Festival dell’Acqua, Mercalli: «Allarme rosso per l’acqua di domani»

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È iniziato a Bari e si protrarrà fino all’11 ottobre, il Festival dell’Acqua 2017, ideato e promosso da Utilitalia (la Federazione delle aziende che si occupano di acqua ambiente e energia), in collaborazione con Acquedotto pugliese (Aqp),  un summit su stato delle risorse idriche del Pianeta, disponibilità e accessibilità, siccità e alluvioni, nuove tecnologie e tematiche sociali, ma che promuove anche spettacoli ed incontri culturali.

Nelle tre passate edizioni (Genova 2011, L’Aquila 2013 e Milano Expo 2015) il Festival ha coinvolto complessivamente 429.000 visitatori, 14.800 studenti, proponendo 98 sessioni tecnico-scientifiche e 94 eventi culturali legati al tema dell’acqua.

Ad aprire la quarta edizione del Festival all’università degli studi “Aldo Moro” è stato Luca Mercalli, presidente della Società italiana di meteorologia, che ha ricordato che «le opere idrauliche sono costruite per durare.  

Le abbiamo sempre progettate guardando al clima del passato, alle statistiche dei periodi precedenti.  

Oggi dobbiamo pensare in modo molto diverso e immaginare il clima del futuro.  

Sta cambiando tutto e non è detto che le sorprese saranno sempre positive».

Mercalli ha lanciato da Bari «un allarme rosso sull’acqua di domani.  

Dobbiamo basare la nostra progettualità delle infrastrutture idrauliche su quelli che saranno gli scenari climatici peggiori, e lo scenario peggiore ci dice che entro la fine di questo secolo la temperatura sul Mediterraneo potrebbe salire anche di cinque gradi».

https://www.youtube.com/watch?v=b8aXstF2e48

Il vicepresidente di Utilitalia Mauro D’Ascenzi, è d’accordo e sottolinea che «allora, di fronte a periodi di carenza d’acqua o di alluvioni, diventa importante ridurre gli sprechi nelle reti e realizzare infrastrutture per la depurazione dell’acqua per ‘riusare’ l’acqua in agricoltura o nel settore industriale.  

Per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici ci sono tre regolette: bisogna tenere l’acqua quando c’è; non disperderla nella sua distribuzione, dal momento che abbiamo delle perdite di rete che arrivano a circa il 40%; e infine restituire l’acqua alla natura come ce l’ha data.  

In Italia per fare tutto questo – governo dell’acqua, opere sulle reti, depurazione – occorrono investimenti pari a circa cinque miliardi di euro l’anno; cosa che provocherebbe decine e decine di migliaia di posti di lavoro, oltre naturalmente a sistemare tutta la situazione ambientale».

https://www.youtube.com/watch?v=7QyQUlGRFQk

Il rettore dell’università di Bari, Antonio Uricchio, ha  ricordato  a sua volta che «il mondo scientifico ha da tempo messo in evidenza i rischi che rivengono da politiche miopi nei confronti dei cambiamenti climatici.  

Non possiamo permetterci ritardi è particolarmente importante mettere in campo tutte le azioni per contrastare gli effetti nefasti di politiche industriali miopi, e garantire un impegno forte in materia di cambiamenti climatici».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 0ttobre 2017 sul sito online “greenreport.it”(



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