Bastamianto

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La campagna Bastamianto! – ufficialmente presentata alla stampa come campagna nazionale nel giugno 1999 – nasce da un lavoro precedente del circolo VAS di Napoli svolto sulle problematiche ambientali connesse alla bonifica dei siti industriali dismessi dell’area napoletana di Bagnoli.

Nel corso di questa esperienza si acquista consapevolezza:

a) della scarsa informazione pubblica intorno al problema amianto;

b) della mancanza pressoché assoluta di una mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale;  c) dello stato zero dello operazioni di bonifica, e della gravità del problema della destinazione finale dell’amianto “rimosso” in conseguenza delle operazioni di bonifica;

d) della violazione sistematica del diritto alla salute sia dei lavoratori che delle popolazioni a rischio di esposizione amianto;

e) della mancanza di strumenti di tutela sul piano giurisdizionale per la difesa dell’ambiente e della salute umana.

La campagna Bastamianto! nasce così dall’esigenza di affrontare il problema nella sua dimensione nazionale, e di coordinarsi e confrontarsi con altre realtà associative per raggiungere lo scopo di:

1) informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività dell’amianto;

2) verificare e denunciare la mancata applicazione della legislazione vigente;

3) incidere direttamente sul processo formativo della legge, per indirizzare l’evoluzione normativa verso la tutela effettiva dell’ambiente e del diritto alla salute dei lavoratori e dei cittadini.

1) informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività dell’amianto.

Le patologie legate all’amianto: la respirazione di fibre di asbesto (e anche l’ingestione) può determinare malattie diverse, tutte comunque caratterizzate da un lungo intervallo di tempo tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia.

Questo intervallo, chiamato “tempo di latenza”, è in genere di decenni.

Le principali malattie che possono essere provocate dall’asbesto sono:

• asbestosi;

• mesotelioma;

• carcinomi polmonari;

• tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e altre sedi.

Asbestosi.  E’ una malattia cronica legata alle proprietà delle fibre di asbesto di provocare una cicatrizzazione (fibrosi) del tessuto polmonare; ne conseguono irrigidimento e perdita della capacità funzionale.
Le fibre di asbesto penetrano con l’aria attraverso la bocca e il naso, procedendo poi lungo la faringe, la laringe, la trachea e i bronchi fino ad arrivare agli alveoli polmonari.
La malattia insorge dopo un periodo di latenza di molti anni e inizia in modo graduale.
Il decorso della malattia è molto variabile e, in tempi più o meno lunghi, porta a un aggravamento dei disturbi respiratori, accompagnato da un ingrandimento e da una maggiore diffusione delle opacità radiologiche, e da un progressivo aumento del deficit funzionale: nel corso degli anni si può giungere a quadri di insufficienza respiratoria gravissimi e infine mortali.
La malattia può inoltre essere complicata da infezioni, da germi comuni o tubercolari; inoltre in polmoni asbestotici è più facile anche l’insorgenza di tumori polmonari e mesoteliomi pleurici.
Non esiste una terapia specifica per l’asbestosi, e non è possibile pertanto una guarigione delle lesioni polmonari: la terapia è essenzialmente mirata a ostacolare le complicanze infettive e a migliorare, nei limiti del possibile, le capacità respiratorie.
Mesotelioma.  E’ un tumore maligno che può colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo).
I mesoteliomi sono praticamente inesistenti nella popolazione non esposta ad asbesto, ma rappresentano il 15% dei tumori che colpiscono persone affette da asbestosi: l’individuazione dei mesoteliomi deve pertanto sempre far sospettare un’esposizione ad asbesto.
I sintomi del mesotelioma sono legati a una compressione dei visceri che sono a contatto con la massa tumorale: per lo più il primo segno nelle forme toraciche è costituito da un versamento pleurico, spesso emorragico, con rapide recidive, con affanno, tosse stizzosa e comparsa insistente di alcune linee di febbre.
La diagnosi si basa essenzialmente sulla presenza dei sintomi ed esami radiografici.
In tutti i casi sospetti l’indagine viene approfondita con altri esami strumentali, tra cui la TAC e con esami istologici al microscopio di prelievi bioptici (pleuroscopia).
In ogni caso la diagnosi differenziale tra tumore polmonare diffuso alla pleura e mesotelioma è spesso difficoltosa.
Il decorso dei mesoteliomi è quasi sempre molto rapido, accompagnato da un progressivo deterioramento delle condizioni generali.
Sono possibili diffusioni del tumore ad altre sedi (metastasi) per il passaggio delle cellule tumorali nel circolo ematico o linfatico.
La sopravvivenza è in genere inferiore a un anno dalla scoperta del tumore, e specialmente in soggetti giovani può limitarsi a soli sei mesi. Ad oggi non sono state individuate terapie efficaci.
Carcinoma polmonare.
Il carcinoma polmonare è in generale il tumore maligno più frequente.
Come per l’asbestosi, anche per i carcinomi polmonari è stata riscontrata una stretta relazione con la quantità totale di asbesto inalata e con l’abitudine al fumo di tabacco.
Il rischio di contrarre questo tumore nei non fumatori non esposti ad asbesto è risultato di 11 su 100.000 persone l’anno; nei non fumatori esposti ad asbesto è risultato di circa 5 volte superiore; nei fumatori che non sono esposti ad asbesto è di circa 10 volte superiore, ed è addirittura oltre 50 volte superiore nei fumatori che sono anche esposti ad asbesto.
Tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e di altre sedi.
Numerosi studi hanno dimostrato che la mortalità per tumori in genere è più alta nei lavoratori esposti a polveri libere di asbesto che nella popolazione generale, e in particolare sembrano più frequenti i tumori del tratto gastro-intestinale e della laringe.
L’aumento della frequenza per queste malattie è comunque molto inferiore rispetto a quello descritto per i tumori polmonari ed è a tutt’oggi oggetto di studi: per gli esposti, infatti, l’incidenza di tale neoplasia è da 100 a 1.000 volte più grande rispetto ai non esposti.
Analogamente a quanto sta succedendo in altri Paesi industrializzati, anche in Italia negli ultimi anni questi tumori stanno aumentando (vedi I.S.S. 1996).
Il numero di decessi annui è passato da 375 nel 1970 a 826 nel 1990.
Nel quinquennio dal 1988 al 1992 il numero totale di morti per mesotelioma in Italia è stato di 2.700 nella popolazione maschile e 1.519 in quella femminile, con un’incidenza nettamente maggiore nella popolazione maschile delle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia.
La distribuzione geografica dei casi di mesotelioma rispecchia in buona parte quella di alcuni settori produttivi a maggiore rischio di esposizione all’amianto: l’industria navale meccanica e l’attività portuale, la produzione di manufatti in cemento-amianto, le raffinerie.
Non esiste una soglia minima di rischio nell’esposizione ad amianto: anche una sola, infinitesimale fibra può provocare, in chi la inali o ingerisca – e ciò anche a distanza di decenni – asbestosi e mesotelioma (soprattutto pleurico e peritoneale) – una forma tumorale, quest’ultima, considerata oggi dalla scienza “marcatore dell’amianto” per la sua sicura ricollegabilità all’esposizione a tale agente cancerogeno, oltre a una serie di ulteriori neoplasie asbesto-correlate.  Per tutte le patologie indicate non esiste a oggi alcuna terapia, e tutte sono mortali.
2) Verificare e denunciare la mancata applicazione della legislazione vigente.  Le due leggi chiave in materia di amianto sono e restano la L. 257/92 (la cui modifica è oggi all’esame del Parlamento) e la L. 277/91: la prima è la legge quadro che ha di fatto reso illegale la produzione e manipolazione a scopo industriale e commerciale dell’amianto, vietandole, e prevedendo la necessità della “bonifica” dei siti inquinati da amianto; la seconda ha disciplinato le modalità di svolgimento delle operazioni di bonifica, e ciò soprattutto a tutela dei lavoratori a rischio di esposizione ad amianto.
Ebbene, l’associazione VAS ha individuato due passaggi essenziali delle leggi citate cui non è mai stata data attuazione:
• in ordine alla L. 257/92, la gran parte delle regioni non ha proceduto all’approvazione dei piani di decontaminazione e bonifica (art. 10), piani che rappresentano l’unico strumento legislativamente previsto per la realizzazione dell’auspicata mappatura della presenza di amianto sul territorio nazionale, senza la quale qualsiasi piano di fuoriuscita dall’amianto non ha possibilità di realizzazione;
• in ordine alla L. 277/91, è stata rilevata la mancata attuazione dell’art. 36, ovvero la mancata emanazione di un regolamento attuativo unico, sul territorio nazionale, del Registro dei Mesoteliomi, praticamente l’unico strumento per procedere al censimento delle “morti da amianto” in Italia con criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, con modalità tali da rendere i dati raffrontabili tra loro, e così possibile un’indagine epidemiologica seria sulla popolazione a rischio esposizione ad amianto.
3) Incidere direttamente sul processo formativo della legge, per indirizzare l’evoluzione normativa verso la tutela effettiva dell’ambiente e del diritto alla salute dei lavoratori e dei cittadini.  Così, rispetto ai ritardi nell’attuazione della legge, l’associazione è partita con una serie di lettere di diffida rivolte all’Ispesl (Istituto superiore prevenzione e sicurezza del lavoro) e alle regioni, perché dessero conto, rispettivamente, della mancata attuazione dell’art. 36 L. 277/91 (registro Mesoteliomi) e della mancata approvazione dei piani regionali di decontaminazione e bonifica (art. 10 L. 257/92).
• La risposta dell’Ispsel confermava pienamente quanto già denunciato dall’associazione, vale a dire: la mancata attuazione del Registro Mesoteliomi dipende da un’inadempienza tutta del Governo, e cioè dalla mancata emanazione della norma regolamentare che, sola, può rendere applicabile la legge in concreto.
C’è di più: l’Ispesl ha praticamente denunciato a sua volta di aver già approntato – sotto forma di “linee guida” – uno schema di regolamento, e ciò proprio perché nel mondo scientifico e sanitario l’esigenza di un’attivazione del Registro dei Mesoteliomi è fortemente sentita.
Tuttavia si tratta di norme prive di cogenza giuridica, in quanto promananti da una fonte non legislativa, per cui l’adesione a tale protocollo resta affidata alla libera e spontanea iniziativa delle singole regioni, tant’è che soltanto 5 – Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna e Puglia – risultano a oggi avervi aderito.
• in ordine invece alla denunciata mancata approvazione dei piani di decontaminazione e bonifica (art. 10 L. 257/92), non tutte le regioni hanno risposto alla lettera-diffida spedite dall’associazione, il che ci ha consentito comunque di appurare – e di denunciare in occasione di un’audizione pubblica al Senato – che attualmente soltanto 8 regioni e due provincie autonome si sono dotate di questo strumento fondamentale.
Nel luglio ’99, i VAS chiedono e ottengono un’audizione presso la Commissione ambiente e sanità del Senato che sta discutendo le modifiche alla L. 257/92, denunciando la mancata attuazione delle due norme di cui si è detto, e presentando una propria relazione sullo stato della legge vigente e sulle proposte di modifica e integrazione suggerite dall’associazione, ponendo l’accento su aspetti trascurati di tutela e prevenzione; in una parola: quelli che diventeranno i dieci punti della campagna Bastamianto!, sintetizzati nella propaganda nazionale.
Tra i punti sottolineati dall’associazione, la necessità di uno stanziamento costante di risorse per il finanziamento del piano di fuoriuscita dall’amianto.
In occasione del dibattito sulla Finanziaria, l’associazione VAS è riuscita a ottenere l’impegno da parte di un nutrito gruppo di senatori a far approvare l’emendamento sul finanziamento finalizzato all’approvazione dei piani regionali di decontaminazione attraverso il ricorso a mutui con abbattimento degli interessi passivi, posti a carico del Ministero del Tesoro.
Alcune istanze poi, specificamente contenute nella relazione parlamentare del luglio ’99, sono state recepite da esponenti del mondo politico di ispirazione ambientalista, diventando proposte di emendamento nel dibattito sulla Finanziaria: è il caso delle agevolazioni fiscali a scopo di incentivazione delle operazioni di bonifica, soprattutto per i siti privati.
Nella lettura critica della legislazione vigente, e nella successiva fase di individuazione degli obiettivi, l’associazione si è dotata nel tempo di uno strumento che sta diventando uno dei suoi bracci operativi, insieme all’essenziale comitato scientifico: il CO.GI.VAS. (Comitato giuridico VAS), gruppi di consulenti nel campo legale che, ciascuno nell’ambito del proprio territorio e delle proprie competenze, senza trascurare il livello nazionale dell’iniziativa, hanno messo a disposizione dell’associazione la propria professionalità e il proprio impegno civile, anche cercando di fornire nuovi livelli di specializzazione nella tematica ambientale.
Ne è nato necessariamente il livello di impegno – parallelo rispetto a quello “politico” – rappresentato dalle azioni giudiziarie e dalle costituzioni di parte civile, nonché la collaborazione, di volta in volta, con altre associazioni, soprattutto di lavoratori, quali COMU e AEA o, a Napoli, Bagnoli Alternativa.
Così, già nel ’95, l’associazione VAS si costituiva parte civile nel processo contro la fabbrica della morte di Siracusa: l’Eternit, che producendo manufatti in cemento-amianto, ha causato la morte di lavoratori e cittadini oltre a un grave disastro ambientale.
E’ poi del febbraio ’99 la costituzione di parte civile nel processo contro la FIBRONIT di Bari.
In contemporanea, a Napoli, il CoGiVas campano presenta un esposto alla magistratura penale per denunciare l’abbandono di 7.000 tonnellate di amianto a cielo aperto nell’area dell’ex Eternit a Bagnoli (sono dati ufficiali riferiti dal sindaco di Napoli Bassolino al ministro Ronchi nel maggio ’98), amianto esposto agli agenti atmosferici e praticamente nell’assenza totale di qualsiasi forma di confinamento, sì da consentire che bambini vi avessero liberamente accesso per giocarvi a pallone, e barboni vi trovassero ricovero, senza contare l’alto rischio di contaminazione ambientale.
Nel mese di luglio 1999, il coordinamento campano dell’associazione presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli in cui denuncia il ritrovamento di amianto occultato nel sottosuolo dell’area industriale dismessa della Bagnoli spa, ex Italsider.
La denuncia verrà confermata dalla testimonianza di lavoratori della medesima spa che denunceranno, con toni forti e senza mezzi termini, di avere, ancora nel ’98, e nonostante il divieto legislativo, manipolato amianto senza alcuna delle precauzioni imposte dalla legge, e senza alcuna forma di messa in sicurezza dell’area inquinata – necessaria a evitare dispersione di fibre nel territorio circostante la fabbrica – durante le operazioni di smantellamento degli impianti dell’ex Italsider.
Nello stesso esposto, oggi all’attenzione della Magistratura, i VAS hanno denunciato lo smaltimento illegale di circa 1.600 tonnellate di amianto, di cui si ignora la collocazione attuale, ma che, dall’esame attento delle relazioni ufficialmente rese dalla Bagnoli spa e della ex Ilva, ditte incaricate della bonifica di quell’area, risultano misteriosamente mancare all’appello (il che la dice lunga sull’effettività della trasparenza delle operazioni di bonifica attualmente in corso nell’area industriale dismessa di Bagnoli).
L’aspetto inquietante di tutta la vicenda resta l’alto rischio al quale è stata esposta tutta la popolazione civile napoletana, delle zone limitrofe e non, quando – senza alcuna precauzione per evitare l’aerodispersione e la ricaduta sul territorio circostante – sono state fatte esplodere ciminiere e altri manufatti contenenti amianto nell’area industriale dismessa di Bagnoli.  Da ultimo, il 15.3.2000, una delegazione dell’Associazione è stata ricevuta su invito dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite a esso connesse, per riferire in ordine alle segnalazioni raccolte su operazioni di smaltimento illegale di amianto.
La campagna Bastamianto! è servita a risollevare la soglia di attenzione intorno a una sostanza cancerogena che il mondo scientifico prevede provocherà il maggior numero di morti nei prossimi venti anni, mentre, a livello istituzionale, i VAS sono riusciti a risollevare l’attenzione intorno a una legge dimenticata, la 257/92, (si pensi che soltanto nel febbraio ’99 si è tenuta la prima conferenza nazionale sull’amianto, i cui lavori sono stati peraltro seguiti da delegati dell’associazione), una legge che non soltanto in parte non è mai stata attuata, ma la cui riforma rischia di diventare il classico “rimedio peggiore del male”.
I dieci punti della campagna  bastamianto

1) realizzazione di una mappatura della presenza di amianto sul territorio attraverso l’approvazione anche da parte delle regioni inadempienti dei piani di decontaminazione e bonifica

2) approvazione del regolamento attuativo nazionale per la istituzione effettiva del Registro dei Misioteliomi su tutto il territorio

3) trasparenza sulle operazioni di bonifica dei siti inquinati da amianto anche attraverso l’istituzione di osservatori permanenti

4) rigoroso controllo sulla “destinazione finale” dell’amianto rimosso in seguito a operazioni di bonifica

5) riconoscimento dei diritti degli esposti ad amianto senza discriminazioni di categoria, ma sulla base dell’analisi concreta del ciclo lavorativo e senza prescrizioni di “soglia minima di rischio”, né temporali

6) promozione e finanziamento della ricerca scientifica sui danni alla salute ed all’ambiente derivati dall’esposizione ad amianto o ai suoi sostituti

7) obbligatorietà dell’indagine epidemiologica sulla intera popolazione nelle aree a rischio amianto

8) agevolazioni fiscali e contributive atte ad incentivare una rapida e reale fuoriuscita dall’amianto

9) elevazione del rango di semplice contravvenzione a quella di delitto per le omissioni degli obblighi previsti dalla L. 257/92  10)finanziamento stabile del piano di fuoriuscita dall’amianto attraverso la istituzione di un apposito e congruo capitolo di spesa nella Legge Finanziaria

Amianto: una lezione per tutti

Nel 1960 un ricercatore gallese, interessato a trovare una spiegazione alla comparsa di un elevato numero di morti per tumore primitivo della pleura (mesotelioma pleurico) tra i lavoratori di una miniera sudafricana e tra gli abitanti delle zone circostanti la cava stessa, dimostrò inconfutabilmente per la prima volta il rapporto diretto tra l’esposizione a fibre di amianto e la comparsa di questa neoplasia.

Purtroppo dopo 40 anni da quell’osservazione c’è ancora moltissimo da fare in ltalia, in Europa e nel mondo.

La legge di messa al bando che il nostro Governo ha varato (257 del 1992) è in buona parte ancora lettera morta e gli stessi piani di bonifica regionale sono in gran parte inattuati o persino neppure esistenti, nessun finanziamento specifico è stato individuato al fine di fornire le risorse necessarie per l’effettiva applicazione di una buona legge e gli esposti (professionali e non) continuano a morire (1.000 ogni anno) a causa dell’esposizione pregressa ma purtroppo anche attuale.

In Europa sono previsti 250.000 morti nei prossimi 25 anni a causa dell’esposizione alle fibre di amianto e questi dati sono talmente gravi e allarmanti da indurre i ricercatori a parlare di “epidemia di mesotelioma” in Europa, e definire questa malattia come “la neoplasia del terzo millennio”.

Non può certo essere sottaciuto come in alcuni Paesi (Brasile, lndia, Romania) continuino persino a operare fabbriche che lavorano amianto e per le quali un numero sconosciuto di lavoratori sono morti o moriranno nei prossimi decenni.

La latenza tra il momento dell’esposizione e la comparsa della neoplasia può infatti arrivare persino a 50 anni.

Ma altre recenti acquisizioni scientifiche ci devono far riflettere e indurre a raddoppiare i nostri sforzi verso il traguardo dell’esposizione zero a fibre come unico efficace sistema di prevenzione di questa neoplasia.

Recenti studi hanno inequivocabilmente dimostrato come esista una suscettibilità genetica alla comparsa del mesotelioma pleurico.

Tale suscettibilità rende alcuni soggetti più sensibili di altri agli effetti cancerogeni dell’amianto; ciò da una parte spiega come alcuni soggetti a parità d’esposizione ammalino più di altri e, d’altra pare, suona come un campanello d’allarme poiché fornisce il rationale scientifico per il quale neppure bassissime esposizioni possono essere considerate innocue se avvengono a carico di soggetti geneticamente predisposti.

Inoltre l’identificazione che un virus cancerogeno (chiamato SV40) accidentalmente introdotto nell’uomo fino al ’63 mediante partite contaminate di vaccini antipoliomelite, e identificabile in un 60% dei campioni di mesotelioma pleurico (anche italiani), ha ulteriormente rafforzato il concetto che molteplici fattori biologici possano potenziare gli effetti devastanti dell’amianto.

Queste evidenze scientifiche non devono restare lettera morta per altri 30 anni come lo furono le osservazioni di Wagner.

Occorre intervenire subito con forza e coerenza rispetto ai risultati scientifici: dobbiamo giungere al rischio zero.

L’ unica fibra d’amianto innocua è quella che noi non respiriamo.

Prof. Luciano Mutti  Primario Azienda 11 Vercelli

Cosa devi sapere sull’amianto

Se ti trovi in presenza di amianto negli edifici in cui lavori, abiti o vanno a scuola i tuoi figli devi sapere che:

a) l’amianto è un materiale gravemente nocivo per la salute, e l’esposizione anche a una sola fibra può provocare, a distanza di decenni, cancro e malattie respiratorie;

b) la rimozione dell’amianto è regolata da leggi severissime (L. 257/92 con relativi decreti attuativi; L. 277/91), e sottoposta a rigidi controlli da parte delle ASL;

c) chiunque abbia anche solo il sospetto di vivere e/o lavorare a contatto con l’amianto è tenuto a darne comunicazione ai servizi di igiene e sanità pubblica presso la ASL di competenza.

Per riconoscere l’amianto, leggi con attenzione le tabelle che seguono: sono un estratto dai decreti attuativi che abbiamo menzionato tra le “leggi severissime” che oggi vietano la produzione, il commercio, l’estrazione, l’importazione, l’esportazione e la utilizzazione dell’amianto, e soprattutto che dettano le modalità precise e i controlli cui deve essere sottoposta la riconversione produttiva e l’attività di bonifica e decontaminazione delle aree interessate da amianto.

Leggi con attenzione, e scoprirai che l’amianto è molto più vicino a noi di quanto si sappia o si creda.

Principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre
 

Tipo di materiale Note Friabilità
Ricoprimenti a spruzzo e rivestimenti isolanti Fino all’85% circa di amianto. Spesso anfiboli (amosite, crocidolite) prevalentemente amonite spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolante termo-acustico Elevata
Rivestimenti isolanti di tubazione o caldaie Per rivestimenti di tubazioni tutti i tipi di amianto, talvolta in miscela al 6-10% con silicati di calcio, in tele, feltri imbottiture in genere al 100% Elevato potenziale di rilascio di fibre se i rivestimenti non sono ricoperti con strato sigillante uniforme e intatto
Funi, corde, tessuti In passato sono stati usati tutti i tipi Possibilità di rilascio di fibre quando
di amianto. In seguito solo crisotilo al 100% grandi quantità di materiali vengono immagazzinati
Cartoni, carte e prodotti affini Generalmente solo crisotilo al 100% Sciolti e maneggiati, carte e cartoni, non avendo una struttura molto compatta, sono soggetti a facili abrasioni e a usura
Prodotti in amianto-cemento Attualmente il 10-15% di amianto in genere crisofile. Crocidolite e amosite si ritrovano in alcuni tipi di tubi e di lastre Possono rilasciare fibre se abrasi, segati, perforati o spazzolati oppure se deteriorati
Prodotti bituminosi, mattonelle di vinile con intercapedini di carta di amianto, mattonelle e pavimenti vinilici, Pvc e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi, adesivi contenenti amianto Dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti, adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici Improbabile rilascio di fibre durante l’uso normale. Possibilità di rilascio di fibre se tagliati, abrasi o perforati

 
COMITATO PROMOTORE
Adesioni Associazioni  Green Cross Italia, Legambiente, WWF, ADUSBEF, ALSADISI, Associazione Esposti Amianto, Associazione Medici per l’Ambiente, Azione Repubblicana, Bagnoli Alternativa, I.S.D.E. – Italia, The Ecologist, Verde Ambiente
Adesioni Personali  On. Nicola Mancino Presidente del Senato,  On. Luciano Violante Presidente della Camera, Sen. Ersilia Salvato Vice Pres.  del Senato, Dott. Fulvio Aurora Rifondazione Comunista, Sen. Francesco Carella Pres. Comm. Igiene e Sanità Senato, On. Paolo Cento Verdi, On. Armando Cossutta Presidente Comunisti Italiani, On. Walter  De Cesaris Rifondazione Comunista,  Dr. Giuseppe D’Ercole Responsabile Ambiente CISL Nazionale, Sen. Athos De Luca Verdi, Dott. Roberto Musacchio Direzione Nazionale Rifondazione Comunista, On. Angelo Muzio Comunisti Italiani, On. Nerio Nesi Pres. Comm. Industria Camera, On. Renzo Penna Democratici di Sinistra Ulivo, Sen. Enrico Pianetta Forza Italia, On. Rino Piscitello Democratici, Sen. Natale Ripamonti Verdi, Sen. Giorgio Sarto Verdi, Sen. Stefano Semenzato Verdi, Sen. Giovanni Russo Spena Rifondazione Comunista
COMITATO GIURIDICO  Fulvia Abbondante, Giacomo Annibaldis, Giovanna Arena, Rosa Chiara Cernuto, Tommaso Pragliola, Renato Rolla, Lorenzo Rotondi, Arturo Salerni, Daniela Traverso
COMITATO SCIENTIFICO  Paolo Angelini, Eloisa Arbustini, Eva Buiatti, Carmine Cavaliere, Libera Di Liello,Giorgio Diaferia, Valerio Gennaro, Giorgio Gilli, Massimo Menegozzo, Luciano Mutti, Gianfranco Porcile, Roberto Romizzi, Lorenzo Tomatis
 
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