GRANDE SUCCESSO PER MANGIASANO E PER L'ETICHETTA ETICA
La proposta dell'etichetta etica, lanciata durante la conferenza stampa di presentazione di Mangiasano, insieme alla Confederazione Italiana Agricoltori, ha riscosso un grande interesse da parte di istituzioni, associazioni e cittadini.
Nata dalla felice intuizione di "pionieri" della trasparenza (Un Punto Macrobiotico, Cooperative Equo Solidali, Libera) e dalla collaborazione con l'agricoltore Giuseppe Oglio, l'etichetta etica è un modello aperto (non ha copyright) che mira ad una sempre maggiore partecipazione da parte degli operatori del settore.
Il successo riscosso da questa VI edizione è evidenziato sia dalle 50 iniziative in circa 50 piazze italiane (con biomercatini, convegni, incontri nelle piazze, eventi culturali), sia dalla partecipazione di organizzazioni diversamente collegate al settore agroalimentare (Cia, Anabio, Libera, Cna Alimentare, Confartigianato Alimentazione, Federconsumatori, Adusbef, Arcipesca Fisa, Upter Solidarietà, Amab, Aiab, Manitese, Ecoradio e Teleambiente).
L’iniziativa gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e di numerose Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Sicilia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Trentino Alto Adige, Campania, Puglia, Basilicata, Marche), della Provincia di Milano, del Comune di Cremona, Parco Nazionale del Cilento e Valle di Diano.
NASCE L'ETICHETTA ETICA. PIU' INFORMAZIONI PER I CONSUMATORI
Proposta da Cia e VAS Onlus per la 6ª edizione di “Mangiasano”, conterrà -oltre alle informazioni obbligatorie per legge- la firma del produttore e le generalità dell’azienda, le tecniche colturali impiegate, quelle di trasformazione e il relativo impatto ambientale. A partire dall’uso di acqua ed energia.
Nove italiani su dieci vogliono un’etichetta chiara e trasparente. Un’etichetta che non deve “sedurre” o confondere, ma piuttosto dare più informazioni possibili sui prodotti alimentari, senza trucchi né inganni. Non si tratta solo di sapere il luogo d’origine e provenienza del cibo che va sulla tavola: oggi il consumatore attento vuole conoscere la “storia” di quello che mangia. Per questo Cia-Confederazione italiana agricoltori e VAS Onlus lanciano la proposta di un’“Etichetta etica”, una sorta di “curriculum vitae” che andrebbe ad affiancare la classica etichetta prevista dalla legge sui generi alimentari.
L’“Etichetta etica” - illustrata da Cia e VAS in conferenza stampa per la presentazione della 6ª Giornata nazionale “Mangiasano”, che si svolgerà domani 21 maggio con oltre 50 appuntamenti in tutt’Italia - è un modello che mira a ristabilire il principio della “sovranità alimentare”, restituendo al compratore un’effettiva libertà di scelta, negata da un mercato globalizzato che sposta le materie prime agricole a seconda della convenienza economica, senza alcuna considerazione per la loro qualità e per l’impatto ambientale e sociale conseguente alla loro produzione.
L’idea dell’“Etichetta etica”, come quella del suo contenuto, è partita dai risultati di un’indagine di Cia e VAS sul rapporto tra italiani e sicurezza alimentare. Secondo lo studio, ben il 91 per cento dei consumatori chiede per il cibo un’etichetta semplice e di facile comprensione, ma con più informazioni rispetto ad oggi. In particolare, l’83 per cento degli intervistati preferisce il prodotto nazionale, soprattutto se tipico e tradizionale, ma dall’etichetta vorrebbe la garanzia dell’italianità di tutti gli ingredienti.
E ancora: otto consumatori su dieci sono contrari agli Ogm in tavola. Il 55 per cento del campione ritiene gli organismi geneticamente modificati dannosi per la salute, mentre il 76 per cento crede semplicemente che siano meno salutari di quelli “normali”. All’opposto, il 62 per cento degli italiani si fida del biologico: secondo questa “fetta” di utenti il bio risponde ai più elevati standard di sicurezza e salubrità alimentare. In più, per il 58 per cento dei “bio-appassionati”, questi prodotti sono di qualità superiore rispetto ai convenzionali. Infine, il 40 per cento degli italiani vorrebbe in etichetta più dati sull’impatto degli alimenti sull’ambiente e il territorio circostante, mentre il 70 per cento degli intervistati chiede meno passaggi di filiera per frenare la corsa dei prezzi dal campo al supermercato.
Sulla base di quest’indagine, Cia e VAS hanno creato l’etichetta ideale. Le imprese che - su base volontaria - sceglieranno di dotarsi dell’“Etichetta etica” avranno quindi riportato sulla confezione: le generalità del produttore (non solo il Paese d’origine ma “l’azienda d’origine”); le generalità del trasformatore (quando diverso dal produttore); il metodo di coltivazione impiegato (industriale, biologico, biodinamico, naturale); le dimensioni aziendali (superficie e addetti) e le informazioni relative all’impatto ambientale (uso di acqua, di carburanti, di energie); il prezzo al produttore; l’origine dei semi per i prodotti dell’orto e quella dei mangimi per gli animali.
In questo modo - sottolineano Cia e VAS - si possono portare alla luce modelli produttivi davvero virtuosi, che fanno bene all’agricoltura, alla salute e all’ambiente. Ma soprattutto fanno bene al consumatore, che potrà avvalersi di un vero e proprio “dossier” alimentare. Un valore aggiunto notevole rispetto ad oggi, a partire dalla presenza della firma del produttore e dell’indirizzo dell’azienda, che rappresentano una vera e propria autocertificazione, il massimo della garanzia di trasparenza che il cittadino può chiedere a un’etichetta.
Cia e VAS hanno una risposta anche per chi sostiene che informazioni aggiuntive in etichetta potrebbero portare a un appesantimento dei costi del packaging, con un ulteriore aggravio sui costi complessivi. In verità, più testo sull’etichetta non comporta alcun costo aggiuntivo. E in più verrebbe data una valenza “etica” al packaging stesso, che oggi per tantissimi alimenti vale più del suo contenuto. Un esempio su tutti: il succo di frutta in vetro da 12 cl costa circa 15-20 centesimi tra bottiglia, tappo ed etichettatura, mentre la materia prima per farlo pesa per poco più di 0,1 centesimi, considerato che mediamente un quintale di frutta al produttore non viene pagato più di 15 euro. In sostanza, il contenuto di un succo di frutta da 12 cl vale meno della decima parte del suo involucro.
Ma l’“Etichetta etica” non dimentica nessuno. Tra gli obiettivi dell’iniziativa di Cia e VAS, infatti, c’è quello di rendere fruibili le informazioni sui prodotti alimentari anche ai non vedenti, utilizzando il “metodo braille” in etichetta.
Saper leggere le etichette non basta per scegliere un cibo sano secondo la Cia, che insieme alla Onlus Vas, lancia l'"etichetta etica": un "curriculum vitae"da affiancare alla classica etichetta sui generi alimentari.