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Il 7 aprile è stata presentata in conferenza stampa nella sala Pasolini del palazzo della Regione a Udine, una proposta di legge regionale (Friuli Venezia Giulia) per tutelare la biodiversità e l’agricoltura di qualità dagli OGM. Il testo è stato sottoscritto da VAS e da altre 56 associazioni ed Enti del Friuli Venezia Giulia.
La proposta sarà consegnata il 12 aprile all’assessore regionale all’agricoltura del Fvg Claudio Violino. Successivamente sarà presentata ai capogruppo in consiglio regionale per essere trasformata in legge regionale.
Di seguito la relazione alla Proposta di legge regionale recante “Norme in materia di tutela della biodiversità e dei prodotti agroalimentari di qualità e tradizionali del territorio regionale dall’emissione deliberata in ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM)”.
In relazione al principio comunitario di facoltà di impiego degli OGM in agricoltura purchè autorizzati ed a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, del 19 gennaio 2010 n. 183, che introduce il principio in base al quale la mancata adozione dei piani regionali di coesistenza non possa costituire ostacolo al rilascio dell’autorizzazione alla messa in coltura di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212 e dei recenti provvedimenti di autorizzazione di OGM emanati dalla Commissione Europea, in particolare della patata GM Amflora per la coltivazione, l’uso a fini industriali e come mangime ed in assenza degli strumenti necessari a garantire la coesistenza tra coltivazioni convenzionali, biologiche ed OGM, di competenza delle Regioni, come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 116/2006, si ritiene necessario adottare le misure idonee a garantire la biodiversità degli ecosistemi regionali e le produzioni di qualità e tradizionali che il territorio esprime.
La biodiversità, infatti, rappresenta un valore ecologico ed insieme economico, sociale, culturale, che deve essere tutelato, in particolare, in situ, mediante misure di conservazione, ripristino e valorizzazione, cosa che rappresenta la base scientifica delle discipline vigenti in materia, sia a livello nazionale che comunitario ed internazionale.
Per questo, di fronte al rischio che l’imissione deliberata in ambiente di OGM rappresenta per la diversità biologica è necessario introdurre un divieto di coltivazione di tali organismi all’interno del sistema di aree protette istituito a livello regionale, tanto in applicazione della legge n. 394/1991 (legge quadro sulle aree protette) che del d.P.R. n. 357/1997 (che disciplina, in Italia, la rete Natura 2000).
A questo proposito si richiamano il principio di precauzione, come sancito dalla Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 e dal Trattato sull’Unione Europea (articolo 191), la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, il Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, le Conclusioni del Consiglio europeo del 5 dicembre 2008. Il Consiglio europeo stabilisce che, in accordo con il diritto comunitario, che include il principio di precauzione, le Regioni con caratteristiche agronomiche ed ambientali specifiche possono richiedere anche misure di divieto della coltivazione di OGM, in particolare nei siti Natura 2000 e simili.
Inoltre, alla luce del concetto di protezione reticolare e territoriale della biodiversità, introdotto dalla comunità scientifica internazionale ed adottato a livello europeo, devono essere tutelati anche gli elementi lineari, compreso il paesaggio, che contribuiscono a garantire la funzionalità di habitat e specie. Ciò anche per realizzare un’insieme di infrastrutture verdi nel territorio regionale, ossia di una rete interconnessa di zone naturali, quali i terreni agricoli, gli itinerari verdi, le zone umide, i parchi, le riserve forestali e le comunità di piante indigene. Perciò il divieto di emissione deliberata nell’ambiente di OGM viene esteso alle aree esterne a quelle sottoposte ad uno speciale regime di protezione. A questo proposito è necessario, richiamare la Convenzione europea sul paesaggio e la Comunicazione della Commissione europea sulle soluzioni per una visione e un obiettivo dell'UE in materia di biodiversità dopo il 2010 (COM(2010) 4 definitivo).
Queste medesime misure, infine, trovano giustificazione nella necessità di tutleare un importante patrimonio di produzioni di qualità (DOC, DOCG, IGT, DOP, IGP, biologiche e le produzioni agroalimentari tradizionali), che si sviluppano in maniera non uniforme sul territorio regionale e che richiedono l’adozione di strumenti di protezione rafforzata delle aree agricole di provenienza, idonei a garantire la purezza delle sementi e l’integrità delle produzioni, in assenza delle quali, in virtù delle attinenti peculiarità regionali, il rischio di perdite in termini di biodiversità ed economici, sarebbe realmente inaccettabile.
Queste produzioni hanno dimostrato negli anni di avere effetti positivi sul mantenimento della biodiversità, esse, infatti, sono caratterizzate da un importante valore ambientale, socioeconomico e culturale, sono espressione dell’inventiva, dell’ingegno e del processo di evoluzione delle collettività territoriali, e, perciò, devono essere oggetto di tutela e di salvaguardia da parte delle istituzioni competenti, in particolare alla luce della Convenzione Unesco del 2003 sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ratificata con legge 27 settembre 2007, n. 167, e del D.M. 9 aprile 2008, recante individuazione dei prodotti agroalimentari italiani come espressione del patrimonio culturale italiano
La presente proposta di legge regionale fa proprio anche il dibattito che nel nord e nel sud del mondo migliaia di agricoltori stanno portando avanti per il riconoscimento della Sovranità Alimentare, come diritto fondamentale di tutti i popoli a scegliere cosa produrre e come produrlo per garantire in modo sostenibile una alimentazione sufficiente e sana per tutti, in tutti i Paesi del mondo. Un diritto che l' introduzione di OGM, in molti Paesi del sud del mondo ha intaccato attraverso i brevetti di proprietà delle multinazionali che esercitano un vero e proprio monopolio, costringendo gli agricoltori ad acquistare ogni anno le sementi OGM a prezzi alti, con raccolti spesso insoddisfacenti, generando anche dipendenza economica dall'estero.
Scarica la Proposta di Legge Regionale (FVG)
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Associazione Agricoltura Biodinamica
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