste diffuse e radicate “volontà di cambiamento” ne costituisce il passaggio decisivo, anche per un rinnovamento radicale delle Assemblee elettive, delle Maggioranze e dei Governi delle Istituzioni.

Napoli, 1° Dicembre 2009

Salvatore Borrelli
Antonio D’Acunto
Salvatore De Martino
Ermete Ferraro
Antonio Frattasi
Nicola Lamonica
Franco Specchio

 

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