
Dichiarazioni di Guido Pollice, presidente nazionale VAS e di Antonio D’Acunto, Comitato per il No al Nucleare. L’abbiamo sostenuto durante tutto l’iter parlamentare ed abbiamo chiesto formalmente al Presidente della Repubblica di non promulgare la legge che vorrebbe reintrodurre il nucleare in Italia perché anticostituzionale su una questione decisiva: l’attuazione dei poteri sostitutivi del governo nella definizione dei siti in caso di rifiuto da parte delle regioni. L’abbiamo detto infinite volte: non ci vuole nessuna particolare competenza giuridica per capire che tale punto della legge (il punto f dell’art 25) è in totale contrasto con l’articolo 117 della Costituzione, secondo cui la produzione di energia elettrica è materia di legislazione concorrente Stato - Regioni con potestà regolamentare spettante alle Regioni. Su questa nostra impostazione, ovviamente con scelte del tutto autonome, cinque Regioni, Calabria, Toscana, Liguria, Piemonte, Campania, di oggi è l’annuncio, hanno impugnato di fronte alla Corte Costituzionale la Legge 99/2009. E’ un passo politico di fondamentale importanza che spedisce al mittente l’autentico colpo di mano, l’ennesimo, portato avanti dalle lobbies nucleari e dal Governo Berlusconi e dalla sua Maggioranza. Di grandissima rilevanza è anche la scelta di Greenpeace, WWF e Legambiente di sostenere questa nostra impostazione; certo sarebbe stato meglio se ciò fosse avvenuto prima perché, è almeno ipotizzabile, il Presidente della Repubblica avvrebbe valutato con maggiore attenzione la incostituzionalità della legge nella fase di promulgazione. Nell’attesa della conferma della decisione di incostituzionalità da parte della Suprema Corte, occorre fare massima attenzione che nella fase di “Riforme Condivise”, ovvero la Controriforma che vuole attuarsi nel Paese, non venga modificato l’Articolo 117, come era stato inizialmente esplicitamente chiesto dalla Confindustria per attivare il business nucleare senza avere ostacoli da parte delle regioni e quindi delle Comunità locali.
Come avvenuto per la delega sui poteri sostitutivi occorre aprire un grandissimo scontro internazionale sulla possibilità prevista sempre dalla legge 99/2009 (il Comma 1dell’Art. 25) di produrre combustibile nucleare: tale punto è in totale contrasto con il Trattato di Non Proliferazione, che “proibisce agli stati firmatari che non disponessero di armamenti nucleari (stati non-nucleari), di ricevere o fabbricare tali armamenti o di procurarsi tecnologie e materiale utilizzabile per la costruzione di armamenti nucleari” come appunto sono gli impianti di arricchimento e la relativa produzione di uranio arricchito: anche questo l’abbiamo detto infinite volte ( ma ci sembra opportuno ripeterlo per chi non volesse sentire!): perché ciò che vale, giustissimamente, per l’Iran, la Corea de Nord, il Pakistan ed aggiungiamo per l’India ed Israele, non dovrebbe valere anche per l’Italia di Berlusconi e Scajola? Il possibile uso militare del combustibile nucleare e l’entrata sui mercati internazionali della vendita dell’Uranio arricchito sono del tutto coerenti con l’assenza nella legge della destinazione del combustibile prodotto ai soli usi delle eventuali centrali nucleari che malauguratamente dovessero realizzarsi sul territorio nazionale. Chi pensa di fare il grandissimo business del commercio dell’Uranio arricchito e di conseguenza anche di quello impoverito emergerà quando sapremo chi si proporrà per gli impianti di arricchimento.