
Finalmente una Confessione Sincera del Ministro Romani: la Sicurezza degli impianti è stata ignorata nella scelta nucleare di Berlusconi e del suo Governo! “Non è in discussione che il Paese debba andare verso l'energia nucleare ma i tragici eventi del Giappone impongono di riflettere sulla sicurezza degli impianti e di aprire un dibattito europeo sulla affidabilità degli stress test delle 150 centrali nucleari del continente”; una dichiarazione del Ministro Romani che se da una parte è la esplicita confessione che nella violenta ed antidemocratica imposizione del nucleare al Paese da parte del Governo è stata fondamentalmente ignorata la sicurezza degli Impianti, dall’altra esprime una assurda, incredibile, totalmente irrazionale contraddizione: se non vi è sicurezza, come può il Paese andare verso l’energia nucleare?
Non si sarebbe verificata perché la schiacciante vittoria del SI alla cancellazione del nucleare che comunque si sarebbe ottenuta e si otterrà al prossimo referendum di giugno l’avrebbe impedita, ma gli impianti realizzati sarebbero stati intrinsecamente insicuri!
Se la “pausa di riflessione” del professore Umberto Veronesi è chiaramente funzionale a salvare la sua poltrona di Presidente dell’Agenzia per la (in)sicurezza nucleare - altrimenti per tutto quanto affermato sulla sicurezza massima degli impianti nucleari, per un minimo di dignità personale, non potrebbe non dimettersi - a che cosa è finalizzata "l'assoluta necessità di una riflessione esposta dal ministro Romano e riconfermata dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo? –(A proposito del Ministro, intende ancora mandare i suoi figli a vivere accanto alle centrali nucleari come più volte affermato, oggi diciamo stoicamente, per spirito di sacrificio alla causa nucleare?)
La risposta è chiaramente tutta politica: quella di evitare il referendum di giugno, che con la bocciatura netta, plebiscitaria del nucleare, oltre a costituire una durissima sconfitta politica della maggioranza di governo ma anche dell’area Casini (è stato politicamente lui il primo a rilanciare il nucleare in italia)- sul piano legislativo impedirebbe la sua riproposizione per almeno cinque anni. L’obbiettivo chiaro del governo, delle potentissime e fameliche lobbies e del mastodontico apparato di interessi legati al nucleare, dalla Agenzia di Sicurezza, a parti rilevanti del CNR, dell’ENEA e dell’Enel, è cioè quello di superare con i minori danni possibili l’attuale catastrofe del nucleare anche sul piano della presa di coscienza dei Cittadini per poi riproporlo in brevissimo tempo con le spudorate bugie e mistificazioni di sempre, a partire dalla “assoluta” sicurezza del nucleare perché di “nuova generazione”: sicurezza garantita dai soliti noti, “scienziati”, “ambientalisti pentiti”, “opinionisti”, tutti legati in una maniera o all’altra all’affare nucleare.
La pausa di riflessione del Governo mira perciò non certo alla sicurezza, o alla fuoriuscita definitiva dal nucleare ma ad individuare quelle modifiche legislative ai quesiti referendari che annullano i referendum ma mantengono l’opzione nucleare; emblematiche in tal senso, sono le varie dichiarazioni di esponenti governativi e della maggioranza che le centrali non si faranno senza il consenso delle regioni, che è stato finora uno dei punti centrali dello scontro istituzionale Stato – Regioni; si modifica la norma in tal senso, creando le condizioni legislative per il superamento del referendum, ma sapendo che ad oggi (chi dice che davanti a prospettive di miliardi di euro non vi siano nuove disponibilità!) ben quattro regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Campania si sono dichiarate disponibili ad ospitare centrali nucleari e che neanche dopo la catastrofe del Giappone, o quello di ordinaria gravità in Canada nella centrale Pickering sull’Ontario, hanno annunciato un cambiamento di posizione.
Naturalmente aspettiamo in uno stato di massima allerta e mobilitazione anche sulla campagna referendaria di conoscere le mosse del governo, ma una cosa appare chiarissima come obbiettivo fondamentale di tutti i movimenti e del Popolo antinucleare; i referendum non si fanno se e solo se viene definitivamente abbandonata ogni opzione nucleare sia della realizzazione delle centrali che della produzione di combustile nucleare per uso pacifico e militare.