“Legalità, ricerca e turismo”. L’introduzione di Guido Pollice al Premio Internazionale Verde Ambiente.

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Le nazioni Unite hanno proclamato questo 2017 “anno del turismo sostenibile per lo sviluppo“.

Il Comune di Sorrento che da sette anni ospita la cerimonia del premio internazionale di Ecologia Verde Ambiente, non poteva essere scelta migliore nonostante alcuni provvedimenti urbanistici e territoriali che come associazione abbiamo fortemente criticato e stiamo combattendo.

Noi di Vas da molti anni conduciamo una campagna che ha come slogan “alla ricerca di un turismo sostenibile”. A prima vista si tratta di parole prive di senso, ma proprio per questo è possibile farci entrare qualsiasi cosa : la speranza di un turismo meno distruttivo per l’ambiente, turismo per la salvezza del mezzogiorno, turismo come occasione per la conoscenza fra i popoli.

Del tutto appropriato per il nostro paese dove camerieri, baristi, albergatori approssimativi non conoscono neanche l’italiano, figuriamoci il russo e il cinese lingue del futuro prossimo.

Invece dei luoghi comuni, delle eccellenze, delle mozzarelle e della pizza napoletana (cose importanti, per l’amor di dio, anche perche’ fanno Pil), sarebbe bene insegnare fin dalle elementari le lingue straniere, soprattutto le “nuove” che sono parlate da appena 1 miliardo e trecento settantanove milioni di cinesi, futuri turisti.

Tanto per continuare a farci male c’è un mirabile articolo del nostro amico Vittorio Emiliani che ci ricorda come la questione ambientale sia diventata anche un tabù per la sinistra di governo che ha dimenticato la tutela dei beni culturali e del paesaggio, la buona urbanistica, rottamando una tradizione democratica che riteneva prioritari questi temi e la lotta all’abusivismo.

Basta ricordare la legge Galasso, sui piani paesaggistici, la legge Cutrera e altri sulla difesa del suolo, la legge Cederna-Cerruti sui Parchi, il codice per il Paesaggio Rutelli/Settis del 2007.

La cronaca di questi giorni ci rimanda alla Sardegna e all’affossamento del Piano Paesaggistico vecchio e nuovo,ai disastri di coste compromesse da una cementificazione selvaggia e da un abusivismo protetto dalle cosche malavitose che non esitano a minacciare coloro che fanno il proprio dovere nel rispettare sentenze in nome della legalità.

Anche per questa settima edizione del Premio Verde Ambiente, la giuria ha avuto un compito non facile anche perchè nel nostro Paese nonostante tutto ci sono persone per bene e meravigliose, che danno lustro alla loro attività e lo fanno in un contesto certamente non favorevole.

Per il Premio Internazionale la scelta è caduta su Daniel Cohn Bendit.

La scelta è mia.

La ragione è comprensibile: perchè la mia generazione e le lotte di quei memorabili anni hanno lasciato una traccia indelebile che è difficile cancellare e perché vorrei che le nuove generazioni comprendessero quel messaggio e poi perché Daniel l’ambientalismo l’ha praticato lasciando un segnale di concretezza e di coerenza.

Peccato che la sua assenza, dovuta ad un grave malanno che non gli permette di muoversi (ha una certa età, come la mia d’altronde) ci impedisca di dialogare con lui.

A proposito del ’68 lasciatemi fare solo alcune considerazioni.

Fra tre mesi scatterà il cinquantesimo anniversario di quella data e come ha scritto un giovane di quegli anni, (ora giornalista di Repubblica Franco Bolelli), porterà con se uno tsunami di rievocazioni, articoli, programmi, convegni e questo ci può stare.

Evitiamo però che tutto ciò si abbatta sulle nuove generazioni e ognuno di noi almeno quelli della mia generazione si ricordino che è trascorsa un era geologica.

Nel 2018 facciamo in modo che i giovani si costruiscano il loro ’68’.

Il ’68 è stato ombre e luci: sicuramente più luci che ombre, come ci ricorda Mario Tronti.

Un’ombra invece fu la la parola d’ordine e l’idea di una lunga marcia dentro le istituzioni, il risultato è stato purtroppo destituente e non costituente.

Per quanto ci riguarda l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle e per fortuna con l’ultimo referendum abbiamo invertito anche se non arrestato il processo.



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