Comunicati sul nucleare

Comunicati
REFERENDUM COME POSSONO VOTARE I FUORISEDE E-mail
loghi_copySei fuori sede e non puoi tornare a casa per votare e consentire l’affermazione dei 4 SI?
Ecco come si può fare.
Il 12 e 13 Giugno si svolgeranno in Italia i Referendum per la ripubblicizzazione del servizio idrico, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento. Per gli studenti universitari sarà un periodo di studio per gli esami della sessione estiva. Per chi volesse votare ci sono alcune facilitazioni che consentono di rimanere nella città dove si studia o di tornare a casa usufruendo di sconti sui trasporti.
I fuori sede possono votare nella città dove studiano? Come?
Si, i fuori sede, che siano studenti o lavoratori, possono votare se vengono nominati Rappresentanti dei promotori presso i seggi elettorali. Basta avere con se la propria tessera elettorale. Per proporsi come Rappresentanti basta contattare il Comitato Referendario più vicino (trovate i contatti cliccando qui per l’acqua e qui per il nucleare) In questo modo chi vorrà potrà votare anche nel seggio segnalato anche se diverso da quello in cui si è iscritti. Successivamente coloro che hanno segnalato la propria disponibilità riceveranno una delega dai promotori.Quanti sono i rappresentanti dei Promotori?
Per ogni sezione elettorale (e per ciascun quesito), possono essere nominati due rappresentanti, un titolare e un supplente. Quindi, i promotori dei 2 referendum sull’acqua, potranno nominarne 4, mentre il comitato Vota si per Fermare il Nucleare potrà nominarne 2 per seggio.
E’ semplice ed è importante! Basta avere con te la tessera elettorale. Per diventare Rappresentante compila il form che trovi di seguito e verrai inserito/a e contattato/a. Non aspettare c’è tempo fino al Domenica 5 Giugno!
CLICCA QUI!!! – http://www.referendumacqua.it/voto-fuori-sede.html
A seconda della vostra disponibilità scegliete se essere presenti in tutte e due le giornate di voto per aiutare i comitati territoriali. Ad ogni modo, iscrivetevi per poter almeno votare.
Come funzionano i rimborsi di viaggio?
Per i viaggi degli elettori residenti in Italia, i biglietti ferroviari nominativi a tariffa ridotta sono rilasciati dietro esibizione della tessera elettorale e di un documento di identità (unicamente per il viaggio di andata è ammessa l’autocertificazione). I biglietti hanno un periodo di utilizzazione di venti giorni (stabilito per ogni consultazione) e devono essere convalidati prima di iniziare il viaggio di andata e quello di ritorno. Lo sconto è del 60%. Per ulteriori informazioni su agevolazioni di viaggio è necessario attendere la pubblicazione della circolare del Ministero dell’Interno su tale materia. Per i viaggi effettuati con il mezzo aereo sul territorio nazionale, e’ riconosciuta agli elettori un’agevolazione per il viaggio di andata alla sede elettorale dove sono iscritti e ritorno, nella misura del 40 per cento del costo del biglietto. L’importo massimo rimborsabile non può essere superiore a 40 euro per il viaggio di andata e ritorno per ogni elettore.
Successo della catema umana contro il nucleare a Sessa Aurunca E-mail
229204_117082241707236_100002163823504_148954_7486239_nNonostante il maltempo, la catena umana contro il nucleare è riuscita. Presenti le associazioni VAS, rappresentate dal consigliere nazionale Riccardo Consales e da numerosi soci provenienti dai circoli laziali e campani, Fare Verde, rappresentate dal presidente nazionale Massimo De Maio e dai soci campani e laziali, legambiente campania e lazio, WWF e da tantissime persone e attivisti provenienti da un pò tutti i comuni limitrofi. Presente anche una delegazione di comitati regionali vota si per fermare il nucleare del lazio e della Campania e rappresentanti dei comitati referendari del Cassinate 2 SI per l’acqua pubblica e 1 SI per fermare il nucleare. galleria fotograficaDim lights Embed  

 

 

 

 

VAS PARTECIPA ALLA CATENA UMANA CONTRO IL NUCLEARE A SESSA AURUNCA E-mail
garigliano_centrale_nucleareSi svolgerà sabato 30 aprile 2011 la catena umana contro il nucleare a Sessa Aurunca, Comune che ospita la centrale nucleare del Garigliano. VAS parteciperà con i Comitati referendari del Cassinate e con il comitato regionale Campano per ribadire il SI contro il nucleare e il SI per l’acqua pubblica. Appuntamento il 30 Aprile 2011 al Centro Storico Sessa Aurunca. 

IL CASSINATE RICORDA CERNOBYL E IL DISASTRO DI FUKUSHIMA

IL 30 APRILE E IL 1 MAGGIO
Le associazioni e i movimenti politici aderenti ai comitati referendari del Cassinate organizzano importanti iniziative per ricordare i due più grandi disastri nucleare accaduti e lo farà a partire da sabato 30 aprile partecipando, con una delegazione molto numerosa, alla catena umana contro il nucleare indetta dal Comitato Antinucleare del Garigliano, alle ore 10:30 a Sessa Aurunca (CE) a pochi km dalla centrale nucleare del Garigliano tanto vicina alle nostre città. Un modo per testimoniare il triste passato che ha colpito i nostri territori ma che ci ha visti purtroppo anche vittime di incidenti accaduti a tanti km di distanza. Lo faremo perché noi tutti uomini e donne crediamo che il futuro non sia nel nucleare, una tecnologia vecchia e obsoleta, ma sia nelle rinnovabili, motore dell’economia e dello sviluppo della maggioranza dei paesi del mondo. Appuntamento a Cassino presso l’ex Campo Boario alle 8:45.  La due giorni di mobilitazione proseguirà domenica 1 maggio a Cervaro, Pontecorvo e Cassino dove con nostri banchetti distribuiremo bandiere e materiale informativo, per ricordare che il 12 e il 13 di Giugno avremo un’occasione straordinaria. Quella di dire definitivamente addio all’atomo votando SI al referendum contro il Nucleare!!!! In particolare a Pontecorvo saremo presenti dalla mattina con un banchetto nel corso della manifestazione ecologista organizzata ANIMA BIKE con la tradizione ciclo pedalata del 1 Maggio. A Cassino saremo presenti dalle 18 in poi in piazza DIAZ con banchetti e a Cervaro presso la Villa Comunale  L’occasione però sarà importante anche per ricordare di votare SI ai due referendum per l’Acqua Pubblica.   Ciò che sta accadendo in provincia di Frosinone è l’esempio lampante che le gestioni di SpA del servizio idrico sono totalmente fallimentari. Disservizi, inquinamento ambientale e soprattutto clientelismo all’ennesima potenza sono i tumori di un sistema che noi stiamo combattendo da più di quattro anni. Dopo l’ultima sentenza del TAR che ci ha dato ragione su tutto per l’ennesima volta, chiediamo a tutti i sindaci di ripensare ad un nuovo sistema di gestione del servizio idrico che metta al centro i cittadini e la qualità del servizio e non gli interessi di pochi speculatori. Cambiare si può votando e facendo votare SI  ai due referendum per l’acqua pubblica per fermare questo processo irreversibile di privatizzazione in atto nel nostro paese.
I comitati si riuniscono ogni mercoledì alle 19 presso la sede della città invisibile nell’ex campo boario di Cassino.
Cassino 29/04/2011
ASSOCIAZIONI ADERENTI: Amici della Montagna Roccasecca, Amici del Melfa Roccasecca, Associazione 20 Ottobre Aquino, Ass. Eqo Cassino, Ass. Peppino Impastato Cassino, Ass. Pier Paolo Pasolini Cervaro, CDS Onlus, Centro della Gioventù di Rocca d’Evandro (CE), Comitato Contrasto Roccassecca, Fabbrica di Nichi Cassino, Fare Verde Cassino e Pontecorvo, Giovani Democratici Cassino, Le contrade, Gruppo Attivo Cassino, Villa No Amianto – Villa Santa Lucia, VAS Cassino e San Giorgio a Liri Adesioni dei movimenti e partiti politici:  BENE COMUNE: Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, Italia dei Valori, SEL Cassino – Sinistra ecologie e libertà  Partito Democratico, Partito Socialista

25 anni fa: chernobyl E-mail
centrale-nucleare-belgioE’ passato un quarto di secolo da quel 26 aprile 1986, quando, in uno dei quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl, nell’Ucraina allora sovietica, venne a cessare il flusso dell’acqua che raffreddava il nocciolo del reattore, quello in cui uranio e plutonio, bombardati con neutroni, si scindono e liberano energia ad alta temperatura. La temperatura del nocciolo si alzò, così, ad un valore tale da provocare l’incendio della massa di grafite che circondava il nocciolo, la fusione del nocciolo stesso e una esplosione che distrusse la struttura superiore del reattore. Dal tetto scoperchiato furono gettati nell’aria, per alcuni giorni, fiamme e fumi radioattivi.
Gli operatori e i pompieri presenti, e altri venuti dalle città vicine, si adoperarono per spegnere l’incendio con i pochi mezzi a disposizione, nella grande confusione di strutture contorte e crollate. Per fermare la fuoriuscita di materiale radioattivo esposero le loro vite a radiazioni mortali; morirono tutti, così come morirono i piloti degli elicotteri che a ripetizione sorvolarono il reattore ancora in fiamme per gettare al suo interno centinaia di migliaia di tonnellate di sabbia e cemento e piombo, in modo da fermare la reazione nucleare che procedeva ancora. Se non ci fosse stato il loro sacrificio, la radioattività delle polveri e gas che si sparsero e ricaddero nell’Europa centrale e meridionale, fino in Italia, avrebbe avuto conseguenze ben più disastrose.
La storia è raccontata da Grigori Medvedev nel libro “Dentro Cernobyl”, pubblicato nel 1996 dalle edizioni La Meridiana di Molfetta, un libro che dovrebbe essere letto nelle scuole perché è una specie di “Cuore” del ventesimo secolo. Qualche città italiana farebbe bene a intitolare una strada o una piazza ai “martiri di Chernobyl”, agli eroi che, in quelle terre lontane, a prezzo della loro vita, evitarono che fossimo contaminati in modo molto più grave e salvarono tante delle nostre vite. Le zone intorno al reattore di Chernobyl, ancora oggi contaminate dalla radioattività, furono fatte sgombrare dalla popolazione; molti abitanti di tali zone erano stati avvelenati dalla nube radioattiva; molti bambini e ragazzi portano ancora nel loro corpo le conseguenze di tale contaminazione. Il disastro fu accompagnato da episodi di generosità e solidarietà internazionale. Il chirurgo americano Robert Gale, specialista di trapianti di midollo osseo, corse subito in Ucraina e per molto tempo operò i malati più gravi; anche questa storia è raccontata in un libro dello stesso Gale e in un film dal 1991, “Chernobyl”, del regista Anthony Page, che ancora circola in qualche televisione e che meriterebbe di essere visto da tanti italiani.
Ho voluto ricordare i molti episodi di solidarietà e generosità internazionale — per anni molti bambini ucraini hanno trascorso dei periodi di vacanza in Italia, ospiti di organizzazioni di volontariato — piuttosto che le squallide e scomposte reazioni che si ebbero in Italia dopo l’incidente, in quell’aprile e maggio di 25 anni fa. La catastrofe di Chernobyl mostrò che le denunce del movimento antinucleare non erano fanfaluche di ecologisti: davvero l’energia nucleare non era né sicura, né pulita. Si ebbero anche improvvise conversioni da posizioni filonucleari a posizioni antinucleari; insomma una brutta storia italiana che impedì di prendere decisioni sensate e rapide nell’interesse della salute dei cittadini.
Naturalmente, come sempre avviene quando ci sono disgrazie collettive, ci fu chi speculò andando a comprare grano radioattivo a basso prezzo per rivenderlo fraudolentemente in Italia; ci fu chi importò rottami metallici radioattivi, finiti poi chi sa dove. Anche questo traffico internazionale di “merci radioattive”, in mancanza di controlli e di corrette informazioni all’opinione pubblica, fu una delle conseguenze di Chernobyl.
Il referendum del novembre 1987 dimostrò che la maggioranza degli italiani del nucleare aveva avuto abbastanza, e in tutto il mondo ci fu un rallentamento nella costruzione di centrali, anche se la scelta di ricorrere al nucleo atomico per le bombe atomiche e per l’elettricità commerciale ha continuato a fare sentire i suoi effetti nefasti sotto forma di incidenti e inquinamenti nell’estrazione e nella produzione dell’uranio e nel suo arricchimento, nell’uso militare dell’uranio impoverito, a cui vanno aggiunti i pericoli associati alla necessità di seppellire, non si sa dove, i residui radioattivi delle centrali.
Dopo un po’ di anni c’è stata una resurrezione della passione per le centrali nucleari, fino alla recente catastrofe di Fukushima. Vorrei concludere con le parole del libro di Medvedev prima citato: “Gli eroi e i martiri di Chernobyl ci hanno fatto comprendere l’impotenza dell’uomo di fronte a ciò che l’uomo stesso crea, nella sua presunzione di onnipotenza”.
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 26 aprile 2011
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Sul nucleare per ora una buona notizia E-mail
Vota_SI_simbolo_coloreSe tutto fosse confermato come pare che sia, sarebbe una bellissima vittoria del movimento ecologista, e di tutte quei cittadini e quelle persone che fino ad oggi stanno mettendo le proprie energie per fermare il nucleare. Il governo ha paura dell’effetto Fukushima!!! e soprattutto comincia a capire che le balle forse non aiutano la pessima situazione economica del nostro paese. La campagna referendaria proseguirà anche perchè la conferma non si avrà non prima del 20-25 maggio. Per questo continueremo a portare le ragioni del SI ancora nelle piazze e nei quartieri italiani, convinti che debba essere portato in porto anche il referendum per l’acqua pubblica.Riccardo Consales, Responsabile Campagna Referendaria VAS Onlus 

 

 

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NASCE IL COMITATO “VOTA SI’ PER FERMARE IL NUCLEARE”
 

Al via la costituzione del Comitato referendario contro il nucleare, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Tra i firmatari, che ieri hanno partecipato al primo incontro per costituire un fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci  Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt.  Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta ad importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.

La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa : anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e le energie rinnovabili, quindi ad investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni al Comitato “Vota si per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.

Per le adesioni rivolgersi a:

Verdi Ambiente e Società (VAS): 063608181 – vas@vasonlus.it

Nucleare: gravissima la decretazione di urgenza dell’8 luglio per riconfermare quanto bocciato dalla Corte Costituzionale nel giugno scorso
L’8 Luglio scorso è stato emanato il decreto legge n.105 avente ad oggetto “misure urgenti in materia di energia”, quale risposta alla sentenza della Corte Costituzionale del 17 giugno scorso che accoglieva il ricorso delle regioni contro  il Governo su fondamentali questioni della reintroduzione del nucleare in Italia.  Il decreto legge è di una gravità estrema sul piano politico-istituzionale perché continua la strategia della imposizione violenta ed autoritaria del nucleare  come attestano tutti gli atti finora fatti dal Governo Berlusconi, prima con il suo Ministro Scajola, costretto poi a dimettersi per altre faccende e poi da egli stesso come facente funzioni. Una scelta pesantissima, che va contro la maggioranza di una volontà popolare superiore all’80%, la si impone  con una successione di colpi di mano in caotiche, confusionarie leggi omnicomprensive in totale  assenza di una discussione vera in Parlamento con un conseguente voto vero sulla specificità della questione  e con accordi economici separati con Società e Governi, in disprezzo totale di quella che avrebbe potuta essere una posizione diversa dello stesso Parlamento.  E’ in tal modo che si distrugge la Democrazia e la fiducia nelle Istituzioni. Il Decreto ultimo  approvato ha dell’incredibile; in sostanza esso ripropone, accentuandole ulteriormente, le stesse cose che erano state  contestate dalle Regioni ed accolte dalla Corte Costituzionale relativamente alla mancata intesa tra Governo centrale e Regioni, nomina dei commissari straordinari  che conteranno di più di milioni di cittadini perché sostituiranno la corretta procedura democratica di programmazione, e si introducono norme a dir poco eticamente incomprensibili come quella della art 3. “In sede di prima applicazione non operano, per il Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, le incompatibilita’ di cui all’articolo 29, comma 13, della legge 23 luglio 2009, n. 99, nonche’ agli articoli 1 e 2 della legge 13 febbraio 1953, n. 60, e, per i componenti dell’Agenzia diversi dal Presidente, le incompatibilita’ di cui al predetto articolo 29, comma 13”, dovendosi sistemare alcuni che chiaramente sarebbero stati ineleggibili. La motivazione  della decretazione di urgenza rispetto all’iter normale della legge, che avrebbe significato una discussione di merito nei due rami del Parlamento, sta nella premessa: “ Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare provvedimenti riguardanti interventi urgenti ed indifferibili, connessi alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione di energia, che rivestono carattere strategico nazionale, nonché riguardanti l’avvio dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e il completamento del riassetto delle partecipazioni societarie dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A.” La risposta  è stata data in anticipo dalla Corte nel dispositivo di accoglimento del ricorso delle Regioni “In concreto, però, quando un simile spostamento di competenze è motivato con l’urgenza che si ritiene necessaria nell’esecuzione delle opere, esso deve essere confortato da valide e convincenti argomentazioni”: Dove sono queste argomentazioni?  Esiste una relazione allegata al decreto legge? La si renda pubblica ed allora apparirà nettissima, in maniera inconfutabile l’assoluta inesistenza di ogni motivo di urgenza ed indifferibilità. Naturalmente il decreto accentua il conflitto e la lotta per la difesa della democrazia  e la necessità di far conoscere al Paese le ragioni, di sicurezza, ambientali, culturali, scientifiche, economiche produttive del no al nucleare e la via nuova verso l’energia solare e  le fonti rinnovabili. Per la loro stessa credibilità il Decreto richiama anche le forze della opposizione, PD e IdV, ad una chiara , netta condanna politica sia del merito che della procedura della decretazione; a noi tutti una sempre maggiore unitaria mobilitazione. Vorremmo concludere con una  domanda al  Presidente della Repubblica, che è il Presidente di tutti i Cittadini Italiani, anche di quella larghissima maggioranza contraria al nucleare ( fino a prova contraria): in che maniera il Popolo Italiano può far valere in maniera democratica il suo No al nucleare sia come centrali che come produzione di combustibile nucleare necessario per le bombe atomiche?

Roma, 14  luglio 2010

Guido pollice, presidente nazionale VAS Riccardo Consales, responsabile vas per il nucleare Antonio D’Acunto, Coordinamento Campano per il No al Nucleare

Nucleare : un inspiegabile e pericoloso passo indietro!!
La incomprensibile Sentenza della Corte Costituzione sul potere sostitutivo del Governo nella scelta dei siti nucleari accelera la necessità di una grande battaglia di Civiltà, per la Democrazia ed il Progresso.
E’ inutile nasconderlo: restiamo profondamente perplessi rispetto alla sentenza, per ora solo annunciata  da una nota, secondo la quale  è stato respinto da parte della Corte Costituzionale il ricorso delle Regioni contro il potere sostitutivo del governo nella scelta dei siti nucleari: l’abbiamo letto e riletto ancora oggi dopo la sentenza e non riusciamo a comprendere come questa decisione sia compatibile con il titolo V, art 117 della Costituzione che recita chiaramente che “sono materie di legislazione concorrente  (Stato – Regione) quelle relative a…  produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” e che “nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Allo stato della conoscenza delle decisione ci lascia ulteriormente perplessi quanto sta circolando nella informazione per cui i ricorsi si sarebbero basati su “motivazioni “in parte infondati ed in parte inammissibili”.  Se l’italiano ha un senso, ciò significa che vi è una restante parte di motivazioni “fondate ed ammissibili”;  perché la Corte Costituzionale abbia dato valore al bicchiere mezzo vuoto del Governo e non mezzo pieno delle Regioni ricorrenti lo capiremo quando uscirà la sentenza definitiva e non sulla nota che è stata messa in circolazione. La sentenza chiaramente spinge ancora di più alla unità del movimento ecologista e pacifista, delle forze politiche democratiche e progressiste,  delle autonomie locali, ad una grande azione per portare avanti le ragioni del No, con la informazione corretta, di merito contro le bugie e le mistificazioni del governo e delle lobbies nucleari.  Alla Prestigiacomo che,  da Ministro dell’Ambiente, proprio così!,  si fa la portavoce della sciagura della scelta nucleare, diciamo una cosa sola:  venga a confrontarsi nel merito delle questioni; siamo certi che ne uscirà umiliata.  Il movimento tutto, ancor più di prima,  deve attivare tutto il suo sapere e la sua forza per affermare ciò che è nell’interesse vero del Paese, delle future generazioni, del Pianeta: la scelta di un nuovo modello energetico che sia fondato sul solare e sulle sue espressioni delle fonti rinnovabili. La battaglia è per la democrazia, per il progresso, per il Lavoro, contro la violenza istituzionale – capace di annullare la volontà referendaria di oltre l’80% della popolazione – contro l’oscurantismo scientifico e culturale, contro lo sperpero delle risorse pubbliche.

Roma, 24 Giugno 2010

Guido Pollice, Presidente Nazionale VAS Riccardo Consales, responsabile nazionale VAS per il Nucleare Antonio D’Acunto, Coordinamento campano per il no al Nucleare

Nucleare : Una gran Bella Notizia. LA CORTE COSTITUZIONALE boccia il decreto sul ritorno al nucleare

 

 

Con infinita gioia contribuiamo a far conoscere una notizia di grandissima importanza per il Paese che stampa e televisione evidentemente hanno difficoltà ad accettare e perciò non danno.

Ancor prima del pronunciamento sul ricorso per i poteri sostitutivi del Governo nel campo del nucleare rispetto alle Regioni, la sentenza 215 della Corte Costituzionale del 9 giugno scorso ci dà totale ragione sulla incostituzionalità del percorso seguito da Berlusconi-Scajola per imporre il nucleare in Italia, con un autoritario colpo di mano fatto con alcuni commi di una legge, caotica e confusa che più non si può , calpestando la volontà popolare di oltre l’80% dei Cittadini espressa nel referendum del 1987.

Sperando che venga definitivamente abbandonato lo sciagurato disegno della reintroduzione del nucleare in Italia, la gioia della vittoria è anche lo stimolo fortissimo e vincente per un radicalmente nuovo modello energetico, costruito sulla energia solare e sulle sue espressioni di fonti rinnovabili.

 

“La Corte Costituzionale riuniti i giudizi e riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione Toscana,

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 2010.”

Guido Pollice Presidente Nazionale VAS

Riccardo Consales, Responsabile Nazionale VAS per il No al Nucleare

Antonio D’Acunto, Coordinamento Campano per il No la Nucleare.

In attesa di esaminare martedì 22 giugno 2010  il ricorso presentato da molte Regioni, la Corte Costituzionale ha bocciato una parte sostanziale del decreto legge che sanciva il ritorno dell’Italia al nucleare. E’ stato disintegrato nel silenzio totale dei maggiori media.
La sentenza è la numero 215 del 9 giugno 2010. Essa ha cancellato, in quanto incostituzionale, il quarto articolo della legge numero 102 del 3 agosto 2009: il ritorno al nucleare, appunto.
Il nodo dell’incostituzionalità, tagliando con l’accetta: si è fatto per l’atomo un provvedimentourgente (un decreto legge, un pacchetto anti-crisi e per lo sviluppo) affidandone l’esecuzione acapitali privati, che sono per natura incerti: è una cosa inconciliabile con l’urgenza stessa.
Domani, 22 giugno, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul ricorso più famoso contro il ritorno al nucleare: quello promosso da 11 Regioni, anche se recentemente il Piemonte di Cota ha fatto dietrofront.
Questo ricorso verte sulla mancata previsione della necessità di un’intesa con le Regioni e gli enti locali a proposito dell’ubicazione delle centrali nucleari.
La sentenza della Corte Costituzionale numero del 9 giugno 2010 che boccia il ritorno al nucleare
La legge numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78 che sancisce il ritorno al nucleare

SENTENZA N. 215

ANNO 2010

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Francesco AMIRANTE; Giudici : Ugo DE SIERVO, Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Maria Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, promossi dalla Regione Umbria, dalla Provincia autonoma di Trento e dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna con ricorsi notificati il 3 e il 2 ottobre 2009, depositati in cancelleria il 7, l’8 e il 13 ottobre 2009, rispettivamente iscritti ai nn. 79, 80, 84 e 88 del registro ricorsi 2009.

Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché gli atti di intervento della TERNA, Rete elettrica nazionale s.p.a.;

udito nell’udienza pubblica dell’11 maggio 2010 il Giudice relatore Luigi Mazzella;

uditi gli avvocati Rosaria Russo Valentini e Giandomenico Falcon per la Regione Emilia Romagna, Giandomenico Falcon per la Regione Umbria, per la Provincia autonoma di Trento e per la Regione Toscana e l’avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. – La Regione Umbria ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, secondo e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1 del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141 (R.R. n. 79 del 2009).

1.1. – La ricorrente premette che il predetto art. 4 concerne interventi urgenti per le reti dell’energia. Esso, al comma 1, dispone che il Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri competenti, «individua gli interventi relativi alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia, nonché, d’intesa con le Regioni e le province autonome interessate, gli interventi relativi alla produzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari».

Per la realizzazione dei predetti interventi e con le medesime modalità, il comma 2 prevede la nomina, con deliberazione del Consiglio dei ministri, di uno o più Commissari straordinari del Governo ai sensi dell’art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri).

Ciascun commissario, «sentiti gli enti locali interessati, emana gli atti e i provvedimenti, nonché cura tutte le attività, di competenza delle amministrazioni pubbliche che non abbiano rispettato i termini previsti dalla legge o quelli più brevi, comunque non inferiori alla metà, eventualmente fissati in deroga dallo stesso Commissario, occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185» (comma 3, come modificato dal d.l. n. 103 del 2009, convertito dalla legge n. 141 del 2009).

Con i provvedimenti di cui al comma 1 «sono altresì individuati le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza che ciò comporti nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonché i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti» (comma 4).

1.2. – La ricorrente pur non contestando che, nelle circostanze indicate dalla norma, l’individuazione degli interventi urgenti relativi alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione dell’energia sia fatta a livello centrale, ricorda come questa Corte abbia sottolineato che la «chiamata in sussidiarietà» di funzioni statali in materie di competenza regionale può giustificarsi solo qualora la legislazione statale «detti una disciplina logicamente pertinente, dunque idonea alla regolazione delle suddette funzioni, e […] risulti limitata a quanto strettamente indispensabile a tal fine»; inoltre, «essa deve risultare adottata a seguito di procedure che assicurino la partecipazione dei livelli di Governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione o, comunque, deve prevedere adeguati meccanismi di cooperazione per l’esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate agli organi centrali» (sentenza n. 6 del 2004).

Ad avviso della Regione Umbria, la disciplina dell’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 non è pertinente (perché gli imprecisati interventi per i quali sussisterebbero «particolari ragioni di urgenza» devono essere realizzati «con capitale prevalentemente o interamente privato» e pertanto la legge non é idonea a regolare interventi realmente urgenti, poiché la disponibilità del capitale privato é per definizione non garantita), né proporzionata, non essendovi ragioni per attrarre al centro, oltre all’individuazione degli interventi, anche la loro realizzazione.

Il legislatore statale avrebbe potuto realizzare l’obiettivo dell’accelerazione degli interventi di competenza regionale riducendo i termini o semplificando in altro modo i procedimenti, nell’esercizio della sua potestà legislativa di principio. Né lo strumento dei commissari è previsto per compiere atti urgenti di competenza di altre amministrazioni.

La difesa regionale aggiunge che il principio di sussidiarietà ha già operato nella materia dell’energia, considerato che l’art. 29 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), e la legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), attribuiscono ad organi statali alcune funzioni amministrative, in base ad esigenze di esercizio unitario.

Secondo la Regione Umbria, pertanto, l’art. 4, commi 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009, prevedendo poteri amministrativi statali in materie di competenza regionale (energia e governo del territorio), violerebbe gli artt. 117, terzo comma, e 118, commi primo e secondo, della Costituzione.

1.3. – In via subordinata, la ricorrente deduce che l’art. 4, comma 3, del d.l. n. 78 del 2009, attribuendo al commissario straordinario del Governo i poteri di sostituzione e di deroga di cui all’art. 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e quello di fissare, per l’espletamento delle attività di competenza delle pubbliche amministrazioni, termini inferiori rispetto a quelli previsti dalle leggi, violerebbe comunque i predetti parametri costituzionali.

Infatti, quanto ai poteri sostitutivi, ad avviso della difesa regionale non è costituzionalmente ammissibile che presunte ragioni di urgenza legittimino il conferimento ad un commissario del potere di “espropriare” le competenze amministrative spettanti alle Regioni e agli enti locali in materia di energia, governo del territorio e tutela della salute, né che il commissario possa derogare ad ogni norma, comprese quelle regionali che regolano la valutazione di impatto ambientale e quelle poste a difesa della salute dei cittadini; inoltre, la previsione di tali poteri sostitutivi non risponderebbe ai requisiti richiesti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (precisamente, non sussiste la competenza di un organo politico, non si tratta di atti obbligatori e non sono stabilite garanzie procedimentali per le Regioni).

Il potere di riduzione dei termini, invece, incide potenzialmente sulla normativa regionale e pregiudica la possibilità di esercizio della funzione amministrativa regionale o degli enti locali, mettendo a repentaglio gli interessi all’ordinato sviluppo del territorio, all’ambiente e alla salute tutelati dalle leggi regionali in materia di energia e di urbanistica.

1.4. – La Regione Umbria afferma, poi, che l’art. 4, commi 1, 2 e 3, del d.l. n. 78 del 2009, nella parte in cui non prevede l’intesa della Regione interessata per l’atto di individuazione degli interventi relativi alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia (comma 1), per l’atto di nomina dei commissari (comma 2) e per gli atti adottati dai commissari (comma 3), viola gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, Cost. e il principio di leale collaborazione, i quali richiedono un forte coinvolgimento della Regione quando, come nella specie, lo Stato attragga a sé funzioni amministrative attinenti a materie di competenza regionale.

Infatti, il comma 1 del menzionato art. 4 richiede l’intesa solamente per l’individuazione degli interventi di produzione dell’energia, non anche per quelli di trasmissione e di distribuzione. Ad avviso della Regione, tale differenziazione non è giustificata, né la lacuna potrebbe essere corretta in sede interpretativa, stante la chiarezza del testo della norma.

Il comma 2 prevede che per la realizzazione dei predetti interventi e con le medesime modalità si provvede alla nomina, con deliberazione del Consiglio dei ministri, di uno o più commissari straordinari del Governo. Anche in questo caso, secondo la difesa regionale, dovrebbe ugualmente valere il principio dell’intesa, che invece è richiesto, attraverso il rinvio al comma 1, per le sole opere di produzione dell’energia; ne conseguirebbe l’illegittimità del comma 2 per non aver previsto l’intesa anche sulla nomina di commissari statali in relazione alle opere di trasmissione e di distribuzione dell’energia.

Anche l’art. 4, comma 3, del d.l. n. 78 del 2009, ad avviso della ricorrente, sarebbe illegittimo, perché non stabilisce che i provvedimenti relativi all’autorizzazione e alla realizzazione degli interventi vengano assunti d’intesa con la Regione interessata.

La Regione Umbria richiama, poi, la giurisprudenza di questa Corte che ha sancito la necessità dell’intesa con la Regione interessata per la localizzazione e la realizzazione di opere gestite da organi centrali in virtù del principio di sussidiarietà (sentenze n. 303 del 2003, n. 6 del 2004, n. 62 e n. 383 del 2005).

Infine, la ricorrente segnala che anche la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nel parere del 29 luglio 2009, aveva chiesto il ripristino del testo originario del d.l. n. 78 del 2009 che prevedeva l’intesa con le Regioni e le Province autonome interessate per l’individuazione, non solo degli interventi relativi alla produzione dell’energia, ma anche di quelli relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia.

2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio e chiede che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato nel merito.

Il resistente afferma che l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 mira a superare situazioni di stallo che si possono verificare con riferimento ad impianti privati di produzione di energia (già realizzati o in corso di realizzazione), sui quali le competenze della Regione e degli enti locali già si sono espresse e per i quali si presentino difficoltà per la piena utilizzazione del prodotto nella rete nazionale, ovvero con riferimento all’individuazione di nuovi insediamenti necessari per risolvere deficit strutturali di energia riscontrabili in importanti aree del Paese.

Esso, dunque, si applica solamente in circostanze di particolare urgenza che richiedono il ricorso a mezzi e poteri straordinari al fine di tutelare in modo unitario gli interessi dell’intera collettività nazionale.

La difesa erariale aggiunge che la chiamata in sussidiarietà prevista dalla norma impugnata è ragionevole e proporzionata.

Infatti, assodato (come riconosciuto dalla stessa ricorrente) che le circostanze di urgenza giustificano l’individuazione, da parte dello Stato, degli interventi da compiere, sarebbe semmai irragionevole che la fase esecutiva, che è quella che determina l’effettivo soddisfacimento delle esigenze unitarie che giustificano l’intervento statale, non fosse anch’essa attratta in capo allo Stato.

Irrilevante sarebbe, poi, la forma, pubblica o privata, dell’intervento da realizzare, decisiva essendo invece la finalità pubblicistica che si intende celermente perseguire.

Quanto alla pretesa violazione del principio di leale collaborazione, la difesa erariale afferma che, nel caso di specie, esso è stato attuato nei limiti della ragionevole essenzialità e, cioè, per gli interventi di nuove produzioni, con l’intesa con la Regione interessata e, in tutti i casi, con la partecipazione egli enti locali.

La differenziazione della disciplina degli interventi urgenti relativi alla trasmissione e alla distribuzione, da un lato, e quelli relativi alla produzione dell’energia, dall’altro, è il frutto di una consapevole scelta del legislatore, basata sulla constatazione che situazioni critiche in tema di trasporto e distribuzione presuppongono necessariamente una preventiva positiva valutazione della Regione sull’attività di produzione e mirano a superare difficoltà e gelosie locali in ordine alla fruizione di un bene già esistente che una non razionale distribuzione potrebbe disperdere.

Inoltre l’Avvocatura generale dello Stato sottolinea come gli interventi in materia di trasporto e distribuzione di energia siano caratterizzati da un interesse strategico statale più marcato rispetto a quelli inerenti la produzione. Infatti il servizio di trasporto e trasformazione dell’energia elettrica sulla rete nazionale ha la funzione di connettere i centri di produzione nazionali e transazionali, al fine di ottimizzare la produzione.

3. – La Provincia autonoma di Trento ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, secondo e terzo comma, Cost., agli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e all’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), questioni di legittimità costituzionale – tra l’altro – dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del medesimo d.l. n. 78 del 2009 (R.R. n. 80 del 2009) di cui al precedente ricorso.

3.1. – La ricorrente premette che le disposizioni impugnate attengono alla materia «energia», nella quale essa ha potestà legislativa ed amministrativa in virtù del d.lgs. 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica), che, in attuazione delle norme statutarie che attribuiscono potestà primaria alla Provincia di Trento nelle materie dell’«urbanistica», della «tutela del paesaggio», dei «lavori pubblici di interesse provinciale», della «assunzione diretta di servizi pubblici» e della «espropriazione per pubblica utilità (art. 8, nn. 5, 6, 17, 19 e 22 dello statuto di autonomia speciale), ha aggiunto l’art. 01 nel d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di energia).

Inoltre, l’art. 14, primo comma, dello statuto di speciale autonomia prevede il parere obbligatorio della Provincia per le concessioni in materia di comunicazioni e trasporti riguardanti linee che attraversano il territorio provinciale e l’art. 9 del d.P.R. n. 235 del 1977 precisa che quanto disposto da tale art. 14 si applica «per quanto concerne il territorio delle province autonome» a tutto ciò che riguarda «lo sviluppo della rete di trasmissione nazionale».

In particolare, l’art. 01 del d.P.R. n. 235 del 1977 trasferisce alle Province autonome «le funzioni in materia di energia esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti e istituti pubblici a carattere nazionale o sovraprovinciale, salvo quanto previsto dal comma 3» (comma 1); ed il comma 2 precisa che le funzioni relative alla materia «energia» di cui al comma 1 «concernono le attività di ricerca, produzione, stoccaggio, conservazione, trasporto e distribuzione di qualunque forma di energia».

Allo Stato il citato art. 01, comma 3, lettera c), riserva solamente «la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti convenzionali di potenza superiore a 300 MW termici nonché le reti per il trasporto dell’energia elettrica costituenti la rete di trasmissione nazionale con tensione superiore a 150 KV, l’emanazione delle relative norme tecniche e le reti di livello nazionale di gasdotti con pressione di esercizio superiore a 40 bar e oleodotti». Anche in relazione a tali compiti, comunque, l’art. 01, comma 4, prevede il parere obbligatorio della Provincia, ai sensi dell’art. 14, primo comma, dello statuto di speciale autonomia.

Infine, la ricorrente ricorda che, in base agli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost., le Regioni ordinarie hanno potestà legislativa concorrente e potere di allocare le funzioni amministrative in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia».

3.2. – La Provincia autonoma di Trento sostiene che, se l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 dovesse essere inteso come riferito a tutti gli impianti e a tutte le reti (e cioè anche a quelli che l’art. 01 del d.P.R. n. 235 del 1977 attribuisce alla competenza provinciale), violerebbe sia gli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972, sia l’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992, il quale esclude che la legge possa attribuire agli organi statali – nelle materie di competenza propria delle Province autonome – funzioni amministrative, comprese quelle di vigilanza, di polizia amministrativa e di accertamento di violazioni amministrative, diverse da quelle spettanti allo Stato secondo lo statuto speciale e le relative norme di attuazione.

3.3. – Ad avviso della ricorrente l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 sarebbe illegittimo anche se inteso come riferito esclusivamente alle opere diverse da quelle trasferite alla competenza della Provincia di Trento.

Infatti, pur restando ferma la necessità del parere della Provincia per le concessioni in materia di comunicazioni e trasporti riguardanti linee che attraversano il territorio provinciale prevista dall’art. 14 del d.P.R. n. 670 del 1972 (previsione che – in virtù dell’art. 9 del d.P.R. n. 235 del 1977 – si applica anche allo sviluppo della rete di trasmissione nazionale dell’energia), la norma impugnata attribuirebbe inammissibilmente compiti amministrativi ad organi statali in materia oggetto di competenza concorrente, senza prevedere un forte coinvolgimento della Provincia.

Al riguardo la ricorrente svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nel ricorso proposto alla Regione Umbria (v., supra, n. 1.4).

4. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia respinto.

La difesa del Governo afferma che le disposizioni impugnate prevedono, in materia di produzione di energia, il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome interessate attraverso lo strumento dell’intesa. Invece il trasporto e la distribuzione dell’energia avvengono in un quadro di riferimento che richiederebbe necessariamente una valutazione d’insieme che solamente la visione unitaria dello Stato sarebbe in condizione di garantire.

Coerente con tale competenza statale sarebbe la nomina dei commissari di cui all’art. 4, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, mentre il rispetto dei principi di leale collaborazione è garantito dalla necessità (prevista dal successivo comma 3) di sentire gli enti locali interessati. Infine, del tutto legittimamente il comma 4 dello stesso art. 4 disciplinerebbe l’ufficio del commissario, che è un organo dello Stato.

5. – Anche la Regione Toscana ha promosso, in riferimento agli artt. 117 e 118 Cost. e al principio di leale collaborazione, questione di legittimità costituzionale – tra l’altro – dell’art. 4, comma 1, del medesimo d.l. n. 78 del 2009 di cui ai precedenti ricorsi (R.R. n. 84 del 2009).

La ricorrente espone che l’art. 4, comma 1, del d.l. n. 78 del 2009, nella sua versione originaria era conforme a Costituzione, poiché prevedeva la necessità dell’intesa con la Regione interessata, per l’individuazione, non solo degli interventi in tema di produzione dell’energia, ma anche di quelli relativi al trasporto e alla distribuzione dell’energia.

Invece, per questa seconda categoria di interventi, la necessità dell’intesa è stata eliminata in sede di conversione in legge e tale testo della norma è stato riprodotto dall’art. 1, comma 1, lettera a), del d.l. n. 103 del 2009.

Ciò determinerebbe la lesione delle competenze regionali in materia di trasporto e distribuzione dell’energia, poiché lo Stato ha assunto la titolarità di funzioni amministrative che in tale materia spetterebbero alle Regioni, senza prevedere la necessità di una intesa forte, così come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte (in proposito, la ricorrente cita le sentenze n. 303 del 2003, n. 6 del 2004 e n. 383 del 2005).

6. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia respinto.

Il resistente afferma che il legislatore non ha previsto la necessità dell’intesa per gli interventi in materia di trasporto e distribuzione dell’energia perché questi sono caratterizzati da un preminente interesse strategico ai fini dello sviluppo economico, della produzione industriale e della fornitura dei servizi pubblici essenziali sull’intero territorio nazionale e pertanto legittimamente ha ritenuto che, in una situazione di particolare urgenza, il coinvolgimento delle singole Regioni interessate potesse avvenire esclusivamente in materia di produzione dell’energia.

7. – Anche la Regione Emilia-Romagna ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, Cost., nonché per violazione del principio di leale collaborazione, questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009 (R.R. n. 88 del 2009), svolgendo considerazioni analoghe a quelle esposte nel ricorso della Regione Umbria e riportate supra, sub numeri da 1.1. a 1.4).

8. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato nel merito, sulla base degli stessi argomenti svolti nell’atto di costituzione nel giudizio promosso dalla Regione Umbria (v., supra, sub n. 2).

9. – In tutti i giudizi è intervenuta la TERNA – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., la quale chiede che i ricorsi siano respinti.

10. – Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento hanno depositato memorie.

10.1. – La Regione Umbria premette che l’art. 2-quinquies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3 (Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori), inserito dalla legge di conversione 22 marzo 2010, n. 41, a norma del quale ai commissari straordinari di cui all’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 non si applicano le previsioni dell’art. 11 della legge n. 400 del 1988, non incide sulla materia del contendere nel presente giudizio.

Eccepisce, inoltre, l’inammissibilità dell’intervento della TERNA s.p.a.

Nel merito, la Regione Umbria contesta le argomentazioni svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri, affermando che le situazioni indicate dall’Avvocatura generale dello Stato a fondamento della norma impugnata non valgono a giustificare la chiamata in sussidiarietà per la realizzazione degli interventi contemplati dalla norma medesima; aggiunge che le disposizioni censurate non sono neppure idonee a garantire interventi effettivamente urgenti, poiché questi devono essere realizzati con prevalente capitale privato.

La Regione ribadisce, quindi, che l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 viola il principio di leale collaborazione e che esso è illegittimo anche perché attribuisce ai commissari poteri troppo ampi.

Nega, infine, che gli interventi previsti dalla norma impugnata si riferiscano a strutture la cui realizzazione sarebbe già stata concertata con le Regioni e che le situazioni di urgenza che li giustificherebbero dipendano da obblighi internazionali assunti dall’Italia.

10.2. – La Provincia autonoma di Trento, nella propria memoria, svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nella memoria della Regione Umbria.

10.3. – La Regione Emilia-Romagna, a sua volta, contesta le argomentazioni svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri e dalla TERNA s.p.a. ed afferma che la normativa impugnata sarebbe illegittima anche perché i poteri attribuiti ai commissari sono eccessivamente ampi, né essi sono limitati agli impianti per i quali sia in corso un procedimento autorizzativo che necessiti di un intervento sollecitatorio ovvero a quelli la cui realizzazione sarebbe stata già concertata con le Regioni.

Ad avviso della difesa regionale, il principio di leale collaborazione sarebbe leso per non essere state previste forme di collaborazione Stato-Regione in relazione agli interventi di trasmissione e distribuzione dell’energia. Né l’asserito più marcato interesse strategico statale nei confronti di questi interventi rispetto a quelli inerenti la produzione dell’energia giustificherebbe l’attrazione della materia de qua nella sfera di competenza esclusiva dello Stato.

La Regione, infine, contesta che lo Stato avesse titolo ad emanare le norme censurate in ragione della propria competenza legislativa in materia di rapporti con l’unione europea, di ambiente e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che debbono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Infatti le norme in questione rientrano nella materia della «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», oggetto di competenza legislativa concorrente. Conseguentemente, la necessità di adeguamento alla normativa europea di far fronte ai ritardi accumulati dal nostro Paese è inconferente e insufficiente a legittimare i contenuti concretamente adottati dal legislatore statale, in ragione, sia della violazione del principio di leale collaborazione, sia della mancanza di un riscontro positivo delle asserite ragioni di urgenza (stante anche la mancata previsione di forme certe e pubbliche di finanziamento per la realizzazione degli interventi che si ritengono necessari).

Considerato in diritto

1. – Le Regioni Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento hanno promosso questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del d.l. anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, in riferimento agli artt. 117 e 118 della Costituzione, agli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), ed al principio di leale collaborazione.

La Provincia autonoma di Trento e la Regione Toscana hanno promosso, con i medesimi ricorsi, anche questioni di legittimità costituzionale di altre disposizioni del medesimo d.l. n. 78 del 2009, per le quali si è proceduto a separati giudizi.

1.1. – L’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dal d.l. n. 103 del 2009, prevede che il Consiglio dei ministri può individuare interventi relativi alla produzione, al trasporto ed alla distribuzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari (comma 1); la disposizione richiede la necessità dell’intesa con la Regione solo per l’individuazione degli interventi relativi alla produzione e non anche per quelli concernenti il trasporto e la distribuzione.

Il Consiglio dei ministri nomina, con la stessa procedura di cui al comma 1, uno o più Commissari straordinari per la realizzazione di tali interventi (comma 2).

Il Commissario straordinario può fissare, per l’attività occorrente per l’autorizzazione e l’esecuzione degli interventi in questione, termini più brevi rispetto a quelli ordinariamente previsti; inoltre, in tutti i casi in cui le amministrazioni non rispettino tali termini (quelli ordinari ovvero quelli da lui abbreviati), può sostituirsi alle amministrazioni medesime nel compimento di tutta l’attività che sarebbe di loro competenza (comma 3).

Con i provvedimenti di cui al comma 1 sono altresì individuati le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonché i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti (comma 4).

1.2. – Ad avviso delle Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e della Provincia autonoma di Trento, premesso che la norma censurata deve essere ricondotta alla materia della «produzione, trasporto e distribuzione dell’energia», non sussisterebbero le ragioni giustificatrici della chiamata in sussidiarietà in capo ad organismi statali disposta dalla norma denunciata.

Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento sostengono anzitutto che la chiamata in sussidiarietà del potere di individuare e realizzare interventi relativi alla produzione, alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia è stata attuata dall’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009 con una normativa non pertinente (perché gli interventi per i quali sussisterebbero «particolari ragioni di urgenza» devono essere realizzati «con capitale prevalentemente o interamente privato» e, pertanto, la legge non sarebbe idonea a regolare interventi realmente urgenti, la disponibilità del capitale privato essendo per definizione non garantita), né proporzionata, perché non ci sono ragioni per attrarre al centro, oltre all’individuazione degli interventi, anche la loro realizzazione.

Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna deducono, in via subordinata, che, in ogni caso, i poteri attribuiti ai Commissari sarebbero troppo ampi.

Infine, tutte le ricorrenti sostengono che, ammesso che sussista l’esigenza accentratrice, la norma sarebbe illegittima nella parte in cui prevede l’intesa con le Regioni solo per gli interventi relativi alla produzione e non anche per quelli relativi al trasporto ed alla distribuzione dell’energia.

Risulterebbero pertanto violati, per le Regioni ricorrenti, gli artt. 117 e 118 Cost. e, per la Provincia di Trento, anche le norme statutarie in materia di «energia» (artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972, e art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992).

2. – Stante la loro connessione oggettiva, i quattro ricorsi devono essere riuniti ai fini di un’unica pronuncia.

3. – Nei giudizi di costituzionalità è intervenuta la TERNA s.p.a., gestore della rete elettrica nazionale.

Tale intervento è inammissibile, perché, come costantemente affermato da questa Corte, i giudizi di costituzionalità in via principale si svolgono solamente fra i soggetti titolari di potestà legislativa, con esclusione di qualsiasi altro soggetto.

4. – La questione è fondata.

In considerazione del fatto che si verte in materia di produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia, non può in astratto contestarsi che l’individuazione e la realizzazione dei relativi interventi possa essere compiuta a livello centrale, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione. In concreto, però, quando un simile spostamento di competenze è motivato con l’urgenza che si ritiene necessaria nell’esecuzione delle opere, esso dev’essere confortato da valide e convincenti argomentazioni.

Ora, è agevole osservare che, trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime.

Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum.

Si aggiunga che la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l’intervento legislativo statale anche sproporzionato. Se, infatti, le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi.

I canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati. Va dichiarata pertanto l’illegittimità dell’art. 4, commi da 1 a 4, del d.l. n. 78 del 2009, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dal d.l. n. 103 del 2009, per violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, della Costituzione.

4. – Le ulteriori questioni sollevate dai ricorrenti (in tema di ampiezza dei poteri dei Commissari straordinari e di mancata previsione dell’intesa con le Regioni in sede di individuazione degli interventi in materia di trasmissione e distribuzione dell’energia) restano assorbite, stante la caducazione integrale delle norme censurate.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

riuniti i giudizi e riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione Toscana,

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 2010.

F.to:

Francesco AMIRANTE, Presidente

Luigi MAZZELLA, Redattore

Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 17 giugno 2010.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: DI PAOLA

La Civiltà del Sole Legge regionale di iniziativa popolare sulla cultura e la diffusione dell’Energia Solare in Campania
 

Il coordinamento campano per il no al nucleare prepara una legge di iniziativa popolare regionale per favorire e sviluppare le fonti rinnovabili. di seguito il testo che in discussione in questi giorni per la presentazione finale.

Relazione Con la presente legge, la Regione Campania, sceglie il suo territorio come fonte fondamentale per soddisfare le sue necessità energetiche, così come fa per ogni altra  sua necessità ed attività, dalla casa alla scuola, dalla mobilità al lavoro, dalla cultura alla sanità: Napoli e la Campania, particolarmente favorite dalla Natura per la sua collocazione  nel Pianeta, intendono così raccogliere il prezioso frutto dato in dono a tutta l’Umanità e ad ogni altra Forma e Specie vivente, l’energia vitale del Sole.  L’energia del Sole non produce emissioni inquinanti o di gas serra; è una energia  libera, non intermediata, vincolata e condizionata dall’instaurazione e dal mantenimento di rapporti commerciali o dalla stabilità delle relazioni internazionali; assicura la sua disponibilità per miliardi di anni e gratuitamente, mentre i prezzi di combustibili fossili e uranio sono variabili e presumibilmente destinati ad un andamento crescente col ridursi delle riserve totali e il progressivo esaurimento di quelle economicamente e tecnicamente più convenienti da sfruttare. L’energia solare non richiede trasporto né preprocessamento; non produce come,  nel caso del nucleare,  scorie per il cui smaltimento occorre la disponibilità di altri siti; la sua utilizzazione si fonda su un processo produttivo semplice e scevro da rischi legati a errori umani o malfunzionamenti. L’energia solare è intrinsecamente innocua per gli abitanti nei dintorni, e non si presta  ad attentati terroristici per la natura “diffusa” e “scalabile” della modalità di produzione. L’energia solare porta ad un costo finale del chilowattora e di ogni altra energia da essa derivata molto  più economico rispetto a tutte le altre fonti. L’energia solare attiverà il più grande processo occupazionale della storia per la riconversione della identità e della qualità della produzione e del modello di vita.
La grandissima  disponibilità, superiore a qualsiasi immaginabile ipotesi o scenario di folle sviluppo – se ne fanno tanti per giustificare nuovi megaimpianti –  non significa affatto non porre come questione centrale  la produzione e  l’uso necessari e corretti della energia: la consapevolezza della preziosità della energia sta proprio nella  consapevolezza della preziosità del territorio, della sua limitatezza e del bisogno di esso da parte non solo dell’Uomo  ma della “Biodiversità” nelle sue molteplici espressioni ed esigenze. Tutta la legge è perciò imperniata  su questa filosofia dell’energia dal sole che per qualità e quantità armonizza in maniera nuova “Il Piano Regolatore” e gli altri strumenti urbanistici che regolano il territorio. Poiché la produzione energetica non nasce più da pozzi o da gasdotti o da miniere di uranio lontane anche decine di migliaia di kilometri o posti nel fondo degli oceani, ma dal proprio territorio, è evidente che il centro del “potere” (piccolo) delle decisioni e della gestione della energia  torna alle Comunità Locali, ai Comuni che definiscono i loro piani PESC (Piani Energetici Solari Comunali) e le loro reti RES (Rete Elettrica Solare).  La rete solare di un Comune  per la caratteristica di essere “ a bassa tensione e a bassa potenza” e di collegarsi a stella con le reti dei comuni vicini, che vengono tutte insieme in suo soccorso in caso di difficoltà, è chiaramente molto  più sicura rispetto al sistema elettrico attuale per fuori servizi e  “blackout”. La riconversione al solare dell’intero sistema energetico richiama l’attivazione di mutamenti nel sistema distributivo della energia per tutti i servizi , compreso la mobilità; in tal senso la  legge introduce le “stazioni elettriche di servizio” sia nelle aree urbane che extraurbane. La legge non si astrae dalla realtà di oggi e conseguentemente in essa è tutta presente  la necessità di un percorso di transizione, nella consapevolezza dell’enormità dell’inerzia  dell’attuale modello energetico e di sviluppo: ma allo steso tempo indica obbiettivi e scadenze precise per il cambiamento. La disponibilità illimitata ed a costo zero del combustibile consente l’attivazione di un percorso nuovo di recupero  in rapporto al ciclo della “materia”, di fondamentale importanza per tutelare le risorse naturali ed il volto stesso del Pianeta, e di intervenire sul ciclo dell’acqua nella importante fase della depurazione anche al fine di renderla disponibile per il trasporto di energia sottoforma di calore e per usi importanti quali quelli igienico sanitari che, altrimenti, richiederebbero altra preziosa acqua ed altra energia. Se  realizzati in proprio naturalmente gli unici costi sul kwh sono quelli dell’investimento iniziale che deve avere forti agevolazioni e delle eventuali spese  per piccoli interventi; per la restante produzione, la presente legge chiarisce il percorso del costo del kWh e … dell’acqua calda, che se nella fase iniziale potrà, non necessariamente dovrà,  tenere conto anche dei costi di investimenti dilazionabili in moltissimi anni, a regime è dato unicamente dai costi di esercizio e manutenzione che per la caratteristica di impianto non possono essere che estremamente bassi. Napoli e la Campania hanno tutte le potenzialità scientifiche, culturali, produttive, ambientali per divenire il cuore pulsante dello sviluppo tecnologico e della diffusione dell’energia solare e di un nuovo modello energetico ed un fondamentale riferimento per un nuovo Lavoro: la legge assume perciò l’Università,  i Centri di Ricerca, la riconversione di industrie e la formazione professionale come punti centrali dell’impegno della Regione per il Solare e attiva una funzione centrale della Campania nel rapporto con altre Regioni e Paesi ed in particolare con quelli del Mediterraneo, con la  istituzione della Conferenza permanente della  Biennale del Sole del Mediterraneo.
Naturalmente la Cultura del Solare richiama anche  un nuovo modo di pensare  e di rapportarsi al modello energetico e molto  più complessivamente allo “stile di vita” di ogni Persona: un cambiamento profondo, necessario ed urgente, che però non può essere imposto,  ma deve essere sempre più vissuto e partecipato in una crescente consapevolezza della immensità positiva del suo Valore. La iniziativa popolare, anche nella formulazione stessa della legge, nella relazione come negli articoli, ha  questo significato.
Il Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare sulla Cultura e la Diffusione dell’Energia Solare in Campania
Testo legge

Articolo 1

Principi generali La Regione  Campania: –     sceglie il Sole  come sua  primaria fonte  di energia per ogni sua attività, civile e produttiva; –     promuove la diffusione delle energia solare nelle sue diverse forme e  tecnologie su tutto il suo territorio in armonia con  la migliore fruizione e conservazione di esso in rapporto ai bisogni complessivi della sua Popolazione e  della piena tutela della Biodiversità Naturalistica, Storica e Culturale; –    attua piani ed iniziative per la progressiva sostituzione degli impieghi di energia fossile con l’energia solare  anche al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico, delle acque e del suolo e delle conseguenze sull’effetto serra e i cambiamenti climatici. –    attua piani ed iniziative per l’uso razionale dell’energia e per il risparmio energetico, considerati utilizzazione passiva dell’energia solare; –    individua nella diffusione, nella ricerca e nella produzione tecnologica  della energia solare uno dei campi  centrali per il suo sviluppo e per il lavoro; –     attiva iniziative politiche ed istituzionali con le altre regioni italiane, con altri Paesi Europei e del Mediterraneo per la cooperazione nelle ricerca e nello scambio di tecnologie e produzioni solari; –    Promuove lo sviluppo del solare, nel pieno rispetto di ogni vincolo ambientale e storico culturale e secondo procedure che coinvolgono pienamente le comunità locali  e la partecipazione popolare.   –    Promuove una nuova cultura sulla preziosità della risorse naturali e della tutela della Biodiversità.
Articolo 2 Definizione  Per Energia Solare si intende sia l’energia direttamente derivata dalle radiazioni Solari in ogni sua forma, fotovoltaica, termica, termodinamica, a concentrazione, ed altre che la Scienza svilupperà, sia le fonti rinnovabili collegabili all’energia del Sole, quali l’eolico, l’idroelettrico, le biomasse ed i biocombustibili. Per ciascun tipo di energia solare vanno  definiti  l’impatto ambientale e le procedure per la realizzazione.
Articolo 3 Obbiettivi:  La Regione Campania si propone i seguenti obbiettivi  biennali, quinquennale e  decennale: –    per il 2012, il 10%dell’attuale consumo energetico  da fonte solare; –    per il 2014, il 20% dell’attuale consumo energetico, da fonte solare; –    per il 2015, il 30% dell’attuale consumo energetico, da fonte solare; –    per il 2020, il 60% dell’attuale consumo energetico, da fonte solare. Per consumo energetico si intende l’energia consumata in Campania da qualsiasi fonte.
Articolo 4 Divieto realizzazione nuovi impianti termoelettrici  da fonte fossile  e nucleari Nessun impianto di produzione di energia elettrica, utilizzante fonte diversa da quella solare, può essere autorizzata o realizzata in Campania a partire dal 2011; fanno eccezione gli impianti di origine geotermolettrica o da  maree per i quali occorre adeguata valutazione di impatto ambientale.
Articolo 5 Piani di dismissione impianti termoelettrici e reti alta tensione In coerenza con gli obbiettivi del  precedente articolo 4 vengono  realizzati un piano di dismissione degli attuali impianti di produzione termoelettrica da fonte fossile  e la riduzione della importazione regionale di energia con un  piano di dismissioni  delle reti elettriche a 380 kV e a 220 kV con recupero del territorio da esse elettromagneticamente inquinate.
Articolo 6 Nuovi insediamenti e nuove  costruzioni Tutti i nuovi insediamenti  e le nuove costruzioni, civili e produttive per uso pubblico o privato,  devono  essere realizzati con autosufficienza energetica da fonte solare a partire dal gennaio 2012, pena la non concessione della loro agibilità.
Articolo 7 Edifici di pubblico servizio  Tutti gli edifici adibiti a   pubblico  servizio  devono avere autosufficienza energetica da fonte solare entro il 2014; deroghe particolari vanno date esclusivamente ad edifici impossibilitati a  realizzarla tecnicamente o per vincoli ambientali, storico, culturali.
Articolo 8 Incentivazioni 1-    La regione Campania entro tre mesi dalla entrata in  vigore della presente legge effettua un censimento delle aree demaniali di sua pertinenza idonee sia per la realizzazione di impianti solari di produzione elettrica o combustibile, quale idrogeno, di  piccola, media e grande potenza (fino a 50MW) sia per impianti di produzione di singoli componenti o parti o intera filiera delle centrali solari  o impianti fotovoltaici o termici, solari: la Regione dà, in concessione gratuita,  tali aree a Comuni o ad Operatori pubblici o privati che utilizzano tali aree per gli usi di cui al precedente comma; 2-    La regione Campania  entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge definisce piani   integrati impianti di depurazione- impianti solari di produzione di energia elettrica con centrali termolettriche , anche  con il riuso dell’acqua depurata  per il teleriscaldamento e per  servizi  igienico-sanitari. Per l’attuazione di tali piani la regione Campania dà in concessione gratuita a enti pubblici e a privati  l’intera area disponibile dei depuratori e   l’acqua depurata; 3-    La regione Campania entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge definisce piani integrati impianti solari di produzione di energia elettrice e filiera riciclo rifiuti solidi urbani al fine del recupero integrale della “materia” dei rifiuti a mezzo energia solare; Per l’attuazione di tali piani la regione dà in concessione gratuita le aree necessarie ed incentivi per la realizzazione degli impianti: la regione attiva anche piani per il riuso dei prodotti ottenuti; 4-    La regione Campania entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge elabora un piano complessivo delle attività produttive e della occupazione legato alla produzione della tecnologia ed alla diffusione della energia solare, definendo le agevolazioni di ogni natura, ivi compresi  gli incentivi fiscali ed  economici legati alla realizzazione di piccole , medie e grandi industrie, attività commerciali, studi professionali e quanto altro legato alla creazione del lavoro collegato all’energia solare; 5-    La regione Campania, con riferimento al comma precedente, orienta corsi professionali all’energia solare per i diversi livelli di competenza, sia per l’attività produttiva che di installazione, esercizio e gestione degli impianti.
Articolo 9 Mobilità ad energia solare La regione Campania promuove intese con le industrie automobilistiche e di trasporto per la riconversione ad elettrico della loro produzione con un corrispondente piano di produzione di energia elettrica o idrogeno da energia solare.   La regione Campania, entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge, predispone un piano di realizzazione di “stazioni elettriche di servizio” per auto elettriche sia per le Città che per le autostrade e le stradi  di grande percorrenza con apposite convenzioni con ANAS e Società Autostradali,  con la definizione  delle caratteristiche tecniche delle stazioni.
Articolo 10 Ricerca   La regione Campania stipula convenzioni con tutte le Università ed i Centri di Ricerca della Campania disponibili  per progetti di ricerca sull’Energia Solare, per ogni suo aspetto e realizzazione,  per le tecnologie di nuovi materiali e prodotti e per  i contenuti di cui ai precedenti articoli 8 e 9
Articolo 11 Piani Energetici Solari Comunali Tutti i Comuni della Campania si dotano entro 90 giorni dalla entrata in vigore della presente legge dei  “Piani Energetici Solari”,  di seguito denominati, PESC. I PESC definiscono gli obbiettivi di copertura di fabbisogno energetico da fonte solare che vengono fissati dai singoli Comuni e che non devono essere inferiori agli obbiettivi di cui al precedente articolo 2. Nei PESC vengono definite i possibili diversi tipi di solarizzazione delle singole aree del proprio territorio in armonia con la piena tutela dei valori architettonici, archeologici storico e culturali a mezzo del parere vincolante delle Soprintendenze. Nei PESC, anche con variante ai vigenti piani regolatori,  vengono individuate le aree necessarie per gli impianti solari di potenza necessari e sufficienti per la intera copertura del fabbisogno energetico del territorio del singolo comune.  I Comuni in forma singola o associati curano direttamente con proprio servizio o con aziende pubbliche  la distribuzione dell’energia elettrica prodotta e dell’eventuale acqua calda del teleriscaldamento e dei sevizi igienico sanitari. Il costo all’utente del kWh e dell’acqua calda è fatto esclusivamente sulla base delle voci: costo ammortamento impianti (per anni non inferiori a 25); costo gestione, costo manutenzione, E’ fatto divieto ai Comuni di  correlare tale  costo ad altre fonti dove è presente il costo combustibile, che è nullo  per gli impianti ad energia solare.
Articolo 12 Rete elettrica solare Entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge, la regione Campania  detta  le norme tecniche e gestionali della Rete Elettrica Solare (RES)  a media e bassa tensione (non superiore a 60kV) di collegamento  e scambio tra i diversi comuni adiacenti,  necessaria per garantire la perfetta continuità della disponibilità dell’energia servizio di distribuzione della energia.
Articolo 13 La biennale del Sole e della Biodiversità del Mediterraneo Entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge, la regione Campania approva un piano organico di relazioni e scambi scientifici, tecnici, culturali, commerciali, di investimento, con le altre regioni italiane e con altri Paesi, sulla Cultura e la Diffusione della Energia Solare. La regione Campania istituisce  la “Biennale del Sole e della Biodiversità del Mediterraneo”, conferenza permanente sullo sviluppo della ricerca, della tecnologia e della diffusione dell’energia solare e della tutela del territorio in alla Biodiversità naturale, storico, culturale nei Paesi del Mediterraneo.
Articolo 14 Cultura del Solare e della Biodiversità La regione Campania di concerto con tutti gli Enti locali disponibili stabilisce protocollo d’intesa con ..Soprintendente scolastico e con le Associazioni Ambientaliste per la promozione della Cultura del Solare e della tutela della Biodiversità nelle scuole di ogni livello e grado della Campania.
Articolo 15 Verifica Annuale Ogni anno viene convocato apposito Consiglio regionale sullo stato dell’Energia Solare in Campania con approvazione di documento finale da allegare al bilancio regionale sullo stato dell’Energia Solare  nella  regione.
Articolo 16 Norme finanziarie
Art 17 Norme transitorie Tutte le norme e disposizioni vigenti in materia di energia vengono adeguate alla presente legge.
Articolo 18 Dichiarazione  d’urgenza

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