I 4 stelle al tavolo dell’abusivismo

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Se un giudice dice che un immobile va abbattuto, si fa. 

Ma non possiamo voltare le spalle a chi ha una casa abusiva perché la politica non ha fatto il suo dovere».

Le parole affidate da Luigi Di Maio ad Annalisa Cuzzocrea per Repubblica spengono una delle 5 stelle del Movimento: quella che rappresenta l’ambiente (le altre simboleggiano acqua, energia, sviluppo e trasporti).

A me — come a molti altri che hanno provato ad impegnarsi in tante battaglie locali per la tutela di quello che l’articolo 9 della Costituzione chiama il paesaggio (e che è appunto l’ambiente, e dunque anche il diritto alla salute e all’incolumità fisica) — è spesso capitato, negli ultimi anni, di trovare come avversario un sindaco o un assessore del Pd o di Forza Italia (spesso purtroppo indistinguibili), e invece di trovarmi a fianco i militanti 5 stelle: magari ingenui, o forse sopra le righe, ma sempre in perfetta buona fede.

E, soprattutto, dalla parte giusta.

E al Movimento appartengono alcuni dei deputati più determinati in una lotta senza quartiere contro l’abusivismo, come la siciliana Claudia Mannino (da poco, tuttavia, uscita dai 5 stelle).

Ora, alla vigilia di un cruciale appuntamento elettorale proprio in Sicilia, Di Maio inverte le macchine, e incoraggia platealmente il cosiddetto “abusivismo di necessità”.

E lo fa con una metafora pesante: il “partito degli onesti” che non “volta le spalle” a chi vìola la legge.

Per misurare l’entità della svolta bisogna ricordare che nel 2006 fu Beppe Grillo in persona ad attaccare frontalmente questa specie di abusivismo: «Dall’alto Ischia sembra una periferia urbana — scrisse sul blog —. Ma chi l’ha ridotta così e chi consente questo stato di cose in tutt’Italia? 

I sindaci che chiudono gli occhi, i condoni che umiliano i cittadini onesti?».
Per rispondere, egli pubblicava di seguito un’accorata lettera di un cittadino ischitano che raccontava di aver costruito la sua casa abusiva, pur consapevole del reato, perché persuaso «dalle varie notizie che circolavano in quel territorio, cioè, frasi come “tanto non potranno mai abbattere un edificio con bambini e persone che vi abitano, non è mai successo”».

Ebbene, il cittadino che, pentito, scriveva a Grillo era stato sedotto da quella stessa, ammiccante ricerca di consenso che oggi Di Maio resuscita.

Una politica vecchia, che usa vecchissimi argomenti.

Perché il vero abusivismo di necessità esistette nel dopoguerra: quello di oggi — ha scritto Vezio De Lucia — «è industria edilizia illegale, illegale sotto ogni punto di vista: alla mancanza del permesso di costruzione si è aggiunto il mancato rispetto delle norme igieniche, di sicurezza, assicurative e previdenziali.

Alla fine, è entrato nell’orbita della malavita organizzata. 

Da Roma in giù, in alcuni luoghi ha raggiunto livelli di produzione superiori a quelli dell’edilizia legale, grazie anche alle successive leggi di condono».

Che quella di Di Maio non sia un’uscita estemporanea lo dimostrano le pesantissime promesse elettorali del candidato 5 stelle alla presidenza della Sicilia («non abbatteremo le case della povera gente»), e il regolamento edilizio approvato dalla giunta 5 stelle di Bagheria, che prevede che non si possano abbattere le case in cui si dichiara di abitare, e istituisce addirittura una corsia preferenziale perché il costruttore della casa abusiva possa ricomprarsela all’asta.

Tutto il contrario delle buone pratiche: che in ogni caso non prevedono la possibilità di lasciare la proprietà agli abusivi, di qualunque genere siano.

In altre parole, i 5 stelle stanno platealmente abbracciando il modello campano di De Luca: annullando la loro esibitissima “diversità” e convertendosi all’eterno modello di un potere meridionale che baratta il consenso con la distruzione delle città, e con la sicurezza.

E che si rischi di passare dalle promesse ai fatti lo dimostra quanto è successo con lo Stadio della Roma: un clamoroso cedimento a quell’urbanistica contrattata e privatizzata che il Movimento aveva detto di voler combattere.
Insomma, se il Pd e Forza Italia si sono da gran tempo seduti al tavolo dell’abusivismo, oggi sembra arrivato il turno dei 5 (anzi dei 4) stelle.

Ed è davvero una pessima notizia.

 

(Articolo di Tomaso Montanari, pubblicato con questo titolo il 14 agosto 2017 su “la Repubblica”)

 



Una risposta a:
I 4 stelle al tavolo dell’abusivismo

  1. nicola lamonica ha detto:

    16 agosto 2017 – A sostegno di quanto dice il giornalista montanari! Dietro il ” pietismo ” per chi non ha la casa si nasconde la truffa istituzionale, l’affare speculativo e la camorra: è questa la verità che dovrebbe emergere in una forza politica che si dichiara di discontinuità con il centro destra ed il cosiddetto centrosinistra e conseguentemente sposare la politica delle programmazione territoriale piuttosto che rincorrere l’elettorato. Di stelle, a mio avviso il Movimento5stelle ne hanno perso almeno due, dal momento che in Campania sono totalmente assenti anche sulle vicende della mobilità marittima che è diventato nella sua degenerazione un feudo di comune interesse elettorale( e spero che sia solo tale ! ) di tutte le forze del Consiglio Regionale.

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